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Stress

Lavoro e Salute: Rischi Stress Lavoro-Correlato

Il Dott. Paolo Nardi è Psicologo e riceve a Roma Paolo Nardi Roma (RM)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3479842274

Questo articolo è tratto da una ricerca condotta grazie alla collaborazione di SANIMPRESA –  la Cassa di Assistenza Sanitaria di Roma e della Regione Lazio dei Settori Terziario, Turismo e Vigilanza Privata.

“I veri manager non parlano ai collaboratori dei loro problemi ma sanno come portare le persone a parlare dei loro.”

Peter Drucker

Il fenomeno dello stress è ormai molto attuale e sempre più diffuso nella nostra società, gran parte della popolazione, infatti, per ovvi motivi e in modi diversi ne risente.

In Europa esso costituisce la seconda causa di problemi di salute legati al lavoro, come rilevano l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute del Lavoro, in quanto a seconda del modo in cui l’attività lavorativa è organizzata, le scelte e le decisioni che si adottano possono contribuire a realizzare condizioni di benessere o malessere dei lavoratori.

Da un recente studio a cura del Consiglio Nazionale degli Psicologi, emerge un dato decisamente importante da non sottovalutare, ovvero, come il 40% dei lavoratori italiani manifestano disagi che nascono dallo stress nei luoghi di lavoro; in considerazione dei dati scientifici disponibili a livello europeo (European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions), nei 28 Stati membri dell’Unione, lo stress lavorativo colpisce quasi una persona su quattro, con un costo sociale che supera i 25 miliardi di euro all’anno (circa il 2% del PIL del Paese), praticamente come una manovra finanziaria sui costi dello Stato.

È ormai risaputo come lo stress sia una reazione del nostro organismo, caratterizzata dalla attivazione del sistema nervoso, endocrino e immunitario, causata da sollecitazioni e stimoli provenienti dall’ambiente esterno, di fronte ai quali vengono messe in atto una serie di risposte biologico-comportamentali di adattamento e attivazione che permettono di reagire alla nuova situazione. Lo stress quindi non è solo negativo (eustress), ma lo diviene (distress) quando gli sforzi richiesti per superare una data situazione sono maggiori delle risorse psicofisiche che possediamo, andando così incontro ad un esaurimento del proprio organismo con conseguenti effetti psicofisiologici sulla salute.

Il distress può essere definito un virus, una malattia contagiosa. La facile trasmissibilità è supportata non solo dagli studi sul contagio emotivo, ma anche dall’elemento più organizzativo dello “shared stress”, che spiega le situazioni in cui un lavoratore non riesce a finire il proprio compito, e questa mancanza va a cadere anche sulla mansione di un altro lavoratore, contribuendo pertanto a scaricare tensione o comunque a influenzare il lavoratore non solo dal punto di vista emozionale.

Tra i fattori di rischio maggiormente correlati allo stress, gli elementi organizzativi (cioè quelli legati a scelte aziendali quali orari di lavoro, turni, ripetitività, carichi, ritmi di lavoro, ecc) e gli aspetti psicosociali (ovvero, il rapporto con l’ambiente: le modalità comunicative e motivazionali del contesto organizzativo, le responsabilità, possibilità di carriera, controllo, rapporti interpersonali con colleghi o capi e di conseguenza possibili conflitti sul lavoro e conflitti lavoro-famiglia) sono le cause più rilevanti. Infatti è emerso che il 70% degli italiani attribuiscono maggiore stress a ore e carico di lavoro, mentre il 60% riferiscono come elemento importante la mancanza di sostegno da colleghi e/o superiori, competizione e fenomeni come molestie e scarsa chiarezza e comunicazione sui ruoli e responsabilità lavorative.

Oggi le Organizzazioni sono essenzialmente un “fatto psicologico”: il clima, i valori, le aspettative e le relazioni sono gli elementi fondamentali che rendono l’individuo gratificato e soddisfatto e, in qualche modo, capace di mobilitare le sue risorse.

Quindi il compito delle organizzazioni, dei manager, di coloro che hanno responsabilità gestionali, è creare il clima favorevole perché il soggetto produca bene e meglio; ovvero, non solo produrre di più ma anche qualitativamente in modo migliore in risposta a quelle che sono le esigenze del mercato.

Si dimentica come ogni Organizzazione/Istituzione sia costituita da persone tra loro in relazione; e poiché tutto è relazione, ci si rende conto che non esistono fatti non psicologici e non esistono zone di confine fra i vari ambienti di vita. Fenomeni come la conflittualità, l’incertezza, la confusione di ruoli, la scarsa auto-determinazione, l’anomia del futuro continuano ad essere considerati come fatti privati dei lavoratori, mentre invece entrano fra le mura aziendali come un aspetto patologico e dannoso. Lo stress è quindi un fatto organizzativo, non individuale: modifica gli esiti del lavoro, causa danni e costi di bilancio, annebbia la percezione di equità e si insinua nelle procedure, rallentandolo, disorientando il problem solving e la presa di decisione, favorendo il ritiro dalle responsabilità.

Eppure, relativamente all’impatto dello stress lavorativo sull’individuo i lavoratori vengono raramente informati e coinvolti. In generale si percepisce una scarsa attenzione ai rischi psicosociali da parte di coloro che dovrebbero decidere le strategie e le sorti delle organizzazioni.

Di fatto gli interventi per l’individuazione, la riduzione e la prevenzione dei fattori di stress sul posto di lavoro, purtroppo, vengono spesso vissuti dai datori di lavoro soltanto come un dovere giuridico stabilito per legge (art. 28 D.lgs. 81/08), perdendo così di vista anche l’opportunità di un ottimo investimento al fine di ridurre i costi aziendali, in quanto offrono vantaggi di rilievo all’impresa, sia sotto un profilo economico sia gestionale […]

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