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Infanzia e Adolescenza

Mamma, esiste Babbo Natale?

La favola di Babbo Natale
Roberta Michelotto Roberta Michelotto Villatora di Saonara (PD)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347 1243081

Da sempre, il mondo non è solo quello che vediamo e tocchiamo tutti i giorni, perché grazie alla fantasia e al poter di fiabe, favole e leggende si continua a fantasticare e a desiderare con gli occhi della mente.

La fantasia, un magico mondo dove i bambini, (e adulti) si rifugiano per sperimentare e assaporare “realtà” incredibili; dove tutto si trasforma in continuazione in una caleidoscopica esplosione di colori e dove il tempo si ferma per qualche istante.

Ecco dunque perché la leggenda di Babbo Natale, un omone col pancione vestito di rosso e dalla barba bianca è cibo per la mente; un altro modo per alimentare la fantasia dei bambini ma soprattutto per porre delle basi affinché diventino adulti pronti a stupirsi.

Raccontare la storia di Babbo Natale ai bambini e fare in modo che ci credano, accresce in loro lo spirito della curiosità, il fascino del mistero, la sorpresa e la fatica dell’attesa, con la certezza alla fine di ricevere in dono il regalo tanto desiderato.

I genitori, spesso si sentono nel dubbio se raccontare o meno questa storia ai loro bambini, perché pensano di ingannarli e di illuderli per niente.

Si tratta però di una bugia a fin di bene, quelle piccole bugie giocose che non sminuiscono agli occhi dei figli cresciuti, la credibilità dei genitori.

La fiducia nei genitori, si perde quando si raccontano troppe storie non vere, del tipo: “se dici le bugie ti si allunga il naso” … “se mangi gli spinaci ti crescono i muscoli” … “se ti comporti male, arriva il lupo che ti porta via” … ecc…

I bambini piccoli hanno bisogno di vivere anche in un mondo fatato, animato da personaggi buffi e colorati, da mostriciattoli brutti, da buoni e cattivi che si alternano in avventure surreali. Il confine tra fantasia e realtà è sempre ben definito e i bambini questo lo conoscono molto bene.

Raccontare per esempio la favola di Cappuccetto Rosso è una cosa ben diversa dal dire in un altro momento: “..attento che il lupo ti mangia se non fai il bravo….” Quando si racconta una favola ai bambini, si entra in un’altra dimensione, dove non ci sono regole precise e tutto è possibile. Nella realtà introdurre la figura del lupo (dove in un contesto urbano non esiste) per tenere tranquilli i bambini è fuorviante. Il rischio è quello di confonderli e di alimentare in loro la paura…

Il mondo della fantasia e quello della realtà devono essere ben distinti. Mentre i bambini sembrano aver capito perfettamente quali sono i confini, molto spesso non lo si può dire per gli adulti.

Babbo Natale rappresenta una figura rassicurante per il bambino; il suo mondo di folletti e di gnomi che lo aiutano a preparare i doni, ha un potere di suggestione enorme.

È bene però ricordare ai genitori che questa illusione non andrebbe alimentata oltre i sei anni. Con l’ingresso alla scuola primaria, ci sarà sempre un compagno che per sentirsi più grande svelerà la verità.

A questo punto il bambino potrà sentirsi un credulone che verrà deriso dai compagni.

Per evitare l’insorgere di questi piccoli traumi è sempre bene aspettare che siano i bambini a fare delle domande, così non si sentiranno presi in giro quando scopriranno la verità. Si può spiegare che quella di Babbo Natale è una storia che si racconta ai bambini perché piace ascoltare le fiabe. Bisogna poi rassicurarli sul fatto che i regali li riceveranno lo stesso anche se non sarà Babbo Natale a portarli. Ascoltare le favole è importante. Uno studio americano, mette in evidenza come il raccontare le favole in età prescolare aiuti i piccoli ad andare meglio a scuola e ad acquisire una migliore padronanza del linguaggio.

Inoltre, leggere le fiabe ad alta voce, rappresenta un mezzo fortissimo di scambio emotivo, essenziale per accompagnare genitore e bambino nel magico mondo della fantasia.

Fonte:

www.ok-salute.it

Commenti

2 Resposte a “Mamma, esiste Babbo Natale?”
  1. Pat scrive:

    Evviva la fantasia e la magia di Babbo Natale! A questo proposito mi sono sempre chiesta se sia giusto aspettare Babbo Natale o altri personaggi di fantasia simili(Santa Lucia, San Niccolò ecc.) mettendo il famoso bicchiere di latte e biscotti sul tavolo, la finestra socchiusa e/o tante altre abitudini che rendono Babbo N. e simili più reali e che possono indurre pensieri quali: beve il latte e mangia i biscotti! Se entra dalla finestra socchiusa lui, chi mi assicura che non possa entrarci anche un malintenzionato?
    O penso anche alle rappresentazioni tipo Krampus che vengono fatte in nord-Italia, che vi aggiungono l’elemento pauroso e la comprensenza della figura buona che da doni e della figura “cattiva” che punisce e del bambino buono/cattivo: regalo/carbone
    Insomma, non è questione facilmente liquidabile!

    Pat

  2. Roberta Michelotto scrive:

    Ti ringrazio Pat per il tuo commento molto interessante.
    Credo che rinforzare le fantasie dei più piccoli non sia un danno, anzi e condividere con loro l’attesa di Babbo Natale, Santa Lucia ecc… preparando latte e biscotti o ancor prima scrivendo la letterina, sia un modo perchè i bimbi sentano nei genitori o di chi se ne prende cura un alleato, una persona in grado di entrare nel “loro mondo” e affiancarli senza nessun tipo di timore e di riserva andando oltre le regole convenzionali. Se il bambino sente il genitore così vicino, si affiderà con più sicurezza ad essere guidato dallo stesso genitore nel mondo reale.
    In ogni storia sono presenti alcuni elementi stabili come il buono e il cattivo, il forte o il debole, il brutto e il bello, il premio la punizione e così via… Si tratta di personaggi o situazioni stimolo che in un certo modo si ritrovano anche nella realtà. Affrontarle nella fantasia attraverso i giochi di ruolo o leggendo le favole, dà al bambino una sicurezza in più per poterle affrontare nella realtà.
    Ovviamente il tutto deve essere rapportato all’età del bambino. In ogni storia poi è racchiusa una morale, altro non è che un piccolo insegnamento di vita. Sarà compito del genitore aiutare il proprio bambino a capire e a mettere in pratica questa piccola “lezione”. La fantasia è una risorsa importante per il bambino, è uno stimolo continuo. Se anche l’adulto riuscisse ad entrare in questo mondo fantastico senza porsi troppe domande e senza razionalizzare per forza ogni cosa….forse affronterebbe le situazioni in maniera differente.
    Roberta

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