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L’overloading information e la cybercondria

L'overloading information e la cybercondria
davide-algeri psicologo milano Davide Algeri Milano ()
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Alimentazione, Ansia e Depressione, Sessualità
Cell.: 3485308559

L'overloading information e la cybercondria

L’overloading information (sovraccarico cognitivo) è una delle nuove addiction (dipendenze) presenti nella nostra società, che consiste nella ricerca irrefrenabile ed estenuante di informazioni, notizie, via internet, passando in continuazione da un sito all’altro. Chi ne soffre non è mai soddisfatto del materiale che ha trovato, e continua la ricerca, fino al punto in cui questa si trasforma in ossessione.

L’esito di questa ricerca, di solito si conclude con l’incapacità di riuscire a prendere una decisione o scegliere una specifica informazione sulla quale focalizzare l’attenzione, a causa della confusione tra pareri discordanti e del sovraccarico di informazioni che si viene a creare.

Tale ricerca inoltre, in molti casi tende a divenire invalidante, a tal punto che chi ne è coinvolto spesso finisce per esaurire completamente il tempo libero a disposizione, ed in casi più gravi, anche quello lavorativo. Molto spesso, l’overloading information, può essere accostato a quel fenomeno, che parallelamente sempre più si sta diffondendo  e che prende il nome di Cybercondria.

Quante volte infatti vi sarà capitato di “sentire” un dolore anche piccolo o semplicemente un fastidioso mal di testa o ancora un dolore muscolare, per il quale non valeva la pena chiamare il medico. E quante altre invece vi è capitato di avere la sensazione di avere una malattia grave fisica o psichica, e anche lì, piuttosto che chiamare il medico, per paura che confermasse la vostra ipotesi diagnostica, avete scelto la via dell’auto-diagnosi andando sui motori di ricerca per trovare una spiegazione  o sui forum alla ricerca di un vissuto simile al vostro.
Apparentemente, può sembrare la soluzione migliore, ma cosa accade in realtà?
Nella maggior parte dei casi, l’effetto che si ottiene è l’aumento dell’ansia e della preoccupazione. Quindi si continua a cercare, per disconfermare il problema, con l’effetto paradossale, di confermarlo sempre più e finendo con lo scegliere, tra le varie diagnosi proposte, quella peggiore.

Purtroppo, molta gente non sa che su google, spesso è l’utente comune a scrivere di malattie. Su Wikipedia, ad esempio, chiunque può registrarsi e scrivere di un problema.
Per fronteggiare questo gap, la Health on the Net Foundation (HON) ha stilato un codice di condotta in base al quale i siti iscritti hanno accettato di diffondere informazioni responsabili, rendendo note le fonti.
E’ stato anche introdotto Medhunt, un motore di ricerca che diffonde risultati provenienti soltanto da siti di fiducia.

Anche qui, però il rischio è che una ricerca iniziale di rassicurazioni possa trasformarsi se reiterata nel tempo, in una ricerca ossessiva e irrefrenabile, che può contribuire a peggiorare il problema, piuttosto che risolverlo. Diventa utile quindi intervenire, rivolgendosi ad uno specialista psicologo/psicoterapeuta, che sia in grado di interrompere questo circolo vizioso.
Una delle terapie ritenute efficaci per curare questo tipo di problemi è la terapia breve strategica, dove le indicazioni hanno come scopo appunto quello di bloccare questo circolo vizioso disfunzionale.
Bibliografia
1. Giorgio Nardone, Federica Cagnoni, Perversioni in rete, Ponte alle Grazie, 2002
2. G. Lavenia, M. Marcucci, M. Boscaro, Introduzione alle nuove dipendenze on line, in Manuale di Psicologia.
3. T. Cantelmi, M. Talli, I.A.D. Internet Addiction Disorder, Psicologia Contemporanea, 1998.
4. T. Cantelmi, M. Talli, “Anatomia di un problema, una review sui fenomeni psicopatologici Internet-correlati, in Psicotech, gg. 9-10, 2007.
5. T. Cantelmi, M. Talli, C. Del Miglio, A. D’Andrea, La mente in Internet. Psicopatologia delle condotte on-line, Piccin, Padova, 2000
6. V. Caretti, D. La Barbera (a cura di), Psicopatologia delle realtà virtuali, Masson, Milano, 2000
7. C. Del Miglio, A. Gamba, T. Cantelmi. “Costruzione e validazione preliminare di uno strumento (UADI) per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’uso di Internet”, Giornale Italiano di Psicopatologia 2001 n. 3, pp. 293-306.
8. G. Lavenia, “Introduzione alle nuove dipendenze on line” in M. Marcucci, M. Boscaro,

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