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In Primo Piano

L’obesità e l’immagine corporea

Anorexia
drMariaGraziaDeLisio Mariagrazia De Lisio Campobasso (CB)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli

Nel mondo preindustriale una certa abbondanza delle forme corporee, soprattutto femminile, ha rappresentato per molto tempo l’ideale estetico prevalente: riflettevano idea di salute e ricchezza. Nelle società industriali moderne, invece, la magrezza, anche in questo caso in particolare femminile, è diventata lo stereotipo dominante e un corpo grasso è giudicato in genere brutto, specialmente, ma non solo, per una donna giovane.

È proprio il desiderio di cambiare il proprio aspetto fisico ad essere un motore importante nella decisione di dimagrire tanto che, sia le donne che gli uomini obesi, mettono il fattore estetico al primo posto fra i motivi per perdere peso.

Oggi giorno, in particolare nei paesi sviluppati, l’obesità è oggetto spesso di scherno e le persone obese vivono un vero e proprio stigma sociale. Il processo di stigma sociale si fonda sul discredito sistematico di alcuni individui, considerati dall’opinione pubblica come anormale a causa delle loro differenze rispetto ad altri classificati invece la norma. Lo stesso stigma motiva e giustifica la svalutazione, il disprezzo e le discriminazioni negative; purtroppo questo determina un circolo vizioso nel quale gli stessi soggetti stigmatizzati finiscono per aderire, più o meno consapevolmente, al pensiero dominante, causando una profonda disistima di sé stessi, perdendo il potere e il desiderio di agire.

Gli stereotipi che dominano nella moda, nello spettacolo, nella pubblicità e nei media in genere, hanno una responsabilità importante nella creazione e nel mantenimento dello stigma sociale del sovrappeso, soprattutto femminile: basti pensare che una generazione fa la media delle modelle americane pesava l’8% in meno della media delle donne americane della stessa età; ora pesa e 23% in meno, estendendo così la forbice fra corpo reale e ideale.

Quando si parla di “immagine del corpo” si intende la rappresentazione mentale che ciascuno di noi ha del proprio aspetto fisico e la relazione, conscia inconscia, che ogni individuo ha con esso. L’immagine del corpo è un costrutto mentale complesso al quale contribuiscono sensazioni, emozioni, pensieri e giudizi di valore ed esercita una pesante influenza sui comportamenti e scelte di vita.

Che caratteristiche ha l’immagine del corpo dei soggetti obesi?

Le prime osservazioni sistematiche sui problemi d’ immagine corporea legate all’obesità risalgono agli anni ’60: Albert Stunkard e Myer Mendelson osservarono sull’ “American Journal of psichiatry” che, in alcune persone obese, “il disturbo dell’immagine corporea assume la forma di una preoccupazione opprimente per la propria obesità, tale da oscurare ogni altra caratterista personale. Non fa nessuna differenza che la persona sia di talento, in salute o intelligente: il peso è il suo unico pensiero e vede il mondo intero in termini di peso corporeo”.

L’esperienza clinica dimostra che l’atteggiamento verso l’immagine del corpo è un concetto multidimensionale e il malessere ad esso legato può determinare comportamenti di evitamento, fino alla fobia sociale e di controllo compulsivo, come ad esempio lunghe e penose autosservazione allo specchio.

I fattori che secondo molti studiosi aumentano l’insoddisfazione estetica e il disagio associato al sovrappeso sono:

  • il genere
  • l’età
  • l’insorgenza precoce dell’obesità in età evolutiva
  • esperienze ripetute di derisione e giudizi negativi
  • il Binge Eating.

Per quanto riguarda il genere, gli uomini in sovrappeso sono in media meno insoddisfatti per l’aspetto fisico delle donne sovrappeso. Studi condotta su popolazioni bianche di paesi industrializzati hanno trovato che, in media, una giovane donna comincia a considerarsi sovrappeso quando il suo corpo raggiunge il 90% circa del suo peso ideale.

Quanto all’età, invecchiando si tende a dare un’importanza diversa l’immagine del corpo. Per molte donne il problema dell’aspetto fisico acquista con la vecchiaia una posizione diversa che si riflette, secondo la ricercatrice australiana Marika Tiggemann, nella variazione di alcuni indici l’importanza del corpo quali: la stima di sé legata all’immagine fisica e il controllo continuo del corpo.

In una donna, di solito, il grado di correlazione tra stima di sé e capacità di essere sessualmente attraente è maggiore nell’adolescenza e nella giovinezza per diminuire nelle età successive.

Soprattutto nelle società occidentali, il corpo femminile è stato considerato sempre di più come oggetto da guardare e da giudicare questo ha portato, col tempo, le donne a “dovere” monitorare continuamente il proprio aspetto fisico, generando ansia e vergogna all’idea di esporsi allo sguardo degli altri.

La tendenza al controllo del proprio corpo diminuirebbe con l’avanzare dell’età ma una sua forma attenuata sarebbe comunque riscontrabile nell’attenzione che molte donne anziane attribuiscono all’abbigliamento e suoi accessori: Kevin Thompson ha parlato a riguardo di controllo secondario.

Diete iniziate precocemente: vari studi hanno dimostrato come il loro esordio precoce, prima dei 16 anni, presentano maggiore insoddisfazione del corpo (indipendentemente dal valore reale di Imc), minore stima di sé e memorie più frequenti di derisione.

Nel Binge Eating Disorder l’obesità è aggravata da condotte alimentari caratterizzate da frequenti abbuffate compulsive, in questi casi l’immagine negativa del corpo sembra una caratteristica essenziale sia negli uomini che nelle donne.

È noto che le perdite di peso stabili del 5-10% si associano già a miglioramenti significativi delle malattie obesità-correlate e possono essere considerate come successi dal punto di vista medico. Ma per la maggior parte delle persone obese rappresentano risultati del tutto insoddisfacenti: le attese sono maggiori e profondamente legata al fattore immagine del corpo. Thomas Cash e altri ricercatori hanno riferito che alcune persone obese, dopo aver perso peso ed essere rientrate nell’area della normalità, continuano a rispondere ai questionari sull’ immagine del corpo in modo più vicino ai soggetti obesi che a quelli normopeso. Gli autori parlano, in proposito, di vestigial effect, traccia residua.

L’osservazione clinica ha messo in evidenza come le persone dopo una considerevole perdita di peso, ad esempio tramite un intervento di chirurgia bariatrica, sviluppano sentimenti di estraneità per il loro nuovo corpo oppure un disturbo anoressico o bulimico, indice anch’esso di un grave disagio legato al sembiante. Alla luce di questi dati, potrebbero sembrare auspicabili programmi terapeutici in cui si persegua, insieme, sia un ragionevole calo ponderale che un miglioramento del rapporto con l’immagine proprio corpo. Tanto più che un’insoddisfazione persistente del corpo può contribuire a recupero del peso perduto.

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