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Infanzia e Adolescenza

L’epifania tutte le feste porta via

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

Il periodo natalizio, tempo di attesa e vacanza per molti, sta giungendo anche quest’anno alla sua conclusione dopo aver portato tutta una serie di sconvolgimenti a vari livelli con un grado ora di possibile tristezza soprattutto per i bambini che devono prepararsi a salutarlo. Durante le feste infatti si fermano tutte le attività scolastiche e sportive, si creano molte occasioni per divertirsi e fare festa, si alterano gli orari della giornata sia rispetto al cibo che al sonno entrando per almeno 15 giorni in una dimensione un po’ sospesa rispetto al resto dell’anno, unica direi, in cui la magia fa da protagonista insieme ad adrenalina ed eccitazione.

Questo almeno è quello che raccontano e comunicano i bambini rispetto a questo periodo.

Curioso come invece lo stesso periodo venga descritto da molti adulti se non all’opposto quasi; momento di forte stress e ansia per i regali da comprare, i parenti da vedere e sopportare, il cibo che ingrassa e il forte desiderio che arrivi finalmente la sua fine.

Da cosa è causato questo diverso modo di sentire e vivere questo periodo? 

Sento spesso molte persone affermare:”Si ma il Natale è la festa dei bambini, facciamo i regali solo a loro e basta!”. Eppure non è tanto la verità.

Festa pagana del Sole in origine, poi assorbita dalla tradizione cattolica, era legata al solstizio d’inverno intorno al 21 Dicembre e le antiche popolazione festeggiavano con banchetti i doni che ricevevano dai raccolti della terra, per accoglierli e ringraziarla. Col passare del tempo la tradizione ha voluto mantenere il dono che veniva dalla terra come scambio di fortuna, speranza e abbondanza attribuendo questo compito ad alcune figure magiche come Babbo Natale e la Befana, mantenendo quel mistero e quel fascino che poteva esserci nei confronti di madre natura in origine. Peccato però che il senso profondo del dono stesso è andato lentamente perdendosi diventando spesso solo un rompi capo stressante.

Gli aspetti centrali che vengono pian piano ad essere perduti con l’età adulta sono sicuramente:

  • la magia
  • la fantasia
  • il gioco e la leggerezza.

La fantasia nello sviluppo psicofisico ha un valore importantissimo perché stimola e nutre l’invenzione, la creatività e ha a che fare con l’utilizzo che si fa della mente, eppure nel tempo spengiamo questa parte tanto da convincerci di non possederla più. Vive in ognuno di noi quella stessa parte che ci faceva emozionare da piccoli davanti all’albero di Natale o alla calza della Befana, una parte bambina che credeva e accoglieva con amore e che probabilmente va solo recuperata.

La notte tra il 5 ed il 6 gennaio è per i bambini una notte di attesa e magia perchè aspetteranno i doni  nella calza portati dalla Befana sulla sua scopa ma al contempo è la notte che lascerà poi di nuovo posto al quotidiano spazzando via alberi, luci e colori con possibili sentimenti di nervosismo, rabbia e tristezza.

Le chiusure, i saluti, gli arrivederci non sono nella nostra cultura qualcosa a cui siamo stati educati e abituati, è sempre difficile infatti lasciare qualcuno o qualcosa che ci ha fatto stare bene eppure è necessario non solo imparare a farlo ma aiutare anche i piccoli a comprendere il grande valore delle conclusioni e dei cerchi che si chiudono.

Molto spesso nelle fasi di ripresa post-vacanze sento genitori accusare i figli per la tristezza e la pesantezza che provano, con frasi tipo:

  • Ecco non ti basta mai!
  • Ti sei riposato abbastanza ora devi tornare al dovere come me
  • Dopo 15 giorni e tutti i regali che hai avuto ti lamenti pure?

Se ci fermiamo per un attimo a pensarci spogliando questo periodo di tutto il consumismo e lo stress che anche quest’anno probabilmente abbiamo accumulato, potremmo arrivare al cuore del loro sentire e comprendere non solo il loro entusiasmo e le loro emozioni ma anche tutta la loro possibile tristezza nel dover tornare al quotidiano tra poco più di un paio di giorni. Quando finisce una cosa che ci fa stare bene siamo spesso in difficoltà, perché mai per i bambini dovrebbe essere facile?

Allora potrebbe essere importante:

  • Farli sentire compresi perché capiamo la difficoltà di lasciare qualcosa che li ha fatti stare bene
  • Dirgli che accade anche a noi che quando viviamo qualcosa di bello vorremmo che non finisse mai
  • Educarli all’importanza delle chiusure e degli arrivederci, perché se non ci fossero non potremmo ritrovare quel tempo meraviglioso dell’attesa e desiderare dunque che qualcosa torni.

Ogni volta che si avvicinerà una giornata emozionante da vivere ricordiamoci allora di queste riflessioni, perché tempo di attesa e tempo di chiusura sono presenti in ogni evento della vita, da un piccolo momento, a una festa, a un weekend e se ci concediamo la possibilità di vivere intensamente entrambi i tempi senza essere superficiali, freddi o accusatori, recupereremmo il senso profondo di valori preziosi da sentire col cuore e da trasmettere anche ai più piccoli.

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