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Famiglia

Le domande dei genitori: meglio uno o più figli?

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Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

Come si arriva a scegliere quanti figli avere? Meglio fermarsi al primo figlio così da poterlo seguire meglio? Sono queste alcune tipiche domande e riflessioni che si pongono i genitori dopo aver avuto il loro primo figlio o quando iniziano a pensare alla creazione di una famiglia.

Ad incidere su questa scelta sono le aspettative e l’immagine che i genitori hanno partendo dai loro desideri e dalle loro esperienze. Secondo i dati Istat (gennaio 2017) in Italia la fecondità totale è scesa a 1,34 figli per donna (da 1,35 del 2015). Nel 2015 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 485.780 bambini, quasi 17 mila in meno rispetto al 2014, a conferma della tendenza alla diminuzione della natalità (-91 mila nati sul 2008).

Quando il primo figlio inizia ad avere capacità di linguaggio e interazione spesso gli vengono poste alcune domande da amici e familiari: “Ma tu lo vuoi un fratellino?“. Questa domanda, spesso rivolta ai bambini in modo e tono “giocoso” in realtà non è  nè sana nè giocosa per i bambini.

Il vissuto psico emotivo connesso alla possibilità di avere un fratellino si caratterizza per un’alternanza tra il piacere di avere un compagno di giochi, un pari con cui stare e la sofferenza di dividere i propri genitori con il “nuovo” arrivato.

L’arrivo di un figlio, che sia il primo o secondo, modifica le dinamiche all’interno del gruppo famiglia. La modificazione delle dinamiche può assumere sia connotazioni di maggiore complicità che caratterizzarsi con  l’aumento dei conflitti.

Pur non potendo definire il numero giusto di figli che valga per tutti i nuclei familiari possiamo affermare come la presenza di fratelli rappresenta uno stimolo al processo di sviluppo psico emotivo e cognitivo dei bambini.

La presenza di più bambini in casa fa sì che:

  • esperienze diverse si confrontino
  • capacità individuali e tutte diverse possano essere osservate e anche emulate
  • si incontrino punti di vista differenti
  • si strutturino delle strategie per gestire e mediare i rapporti nell’oscillazione tra il proprio punto di vista e  la capacità di rinunciare al desiderio di prevalere.

Tra le motivazioni più diffuse che i neogenitori riferiscono rispetto alla possibilità di avere o non avere altri figli c’è la preoccupazione per il carico e l’impegno legati all’accudimento sia da un punto di vista economico che psicologico.

Osservando le evoluzioni storico sociali di vita della famiglia possiamo notare e considerare che, ai tempi in cui esisteva la famiglia di tipo patriarcale (costituita da un’unità allargata nella quale coabitavano nonni, zii, parenti, consanguinei, genitori, figli) i confini psicologici del singolo individuo non erano rispettati ma al contempo il carico di lavoro e accudimento era distribuito e gestito tra tutti i membri della famiglia.

Con l’arrivo della famiglia nucleare, nella quale il numero dei figli si è fortemente ridotto, molto spesso uno solo, gli impegni lavorativi possono portare gli adulti distanti dalla propria residenza e sovraccaricati tra la dimensione lavorativa e familiare.

La nascita di un figlio richiede sicuramente attenzione tempo ed energia per provvedere ai bisogni di accudimento del nuovo arrivato e per gestire al meglio gli inevitabili cambiamenti all’interno del gruppo. Indipendentemente dalla fase storico sociale che si vive, il bisogno di sostegno, vicinanza di una rete familiare o extrafamiliare, ha un grande impatto sulla scelta e la possibilità di avere più di un figlio.

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