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L’8 tutti i giorni!

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere
Cell.: 340.0575571

Oggi è l’8 marzo. Ma cosa significa oggi festeggiare le donne? Da uomo e da psicologo non posso che rivolgere il mio appello ai maschi. Troppo volte, anzi quasi quotidianamente, siamo raggiunti dalla notizia di femminicidi: donne uccise in quanto donne.

E sarebbe davvero troppo semplicistico additare chi commette questi atti come affetti da psicopatologia. Sento spesso dire: era depresso, non sapeva controllare la rabbia … Ma queste sono solo alcune facce della verità.

La prima considerazione dalla quale partire è che i maschi non sono abituati a riconoscere le proprie emozioni. Tradizionalmente siamo educati all’uso della forza per la risoluzione dei conflitti, alla chiusura di fronte alle emozioni spiacevoli, alla necessità di affermare la nostra posizione nel mondo. È sicuramente un effetto culturale e storico sul quale però, oggi, dobbiamo fermarci a riflettere. Perché? Perché forse qualcosa di poco sano c’è in questa visione delle emozioni.Dalle più piacevoli alle più spiacevoli sono preziose fonti d’informazioni sul nostro stato interno e come tali devono essere usate.

Provare rabbia è normale quando ci sentiamo invasi e quando i nostri confini psicologici e/o fisici non vengono rispettati, ma è il modo di scaricarla che fa la differenza. Provate veramente a chiedervi se dopo un agito aggressivo, fosse anche il solo alzare la voce, il vostro livello di tensione è davvero cambiato. Penso di no. Rimangono la frustrazione e il senso di dolore.

Queste non sono, quindi, modalità adeguate di gestione delle emozioni. Risentiamo poi del desiderio di possesso. Se considero l’altro una mia proprietà è probabile avverta un aumentato senso di controllo di fronte all’incerto. Ci si sente più capaci di far fronte alle situazioni potenzialmente pericolose. Ma nelle relazioni, il possesso non esiste. Ciò che è bene che s’instauri è un profondo legame basato sulla comprensione e sul sostegno. Imparare a vedere chi ci sta accanto per come è e non per come vorremmo che fosse.

Donne e uomini sono diversi, anche il loro cervello funziona diversamente, ma questo non significa che una modalità sia più giusta dell’altra. Anzi! Non accettiamo i rifiuti perché minano la nostra autostima. Soprattutto nei maschi si avverte la necessità del dover dimostrare la propria potenza. Anche nel mondo animale è così, ma questo è un funzionamento arcaico: oggi dovremmo essere in grado di sublimare in scopi più nobili.

Convivere con il rifiuto significa imparare a gestire quelle parti di noi che non ci piacciono e tentare di impegnarsi, in prima persona, nel nostro miglioramento. Tutte queste operazioni, che sono solo l’inizio di un cambiamento del sentire maschile, prevedono una profonda rimessa in discussione dei propri modelli e l’abbandono della sicurezza inscritta nell’essere parte di un gruppo. Alle donne voglio ribadire il mio impegno di professionista e di uomo nel cercare di ridare una immagine diversa di maschio, fornendo quindi un modello alternativo a quello al quale siamo abituati. A voi, donne, chiedo di esplorare i modelli femminili dai quali prendete ispirazione. Siano per voi esempi egosintonici di femminilità. Non forzatevi ad aderire agli stereotipi proposti. Abbiate cura di conoscere voi stesse.

Sono convinto che questa riflessione non cambierà drasticamente il mondo, ma credo che possa ispirare un po’ di consapevolezza, che è la base di ogni buon cambiamento. Per questo faccio questo lavoro. Per me e per tanti altri professionisti della mia rete l’8 marzo è tutti i giorni!

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