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Ansia e Depressione

Mio figlio è ansioso

Anche i bambini soffrono di ansia. Come aiutarli
Roberta Michelotto Roberta Michelotto Villatora di Saonara (PD)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347 1243081

L’ansia è quella sensazione che fa percepire la propria sicurezza o il proprio benessere in uno stato di pericolo. Spesso questo vissuto di potenziale “pericolo” si risolve abbastanza velocemente, come quando per esempio il bambino per la prima volta deve affrontare una recita davanti a tante persone. Dopo l’applauso del pubblico a sottolineare la sua esibizione, la sensazione di “minaccia” si affievolisce fino a sparire, lasciando il posto alla soddisfazione per la buona riuscita o per aver portato a termine il suo compito.

È bene tenere in considerazione, che percepire un minimo di ansia è del tutto normale; rappresenta un campanello d’allarme che serve a mantenere un certo grado di attenzione nell’affrontare un determinato lavoro. Per alcuni bambini però, non è così semplice sostenere certe situazioni e svolgere anche le normali attività quotidiane può diventare difficile perché si sentono pervasi da un’ansia totalizzante.

A questi livelli, una sensazione di ansia così forte è il risultato di due tipi di distorsione del pensiero:

  1. una percezione inesatta della situazione;
  2. un fraintendimento del significato della situazione.

Cerchiamo di capire meglio sviluppando l’esempio precedente:

SITUAZIONE: durante una recita scolastica il bambino dimentica alcune battute e compromette la buona riuscita dello spettacolo.

PERCEZIONE INESATTA DELLA SITUAZIONE: sono un incapace.

FRAINTENDIMENTO DEL SIGNIFICATO DELLA SITUAZIONE: i miei amici e la maestra, non vorranno più che partecipi ad altre recite, mi escluderanno da altre attività,  sono sfortunato, non ce la farò mai, c’è qualcosa che non va in me.

A questo punto, il bambino tenderà ad evitare tute quelle situazioni che possono portarlo a parlare in pubblico. Per calmare ed eliminare l’ansia del bambino bisogna cercare di aiutarlo a correggere questi errori del pensiero. L’ansia dipende anche dall’interazione di tre fattori:

  1. Biologico
  2. Psicologico
  3. Sociale

Fattore Biologico: alcuni indicatori di una predisposizione genetica all’ansia, si possono ritrovare in un temperamento irritabile o teso, oppure lo si può riscontrare nei ritmi di sonno irregolari. Vi sono poi altri fattori, meno visibili come i disequilibri ormonali e un’attività cerebrale anormale. La presenza di queste anomalie biologiche porta ad un aumento del tasso di adrenalina nel sangue. Il risultato è quello di un bambino che potrà manifestare alcuni sintomi fisiologici quali:

– respiro accelerato

– aumento della frequenza cardiaca

– sudorazione delle mani

–  tensione muscolare

Altri fattori fisiologici che possono influire in misura differente da bambino a bambino sulla risposta d’ansia, sono: il sonno, la stimolazione, l’ambientale e l’alimentazione.

Per esempio, sappiamo benissimo che il bambino si sente più agitato se non ha dormito abbastanza, se ha mangiato troppo (soprattutto dolci) o se ha bevuto bibite che contengono caffeina. Quindi esercitare un controllo sulle abitudini alimentari e del sonno è un primo importante aiuto per iniziare a calmare emozioni intense come l’ansia.

Fattore Psicologico:le cause psicologiche dell’ansia sono il risultato dell’interazione tra forze biologiche ed esperienze negative. Per esempio: normalmente per un bambino, cadere dalla bicicletta può far innervosire, arrabbiare … ma poi tutto passa velocemente. Quando invece un bambino ha livelli di tensione elevati, il cadere dalla bicicletta può trasformare tutte le biciclette in oggetti da evitare.

I fattori psicologici, influenzano il modo in cui il bambino percepisce e pensa il mondo.

I bambini ansiosi, sono tendenzialmente ipervigili, si trovano costantemente in uno stato di allerta e rilassarsi per loro diventa molto difficile. A lungo andare questo tipo di atteggiamento porterà il bambino in uno stato di sconforto, fino a distorcere la sua visione della realtà.

Fattore sociale:in questo caso si prende in considerazione il tipo di interazione che il bambino ha con i componenti della famiglia, con gli amici e con altre persone che normalmente frequenta. Ogni persona che viene a contatto con il bambino contribuisce in maniera più o meno significativa ad attivare i suoi livelli di ansia. La loro influenza, però cambierà con la crescita del bambino e con la sua maturità.

Genitori, fratelli, amici, possono essere una fonte costante di ansia e venir percepiti come minacciosi. Per esempio il fratello maggiore può avere intenzioni giocose quando si avvicina al fratellino, il piccolo al contrario, può essere convinto che il fratello voglia fargli del male… Le intenzioni altrui possono essere positive, ma se il bambino è predisposto a sentimenti di ansia, anche i piccoli conflitti quotidiani possono apparire molto spaventosi.

Avere un genitore ansioso, contribuisce ad innalzare il livello di tensione del bambino soprattutto quando lo si rende partecipe dei propri problemi. Vedere il proprio modello di riferimento in uno stato di ansia, lo porta molto probabilmente ad interiorizzare questo sentimento. Inoltre, richiedere la perfezione ai propri figli comporta il fatto che nei bambini ogni loro sforzo potrà sembrare inadeguato. Di fondamentale importanza, diventa allora lo stile educativo.

Quando si parla di stile educativo, si vuole intendere l’insieme di comportamenti che i genitori mettono in pratica all’interno del loro ambito familiare. La filosofia di vita, i valori dei genitori formano l’ossatura di questi comportamenti. Inoltre hanno una grande valenza anche i rispettivi modelli educativi che a loro volta hanno ricevuto, le credenze religiose, i consigli degli amici ecc…

Gli stili educativi sono diversi e ogni coppia genitoriale, è la sola a poter decidere come adeguare il proprio alla personalità dei propri figli.

Riferimenti bibliografici:

Dacey J.S., Fiore Lisa: “Il bambino ansioso” Ed. Erickson 2007

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