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Ansia e Depressione

L’alfabeto della depressione arriva alla lettera “U”

depressione
DSCN1197 Guido Palopoli Roma (RM)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Dipendenze
Cell.: 3396888713

depressione

La depressione sembra bussare forte alla porta dei 40 anni.

Un recente studio europeo, pubblicato dall’IZA Institute di Bonn, sembra indicare che proprio a 40 anni si è più depressi. La ricerca evidenzia  che un quarantenne su 10 in Europa ha assunto almeno un antidepressivo nel corso del 2010.

In Italia l’1% della popolazione di 40enni è alle prese con i farmaci antidepressivi per più di quattro volte a settimana. A fare un uso maggiore di antidepressivi sono le donne disoccupate, divorziate o separate.

Questo dato sulla depressione femminile si collega ad un altro studio pubblicato dal Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, in cui emerge che i figli di mamme che hanno sofferto di depressione post parto sono quattro volte più a rischio di depressione durante l’adolescenza. Emerge l’importanza della prevenzione e di interventi precoci post-natali per ridurre l’impatto della depressione materna sulla relazione madre-bambino.

Dalla ricerca, inoltre, è emerso anche che un rapporto conflittuale con il partner e ulteriori episodi di depressione anche lontano dalla nascita possono scatenare la depressione nei bambini. Questo è in linea con gli studi sull’attaccamento dove troviamo la conferma che la depressione della madre e, quindi, il suo comportamento nei confronti del bambino ha un effetto negativo sul suo sano sviluppo e si configura come fattore di rischio nell’emergere di problematiche in giovane età.

Le donne che decidono di avere un figlio intorno ai 40 anni sono sempre di più: superficialmente si pensa che le coppie aspettano ad avere un figlio perché troppo concentrate sulla carriera professionale di entrambi i partner e perché non vogliono assumersi la responsabilità di crescere un bambino. In realtà la precarietà della posizione lavorativa, la difficoltà a trovare una casa e avere un equilibrio economico stabile sembra prolungare “l’adolescenza” delle coppie fino ai 40 anni e anche oltre!

Perchè  la “U”?

Dai dati della ricerca il benessere psicologico sembra avere un picco positivo in giovane età, per calare fino a un minimo intorno a quota 40anni, e poi risalire in età avanzata. La depressione, invece, ha il suo picco massimo proprio intorno ai 40 anni età in cui si deve far fronte a maggiori stress e alle tensioni legate sia alla vita lavorativa che a quella relazionale e familiare.

A 40 anni spesso bisogna fare i conti con le aspettative che non si sono potute realizzare e con i desideri che si rincorrono fin dall’adolescenza. Guardarsi indietro e accorgersi che non tutto è andato come avevamo sperato e che è difficile realizzare i propri sogni è una fase dolorosa che può spiegare il motivo per cui tanta gente si affida a un farmaco.
“Il maggior consumo di antidepressivi da parte dei quarantenni – dice il professor Alberto Siracusano, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Roma Tor Vergata – segnala la necessità di un trattamento della depressione in una fascia d’età delicata perché è quella in cui si cominciano a fare dei bilanci su vari aspetti della vita.”

Ne viene fuori un grafico che mostra un andamento curvilineo ad U che corrisponde poi alla curva dei consumi dei farmaci antidepressivi emersa dallo studio dei ricercatori. In Italia a soffrire di depressione è una percentuale che oscilla tra il 10 e il 15% della popolazione.

Risalire la curva

Quindi siamo destinati a sentirci inevitabilmente depressi a 40 anni?

Il primo elemento da chiarire è sul significato attribuito alla parola DEPRESSIONE:  il termine “depressione” spesso si utilizza per indicare quel sentimento del “sentirsi giù” che tutti noi sperimentiamo in certi momenti. È frequente sentire l’espressione “oggi sono depresso” per riferirsi a sentimenti di tristezza e mancanza di fiducia provati, ma tale condizione, fa parte delle normali oscillazioni dell’umore.

Nella depressione intesa come disturbo di rilievo clinico, invece il sentimento del “sentirsi giù” è soltanto uno dei diversi sintomi che caratterizzano il quadro clinico o lo stato generale (che è assolutamente sproporzionato rispetto a qualsiasi causa esterna che possa averlo provocato).

Il secondo aspetto da considerare è il significato dell’utilizzo del farmaco antidepressivo: se si fa più uso di questi farmaci non vuol dire che ci sono sempre più persone depresse, ma è il modo di affrontare sentimenti di tristezza, delusione e preoccupazione che sembra cambiare: in una fase delicata, di bilanci, come riporta la ricerca sul picco della depressione a 40 anni, le persone si affidano all’antidepressivo in momento in cui sembrano non trovare altre strategie per affrontare le situazioni di stress a cui sono sottoposte.

Non ci deve stupire (ma preoccupare) questo ricorso al farmaco. Per ogni “imperfezione” ce ne viene proposto uno: pillola per dimagrire..pillola per avere performance sessuali eccellenti..pillola per un fisico scolpito..pillola per dormire meglio..pillola per non sentire la tristezza.

In questo modo ci si allontana sempre di più dalla consapevolezza delle proprie emozioni e dalle cause del profondo senso di sfiducia e mancanza di speranze nell’affrontare il futuro.

Affidarsi al farmaco in un primo momento sembra preservare dal giudizio degli altri e allontana la sofferenza. L’illusione di poter andare avanti senza fermarsi a riflettere su come dare un senso alle proprie sensazioni di sfiducia e insoddisfazione svanisce presto. Resta un senso di mancanza di stima nelle proprie capacità e ci si giudica in modo severo per non essere capaci di affrontare le difficoltà.

In questo circolo vizioso si tralascia un elemento chiave della propria storia: le risorse di cui ognuno dispone per rivederla e darle nuovi significati, dandosi anche l’oppurtunità di chiedere aiuto per ritrovare le energie che sembrano essersi esaurite quando abbiamo soffiato sulla quarantesima candelina.

La vita si allunga sempre di più, quindi se a 40 anni c’è bisogno di fermarsi un momento per ritrovare se stessi, c’è tutto il tempo per mettere ordine nell’armadio, tirare fuori quei vestiti che ci piacevano tanto ma sono rimasti sepolti nei cassetti e preparare la valigia per proseguire il viaggio.

Bibliografia

www.ansa.it

www.repubblica.it

Ivey, M., Ivey, A. (2004). Il colloquio intenzionale e il counselling. LAS

http://www.benessere4u.it/depressione-ansia-malessere/

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