Trova il tuo Psicologo
       Psicoterapeuta B4U

B4U > Magazine > dipendenza > Internet > L’abuso delle tecnologie: quali influenze sull’indentità

Internet

L’abuso delle tecnologie: quali influenze sull’indentità

teconologie-identità-benessere4u
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

Secondo i dati di We Are Social nel 2016, in Italia, circa 38 milioni di persone hanno usufruito di internet (il 79% entrando in rete ogni giorno), 28 milioni usano canali social e 24 milioni lo fanno da smartphone (2 milioni in più rispetto all’anno precedente). Il 95% della popolazione possiede un cellulare di qualsiasi tipo, il 62% uno smartphone, il 65% un computer portatile e il 21% un tablet. Per quanto riguarda i social troviamo al primo posto Facebook con il 33%, seguito da Whatapp 30% e Messenger 23%.

Questi numeri ci danno immediatamente l’immagine del livello profondo che le tecnologie hanno raggiunto all’interno della nostra società. Numeri che, ovviamente, sono destinati a salire negli anni futuri. Il boom tecnologico avvenuto in questi ultimi anni ha indubbiamente portato numerosi benefici per la vita di tutti i giorni: nuove forme comunicative più veloci ed efficienti, la possibilità di usufruire dei servizi senza dover effettuare grandi spostamenti, guadagnare tempo rispetto alle mansioni quotidiane, migliorare l’efficienza lavorativa. Come spesso accade, però, anche in questo campo c’è un rovescio della medaglia, aspetti negativi che colpiscono le fasce della popolazione più fragili, come gli adolescenti.

“La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun’altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza”  – Bauman -

Quella in cui viviamo, come afferma il sociologo Zygmunt Bauman, è una società “liquida”. Una società che, attraverso la globalizzazione, sta abbandonando pian piano il legame con le sue tradizioni, con il passato, aprendosi a nuove identità e modi di vivere insieme. Una società dove tutti potenzialmente possono fare tutto, dove tutti possono desiderare qualsiasi cosa. Il passaggio cruciale avviene proprio in questo: il desiderare qualcosa diventa più importante di averne realmente bisogno. Si crea, dunque, uno scollamento tra ciò che vogliamo realmente e ciò che desideriamo perché è la società che ce lo chiede. Tutto questo si ripercuote anche sull’identità dei nostri ragazzi. L’adolescenza, sappiamo bene, è un periodo cruciale e fondamentale per la formazione della propria identità. Una fase di ricerca, sperimentazione, esperienza che consente al ragazzo di creare il proprio bagaglio di bisogni, risorse e immagini, preparandolo alla vita adulta.

In una società che offre migliaia di modelli, senza una guida precisa, piuttosto che migliaia di occasioni, prive di una concreta possibilità di realizzazione, il rischio è che l’adolescente crei un’identità frammentaria, precaria e confusa. In un mondo dove si può scegliere di essere chiunque il pericolo è che si scelga di “essere nessuno”. In questo le tecnologie svolgono un ruolo “ambiguo”, ovvero, quando abusate, da strumento indispensabile per migliorare e facilitare alcuni aspetti della propria vita, possono trasformarsi in un vera e propria trappola. L’adolescente, che vive quotidianamente sotto le pressione sociali, familiari e amicali, può ricercare in Internet, nei social, nelle chat, nei videogiochi, quel sollievo che la vita reale non riesce a dargli. Le tecnologie, dunque, invece di essere uno elemento “aggiuntivo” alla vita di tutti i giorni, rischiano di trasformarsi in un elemento “sostitutivo”. Il giovane, attraverso nickname e avatar, ha la possibilità di crearsi un’identità parallela e ideale, rispetto a quella reale. Si crea, dunque, una distanza tra la formazione di un’ identità reale del ragazzo e la ricerca di un’identità ideale desiderata, che forse non si raggiungerà mai.

Le tecnologie hanno ormai un’influenza fortissima nella formazione degli adolescenti. La maggior parte dei ragazzi italiani usa internet e smartphone, ma circa l’11%, dati Istat 2016, non ne ha mai beneficiato. Questo, dunque, crea ulteriori distanze sociali e rende più difficile la comprensione delle differenze. Il 39% degli adolescenti, inoltre, si dà appuntamento dal vivo con persone conosciute su internet.

Cosa comporta tutto ciò?

La conoscenza di sè passa anche attraverso due canali di comunicazione: quello verso gli altri e quello verso se stessi. Comunicare con gli altri vuol dire esporsi, mettersi in discussione per farsi conoscere e incuriosendosi conoscendo l’altro. Vuol dire accettare e sostenere lo sguardo dell’altro, aprendosi a consigli, critiche, suggerimenti. La formazione della propria identità ha bisogno anche del rimando che le persone intorno a noi ci danno continuamente. Un abuso di tecnologia pone una sorta di schermo continuo all’interno di questo scambio comunicativo. Ogni comunicazione mediata da uno strumento tecnologico è filtrata da un muro che impedisce agli attori in gioco di guardarsi e conoscersi attraverso le proprie reazioni, ma concede la possibilità di conoscersi attraverso l’immagine ideale, non sempre reale, che ognuno vuol fare credere all’altro. Un altro aspetto, riprendendo il discorso precedente, che mina la formazione di un’identità chiara e forte.

L’altro canale comunicativo è quello rivolto a se stessi. Le tecnologie chiedono all’individuo velocità, rapidità e l’essere costantemente connesso con il mondo. Distraggono il ragazzo dal capire quali sono i propri bisogni interni, le proprie necessità. Il ragazzo non ha neanche il tempo di chiedersi cosa vuole realmente.

Si crea, dunque, oltre ad un filtro con l’esterno, anche un filtro con l’interno, generando una situazione che anziché favorire l’entrare in contatto con il mondo, può generare un forte isolamento.

Cosa fare per non cadere nell’abuso delle tecnologie e aiutare i nostri figli ad usarli in modo sano?

Non demonizzare le tecnologie, ma porre l’attenzione sul loro ruolo di strumento. Uno strumento che può aiutarci in molte occasioni e che può darci la possibilità di guadagnare del tempo da investire in noi stessi, o migliorando lo stesso tempo che ci dedichiamo. Accendere un campanello d’allarme quando l’uso della tecnologia “diventa” il tempo che dedichiamo alla nostra persona; quando viene usato come strumento per scappare dalla realtà o per evitare di affrontare i problemi di ogni giorno. In poche parole quando la tecnologia diventa un’alternativa alla realtà, e non una parte di essa.

“Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato” – Bauman -

Lascia un commento

Scegli l'account con il quale vuoi firmare il commento

Benessere4u è un sito web dedicato al benessere psicofisico continuamente alimentato dalla professionalità e competenza di centinaia di psicologi e psicotepeuti professionisti sparsi in tutta italia. Trova lo specialista più adatto alle tue esigenze!

Altro... Internet
Identità al tempo del selfie
L’identità al tempo dei selfie

Autoscatto? Passione per la fotografia? Voglia mi mettersi in mostra? In questo articolo la dott.ssa Romana Brina ci parla delle...

Chiudi