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Ansia e Depressione

La ri-nascita dell’anziano

anziano-che-sorride
Roberta Michelotto Roberta Michelotto Villatora di Saonara (PD)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347 1243081

Oggi, la rivoluzione connessa al processo di invecchiamento, richiede la capacità di doversi adattare ad una vita più lunga. Questo compito puramente psichico, che consiste nell’adeguarsi a nuove condizioni esistenziali e di vita quotidiana, richiede una nuova percezione del tempo, dei ruoli e una nuova dimensione di identità.

Nel periodo della terza età, l’esistenza può apparire vuota, inconcludente e spesso possono comparire ansia e depressione. Ma le reazioni delle singole persone, possono anche dar vita a sentimenti salutari come il volontariato che deve essere vissuto come uno stimolo per aiutare se stessi aiutando gli altri, in quanto non si lavora per un compenso economico ma per una ricompensa morale.

Anzianità e vecchiaia devono essere rivalutate come depositi di saggezza, di tradizione e di cultura non effimera. Sono le cose che restano e che quindi danno fiducia e sicurezza alle nuove generazioni, che spesso sono vittime del troppo accelerato ritmo di sviluppo e di cambiamento della quotidianità.

Una difficoltà presente nell’anziano ma purtroppo molto diffusa anche nel mondo dei giovani, è l’apatia che si accompagna all’assenza di affettività provocando un senso di vuoto. Questo è tipico delle persone che si sentono impotenti a dirigere la loro vita e sentono di non poter esercitare alcuna influenza effettiva sul mondo in cui vivono.

La mancanza di sentimenti, l’assenza di passioni, di emozioni, di nuovi stimoli, deprivano il soggetto di motivazioni adeguate per far scattare il meccanismo della volontà di impegnarsi in qualcosa di costruttivo. L’apatia, che opera in maniera simile all’istinto di morte di Freud, è un graduale ripiegamento su se stessi fino al punto in cui la vita stessa finisce con il perdere qualsiasi significato.

Una delle qualità specifiche dell’uomo è la volontà. Con la volontà l’uomo può affrontare le diverse situazioni della vita adeguando i suoi comportamenti al cambiare dei cicli vitali dell’età e dell’inserimento nella società.

Indispensabile, è riscoprire il valore dell’essere umano di ogni persona in quanto tale e in quanto unica. Un aiuto per riscoprire l’autentico valore dell’uomo, è quello di dis-identificarsi dalla professione. Quindi il primo valore da proclamare è il senso di sentirsi se stessi, uomini con una propria vita, un proprio essere, un proprio carattere, un proprio modo di guardare la vita, un proprio modo di relazionarsi agli altri.

E’  importante investire sulle proprie risorse, scoprirne di nuove e apprendere diverse modalità per utilizzarle.

Si può iniziare dalle risorse intellettuali. La loro valenza ed il loro ruolo aprono all’individuo notevoli orizzonti, al di là delle età. Attraverso l’utilizzo delle risorse intellettuali si può progredire continuamente, scoprire il senso del vivere ed elevare la propria cultura in termini altamente benefici. Solo l’uomo, infatti, è fatto per la cultura, che è la coltivazione di sé, in altre parole accrescimento del proprio valore.

Inoltre serve riscoprire le risorse sociali. Le relazioni sociali sono valide e benefiche per tutte le età, seppure a livelli diversi.

Un ulteriore impegno va alla riscoperta delle proprie risorse affettive: la capacità affettiva è la capacità di voler bene, di amare. L’amore è sempre relazionale. Questo discorso vale anche per l’amore in sé. E. Fromm in L’arte di amare afferma che quanto più uno ama la moglie, più risorse possiede per amare gli altri. Certamente bisogna vincere le gelosie, che sono di natura egoistica e possessiva.

Il senso della vita è appunto legato agli ideali che uno si propone, è legato ai valori ai quali uno affida se stesso. La coscienza va formata perché non può essere assolutamente privatistica, altrimenti diventa egoismo; essa deve essere sempre aperta alle relazioni interindividuali e ad un continuo completamento interiore poiché nessuna persona può mai dirsi completa. Pertanto dipendiamo dagli altri e dal tipo di rapporto che con essi stabiliamo.

Infine si può puntare sulle risorse religiose. La religione mira ad estendersi a tutte le esperienze della vita. Il che significa che la motivazione religiosa può stimolare e sostenere un ampio spettro dell’attività umana. Quello che ci interessa è che si può accogliere e valutare positivamente la propria vita con tutte le realtà che la configurano, anche quelle che, umanamente parlando, appaiono debilitanti e deprimenti. È la valorizzazione davanti a Dio di ciò che agli occhi umani sembra aver perso senso. Nella ricerca di un significato per la propria esistenza, tutte le esperienze che l’uomo fa possono essere sempre suggerite dall’amore o dall’odio, che è comunque amore impazzito. L’amore è sempre in gioco, qualunque cosa faccia. I singoli atti umani, infatti, si possono compiere con amore. La stessa cosa vale, per chi è religioso, per la religione, realtà coestensibile a tutte le esperienze umane; ogni cosa, anche la più semplice ed elementare, la più piacevole o meno piacevole, può essere fatta per amore di Dio.

Per concludere, si può dire che per una serena terza età e per un’efficace qualità della vita è importante:

- Non isolarsi; stare con gli altri cercando di con-dividere quante più esperienze possibili. È doveroso cercare di conoscersi, facendolo anche attraverso i propri problemi e le proprie difficoltà.

- Leggere molto, pensare molto, ricordare molto; la memoria serve per restare “giovani”. È consigliabile non fermarsi mai, neppure se si è delusi senza cadere nello sconforto, anzi non arrendendosi.

- Partecipare agli eventi che accadono; quindi non farsi tagliare fuori.

- Cercare di realizzarsi collaborando assieme agli altri non dimenticando mai che l’essere umano è un animale sociale.

- Puntare molto sulla cultura; la quale è in grado di aiutare chi la utilizza.

- Non invidiare e non temere i giovani; si deve cercare di capirli e di cooperare.

- Programmare per tempo la vecchiaia; la “propria vecchiaia”.

- Non avere l’ossessione della morte; ma accettarla come il naturale compimento della vita.

Bibliografia:

–         Associazione Nazionale delle Università della Terza Età a cura di Cugno A.: “Il dialogo tra le generazioni” Ed. Franco Angeli, 2004

–         Baroni M.R.: “I processi psicologici dell’invecchiamento” Carocci Editore, 2003

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