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Peso corporeo

L’obesità negli uomini e il peso dello stigma

obesità
drMariaGraziaDeLisio Mariagrazia De Lisio Campobasso (CB)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli

L’obesità viene definita come: condizione cronica, ad eziologia multifattoriale, caratterizzata da un aumento del peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo, in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute (OMS, 1997).

Si tratta di una malattia nella quale convergono molti fattori: genetici, ambientali, socioculturali, educativi a cui si aggiungono aspetti comportamentali e psicologici.

Ad oggi quindi l’obesità viene, quindi, considerata uno dei maggiori problemi di salute pubblica dei nostri tempi e definita come una nuova “epidemiologia mondiale” (WHO, World Health Organization, 1998).

QUALI SONO I FATTORI PSICOLOGICI LEGATI ALL’OBESITA’?

La fame è regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo una volta che l’organismo si è nutrito a sufficienza. Tali processi, però, possono venire alterati da cattive abitudini alimentari che inevitabilmente, col tempo, sfociano nell’obesità. Non è infrequente che le persone che soffrono di obesità abbiano altre caratteriste e sintomatologie comuni, quali:

  • ansia
  • depressione
  • scarsa autostima
  • insoddisfazione corporea
  • relazioni interpersonali problematiche
  • difficoltà nel gestire le emozioni

Un problema spesso sottovalutato quando si parla di obesità è quello dell’obesità maschile: ciò avviene perché si tende a credere che siano soprattutto le donne ad essere oggetto di derisione e di stigma sociale, in realtà sono presenti in entrambi i sessi.

Il pregiudizio e l’esclusione sociale influiscono sulla vita delle persone obese, compromettendone la salute fisica e psichica tanto quanto i chili di troppo. Una ricerca condotta da Himmelstein, Puhl e Quinn e pubblicata su Obesity ha mostrato come il 40% degli uomini ha riferito di avere sperimentato stigma a causa del proprio peso.

A differenza delle donne che tendono a sperimentare maggiormente lo stigma ponderale all’aumentare del peso corporeo, gli uomini in questo studio sperimentavano maggiormente lo stigma in una condizione di sottopeso od obesità rispetto a quelli in una condizione di normopeso e sovrappeso.

Come dimostrato nella ricerca, il peso dello stigma è associato a un peggior stato di salute, con presenza di sintomi depressivi, di uno stato di malessere, di una tendenza a mettersi a dieta e, all’opposto, al binge eating, al mangiare compulsivo.

Per poter far fronte a queste difficoltà, a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere e della gravità della situazione, diverse sono le soluzioni che possono essere valutate anche se un approccio multidisciplinare che tenga conto della collaborazione tra dietologi, nutrizionisti e psicologi è consigliato.

Il supporto offerto dalla psicologia dell’alimentazione è fondamentale per imparare ad avere consapevolezza dei propri limiti, delle proprie risorse e delle proprie potenzialità, per cambiare le proprie abitudini alimentari e acquisire uno stile alimentare sano. È importante ricordare come la persona obesa debba assumere un ruolo attivo e collaborante per mettere in atto i cambiamenti necessari per acquisire uno stile alimentare corretto e gratificante, quindi il nuovo percorso alimentare deve essere affrontato con dedizione e costanza.

Apprendere una nuova modalità di alimentarsi, più equilibrata e sana, consentirà di dare maggiore importanza alla qualità e al gusto del cibo piuttosto che la quantità.
Si affinerà così la percezione di ciò che il corpo comunica “da dentro”, come i segnali di fame e di sazietà, meccanismi prima alterati e confusi con altre sensazioni o emozioni.

Stabilendo tempistiche ragionevoli e risultati effettivamente alla tua portata della persona oltre alla perdita di peso, il corpo viene sempre più accettato, riconsiderato (non più vissuto come fonte di imbarazzo e disagio) e curato (per esempio con attività fisica costante e cure estetiche).
Cambierà anche il linguaggio utilizzato nei riguardi del cibo: da una terminologia collegata a privazioni e restrizioni (“cibi cattivi”, “dieta ferrea e punitiva”, “non si può sgarrare”, ecc.), ad “vocabolario alimentare” dove l’atto del mangiare consente non solo di gustare il sapore del cibo ma anche di riscoprire il piacere socializzante.

 

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