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Essere bocciati vuol dire essere scemi?

bocciatura figli
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

Con l’arrivo di fine maggio nelle famiglie si fanno avanti pensieri, emozioni diverse che circolano tutte contemporaneamente.

I ragazzi sono contenti per la fine della scuola, ma allo stesso tempo, alcuni di loro, temono proprio perché questo rappresenta il momento in cui si “scoprono le carte“ rispetto a quello che hanno seminato in questi mesi.

Dal canto loro i genitori fremono, sono agitati ed incuriositi per scoprire queste carte e capire.

Per molti ragazzi questo rappresenta il momento chiave per mettere in gioco tutte le loro possibilità, assumere in un mese scarso le sembianze di un libro al fine di recuperare il recuperabile.

Dal nostro lavoro clinico osserviamo come, proprio il mese di maggio, sia il momento in cui si ricevono richieste di consulenze psicologiche da parte di genitori i quali, entrando in contatto con la possibilità che il figlio possa essere bocciato, percepiscono un senso di fallimento e/o paura che gli fa sperimentare ansia e nervosismo.

I dubbi che assalgono i genitori oscillano dal non aver saputo sufficientemente seguire i propri figli, all’essere stati “vittime” delle loro menzogne «mi diceva che studiava ed invece …», o dalla paura che il proprio figlio abbia delle difficoltà di comprensione.

Intelligenza = voti alti a scuola???

Feuerstein, psicologo che ha dedicato gran parte del suo lavoro alle dinamiche dell’apprendimento, parte da una definizione dell’intelligenza come la capacità dell’organismo di modificare le sue strutture mentali per assicurare un migliore adattamento alle realtà mutanti alle quali esso è esposto, sia sul piano cognitivo che emotivo e motivazionale.

Attraverso le sue parole possiamo capire come il principio dell’intelligenza vada considerato ben oltre il VOTO scolastico ricevuto. Sicuramente la scuola rappresenta la prima importantissima prova che ognuno di noi deve affrontare all’interno della quale le competenze cognitive saranno sia affinate che al contempo, messe alla prova.

Da cosa si struttura l’apprendimento?

  • dall’ esperienza diretta
  • dalla trasmissione di concetti e principi culturali
  • dalle esperienze di apprendimento mediato.

Le situazioni di apprendimento mediato sono quelle nelle quali, tra la persona e ciò che vuole-deve comprendere si interpone un mediatore il quale può selezionare, organizzare gli stimoli stessi cercando di regolarne la qualità, l’intensità e la durata.

Ricordando quindi che l’applicazione della nostra intelligenza include le prove scolastiche ma non trova rispecchio solamente nel contesto scolastico,  sarà possibile sostenere i figli nel loro cammino di crescita aiutandoli ad essere il più possibile consapevoli dei loro processi cognitivi.

Ma quali sono le strategie cognitive che utilizzo?

Quale metodo è per me più efficace per risolvere questo problema e/o compito?

Queste domande sono strettamente legate alla vita quotidiana di ognuno di noi; ognuno utilizza prevalentemente (tanto i genitori quanto i figli), le proprie strategie senza averne consapevolezza.

Quando però ci troviamo di fronte ad una nuova realtà, come l’arrivo di una possibile bocciatura scolastica o di qualche debito scolastico (in particolare per i ragazzi delle scuole secondarie superiori), allora potrà essere utili fermarsi un secondo e scegliere se incastrarsi nel vortice “colpa mia/ colpa tua” oppure se rendere questa sgradevole situazione una possibilità per capire meglio.

Pertanto, il primo passaggio è sicuramente abbandonare l’ottica strettamente- rigidamente legata al voto ma allo stesso provare ad ampliare ed aumentare flessibilmente le modalità di occuparsi della crescita psico-cognitiva dei propri figli.

Non è tanto il monitoraggio dell’esecuzione del compito a casa come aderenza alla regola quanto l’accompagnare, nella vita quotidiana il ragionamento e la presa di consapevolezza. Questo meccanismo, un po’ un attivare la moviola, risulta poco abituale anche per noi adulti.

Il genitore, riconoscendosi il diritto di provare tutto il turbinio di emozioni, dalla paura alla rabbia, potrà poi utilizzare questo momento per iniziare, con i propri figli a capire come ragioniamo.

Studi neurologici danno conferma, ormai da diversi anni, dell’esistenza del fenomeno della plasticità neuronale.

Pur nella variabilità individuale, i neuroni del nostro cervello, in determinate condizioni, possono potenziare la loro rete di connessioni; ciò favorisce un incremento della quantità e della qualità degli apprendimenti realizzabili.

Si è osservato che  le condizioni psicologiche e cognitive migliori per l’apprendimento  sono legate ad una riflessione su come si impara.

Verso una maggiore consapevolezza:

Quando ci troviamo di fronte ad un problema da quale punto iniziamo a ragionare?

Cerchiamo tutte le alternative possibili oppure trovata la prima strategia che sembra funzionare non ne cerchiamo altre possibili?

E se non troviamo subito la strategie efficace ne cerchiamo altre o rinunciamo?

E nostro figlio, è una questione di scarsa intelligenza o potrebbe migliore il livello di consapevolezza e uso più adeguato delle sue strategie?

 

“L’intelligenza conserva la sua naturale plasticità ben oltre l’infanzia e

tutti possiamo essere messi in condizioni di imparare più e meglio

sotto la guida di un mediatore.”

Feuerstein


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