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La violenza negli asili: affrontare le conseguenze

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

In questi ultimi tempi la cronaca ci ha resi sempre più partecipi di azioni fisicamente e psicologicamente violente all’interno di contesti che dovrebbero essere di crescita, protezione e supporto per i bambini.

Siamo stati spettatori di immagini di violenza: abbiamo visto filmati, grazie a telecamere nascoste dalla polizia, in cui maestre ed educatrici  di asili nido inveivano a livello verbale e fisico contro bambini molto piccoli affidati a loro da genitori fiduciosi e ignari.

In tutti i lavori in cui si entra in contatto con la cura e il sostegno dell’altro, indipendentemente dall’età quest’ultimo, si corre fortemente  il rischio del  “burn-out”. Quando infatti un individuo non riesce più ad affrontare in modo costruttivo le situazioni di stress accumulate in un ambiente lavorativo di questo tipo, si verifica una condizione nota come “burn-out” che significa “bruciare” in cui appunto la persona, incapace di gestire il livello di stress accumulato, inizia a manifestare un vero e proprio cedimento fisiologico, psicologico e comportamentale. È chiaro che questa non può e non vuole essere una giustificazione soprattutto per quei genitori che stanno attualmente vivendo o si sono trovati a vivere questa terribile condizione.

I fatti di cronaca di questi giorni fanno risuonare forte l’esigenza di una maggiore attenzione verso segnali da cogliere preventivamente: ma quali sono questi segnali? I genitori come possono affrontare  lo shock della  notizia che i propri figli sono stati vittime di comportamenti di questo tipo?

Entrambi sono quesiti molto complessi su cui però è necessario concentrarsi soprattutto per evitare che ne nasca una pericolosa psicosi.

L’esperienza dell’asilo è importantissima per lo sviluppo di un bambino. La scelta di iscrivere il proprio figlio al nido, sia che ci siano nonni che potrebbero aiutare sia che questi non ci siano, è una scelta che va sempre e comunque supportata e incoraggiata, in quanto il contatto del bambino con questo ambiente rappresenta la sua prima forma di socializzazione allargata, in cui imparare ad esprimersi e a rapportarsi con gli altri in un ambiente a sua misura.

In questa delicata esperienza però è necessario mantenere alta l’attenzione e la partecipazione rispetto ad alcuni aspetti:

  1. è fondamentale che la scelta del nido non avvenga nè in modo causale né soltanto in base alla distanza, ma informandosi e confrontandosi magari meglio se con genitori che già lo hanno scelto.
  2. una volta effettuata la scelta continuare ad essere curiosi, a voler capire, conoscere e a curare la relazione con l’ambiente e le persone che vi lavorano.
  3. fare molta attenzione al momento in cui si accompagna il bambino e lo si va a riprendere e ; quello è il posto al quale lo stiamo affidando e dobbiamo poter respirare un rapporto di scambio, calore e accoglienza.
  4. parlare con i bambini e conoscere con loro ciò che fanno all’asilo, se gli piace, se si divertono, se c’è una maestra preferita e una che non piace e perché.
  5. se non possiamo ancora usare la parola perché troppo piccoli è importante essere grandi osservatori per poter notare anche piccoli cambiamenti nei loro gesti e comportamenti.

I genitori di bambini molto piccoli potranno osservare eventuali cambiamenti rispetto al:

  • gioco (potrebbero iniziare a maltrattare i loro giocattoli su imitazione, strattonandoli o rompendoli con rabbia)
  • sonno (potrebbero iniziare a manifestare difficoltà nel prendere sonno, stranimento eccessivo che prima non c’era con molti risvegli notturni)
  • cibo (cambiamenti nel vivere il momento della pappa, inappetenza, rifiuto del cibo).

Questi non devono essere intesi ovviamente come segnali di un disagio legato sicuramente a trascuratezza o maltrattamenti, ma dobbiamo certamente ricordare che quando i bambini piccoli sperimentano una situazione di disagio il loro modo per comunicarlo è spesso attraverso l’alterazione dei loro ritmi fisiologici e i loro gesti semplici e quotidiani.

Nei casi di violenza sui bambini, il genitore viene messo di colpo di fronte alla notizia che il figlio ha subìto trascuratezza e maltrattamenti, cosa può fare?

È chiaro che al di là di un’attenzione, che può essere stata più o meno attivata, i sentimenti di dolore, rabbia e spesso anche senso di colpa sovrastano e schiacciano il genitore che può sentirsi umiliato, incapace, responsabile e iniziare a sperimentare sentimenti di ansia, paura e tristezza.

Avvertire un cocktail di sensazioni così forti e difficili contemporaneamente può essere un vero shock che spesso necessita di un aiuto specifico e mirato per poter essere superato.

In linea generale alcune indicazioni di gestione possono essere:

  • non isolarsi ma parlarne, parlare di come ci si sente, meglio se con altri genitori che si trovano a sperimentare lo stesso vissuto; la condivisione di emozioni simili infatti permette di sentirsi capiti e può aiutare a lavorare sul senso di colpa e sulla fiducia e la stima che si sente di aver perduto verso sé stessi e che va recuperata.
  • continuare a portare il bambino da nonni, amici cari, parenti e sforzarsi di lasciarlo a loro anche solo qualche ora allungando piano piano i tempi a seconda delle difficoltà per non rischiare una  iper-protezione verso il bambino e una sfiducia eccessiva verso l’altro.
  • paure e ansie nel bambino possono permanere per un periodo più o meno lungo. É necessario non aumentare il carico aggiungendo le nostre, bensì occuparsi del proprio vissuto emotivo, per permettere  al bambino di sentirsi compreso, rassicurato e protetto.

Ricordiamoci sempre che genitore non fa rima con perfezione.

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