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L’arte della cura

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3534071538

Come posso prendermi cura di me?

Probabilmente in ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha fatto capolino tale domanda. Il termine cura richiama diverse dimensioni e contesti:

  • indica un impegno nel perseguire un proposito o un’attività;
  • descrive uno stato d’animo e un atteggiamento di attenzione premurosa rivolta a se stessi o ad altre persone;
  • implica trattamenti e prestazione terapeutiche in relazione a malattie o a stati di salute generali.

L’atteggiamento di cura richiama, sempre e comunque, il concetto e il fine ultimo di salute e benessere, racconta sicuramente qualcosa di ognuno di noi e di come viene percepita la qualità della vita. Va ben oltre un gesto circoscritto a specifiche situazioni, ma identifica un vero è proprio mood, un processo che ognuno dovrebbe attenzionare lungo il continuum dell’esistenza, una sorta di ricerca del proprio benessere che non si estingue.

Quali potrebbero essere alcuni gli scenari in relazione alla cura?

  1. la cura verso qualcosa o qualcuno coincide con quella della propria persona generando esperienze e sentimenti gratificanti;
  2. la fonte di cura è relazionata ad azioni direttamente scelte e rivolte unicamente a se stessi per favorire benessere personale, fisico e mentale, ed emozioni positive;
  3. la cura verso l’altro occupa la maggior parte del nostro tempo comportando un ingente impegno e carico emotivo;
  4. difficoltà nel prendersi cura di sè in particolari momenti della vita con possibile malessere per non riuscire ad appagare i propri bisogni;
  5. l’abitudine di aver solo cura degli altri e la difficoltà nello spostare l’attenzione sulla propria persona tanto da provare sentimenti di imbarazzo, vergogna, di abbandono e di colpa nei confronti dell’altro;
  6. essere compressi da eventi e cambiamenti, da ritmi frenetici cadenzati da ruoli, impegni lavorativi o familiari con la percezione di perdere del tempo prezioso;
  7. assenza o indebolimento del senso di “piacere” e di “dover” prendersi cura di sé.

Prestare attenzione e impegnarsi nei confronti di persone, relazioni, situazioni o attività è importante, ma non meno importante è impegnarsi verso la propria persona e coltivare la propria interiorità.

Nonostante i buoni propositi, può capitare che l’attenzione nei propri riguardi venga messa a dura prova dalla quotidianità della vita.

 Mettere in secondo piano le proprie necessità, bisogni, desideri ed emozioni, potrebbe comportare problematiche di salute, stress, malessere, frustrazione, rabbia con il rischio di perdersi o disperdersi.  La cura di sé, sia su un piano fisico che psicologico, non esclude la cura dell’altro, e viceversa. Non è indice di egoismo, ma aiuta a riconoscersi, a stare bene con se stessi e con gli altri, definisce il nostro modo di essere e di stare nel mondo. E’ un fondamentale atto d’amore e di coraggio.

Declinerei la cura come una vera e propria arte.

Come l’espressione artistica mette in ordine e unisce contenuti e materiali creando una forma, così la cura riordina e integra ciò di cui abbiamo bisogno, crea una comunicazione, un ponte di connessione tra il mondo esterno e il nostro mondo interno.  Entrambe portano il desiderio di creare un dono per se stessi.
Ognuno può diventare un artista e allestire quello che mi piace definire “l’atelier della cura” in cui aver premura della propria persona, del proprio corpo, del proprio vissuto emotivo, delle sensazioni, dei pensieri e aspirazioni, in cui poter giocare, costruire, distruggere, a proprio modo, senza preoccuparsi del “saper fare” o “dover fare”.

Cosa si potrebbe fare per progettarlo nella quotidianità?

Ecco alcuni punti da considerare:

  • definire “il mio tempo della cura”,  durante la giornata, anche se piccolo;
  • definire “il mio spazio della cura”, piccolo o grande che sia, all’aperto o al chiuso, un luogo che mi identifica e trasmette positività;
  • definire “la modalità della cura”, cosa voglio fare o non fare per me in questo spazio e in questo tempo in cui prende vita la libera definizione o ridefinizione di sé;
  • mettermi al primo posto;
  • attivare un dialogo interno chiedendo “Come sto?”, lasciare che la risposta sia autentica e giunga senza filtri;
  • pensare quali sono le cose importati a cui voglio prestare attenzione nella mia vita;
  • identificare cosa fa mi stare bene e genera sentimenti di piacevolezza;
  • indentificare cosa fa mi stare male e non far finta che il dolore e le sensazioni spiacevoli non esistano ma trasformare l’energia negativa che mina il benessere;
  • stare nel qui ed ora, vivere il momento presente, stare in ascolto senza alcun atteggiamento giudicante;
  • creare l’abitudine di entrare ogni giorno nel “mio atelier della cura” in cui indossare il mio abito del benessere e donarmi un sorriso.

Avendo parlato di cura e di arte, vorrei condividere un estratto di un testo musicale.  Come l’espressione artistica, in questo caso attraverso parole e note, comunica il prezioso senso della cura di sé.

E vi invito ad ascoltarla.

“Abbi cura di te

Degli aquiloni che oggi non volano

Dei sogni che per ora dormono

Dei ricordi che ti svegliano

Abbi cura di te

Di quello che ti piace fare

Di un tramonto in riva al mare

Che in uno scatto porti a casa

Abbi cura di te

Di quei baci che regali al vento

Dei tuoi occhi che ridono o piangono

Se son nel cielo o nel fango

Abbi cura di te

E va nell’orto a coglierlo il momento…”

 “ Abbi cura di te”  da “La Psicantria”

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