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Emozioni

La paura delle proprie emozioni

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cristina Cristina Pecorari Velletri (RM)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3804653634

Le emozioni sono una parte fondamentale del nostro essere e del nostro benessere. Le emozioni sono delle reazioni che abbiamo difronte a delle situazioni in cui siamo coinvolti, caratterizzate oltre che da un sentire, da un cambiamento a livello fisiologico e da una serie di rappresentazioni mentali e pensieri. Si generano in base ai significati e ai valori che ognuno attribuisce a un determinato evento. Le emozioni si manifestano su differenti livelli: psicologico, comportamentale e fisiologico.

Quando ci emozioniamo:

  • le pulsazioni aumentano o arrossiamo o sudiamo
  • la nostra lucidità mentale e il nostro autocontrollo si riducono
  • siamo indotti ad assumere comportamenti automatici, parzialmente o pienamente inconsci.

Le emozioni hanno la funzione di fornirci informazioni per valutare le situazioni, ci inducono a raccogliere altre informazioni, a prendere decisioni, ad organizzare le nostre scelte e il nostro comportamento. Non esistono quindi emozioni negative o positive, perché ognuna svolge una sua funzione. Possiamo, invece, senz’altro parlare di emozioni piacevoli, quali la felicità, la soddisfazione, la gioia, e di emozioni spiacevoli, quali la paura, la tristezza, la rabbia e la preoccupazione.

Le emozioni sono pertanto utili, poi dipende dall’uso che ne facciamo e da quanto sono pervasive. La paura, ad esempio, ci dà l’allerta, segnalandoci che qualcosa può metterci in pericolo e attiva le nostre risorse per ovviare alla situazione potenzialmente pericolosa. La rabbia, invece, è un’emozione sentinella che ci segnala che qualcuno sta calpestando i nostri diritti. L’utilità delle emozioni dipende dalla nostra capacità di nominarle e descriverle.

Le sensazioni fisiche che avvertiamo quando siamo coinvolti in alcune situazioni, come, ad esempio, tremore alle mani, pressione allo stomaco, un groppo in gola sono provocate da alcune emozioni che stiamo provando. Ad esempio, provo ansia perché non so come affrontare una situazione per me complicata e questo mi fa avvertire inizialmente una pressione al petto. Le sensazioni fisiche che avvertiamo in un primo momento, tuttavia, perdono la loro utilità se, dopo essere state percepite, non viene anche attribuito un significato in funzione di quello che sta accadendo.

Qualora non attribuiamo un significato alle nostre sensazioni fisiche provocate dalle emozioni, queste non ci comunicano niente, rischiando di rimanere confinate nel mondo del corpo fisico, diventando semplicemente fastidi, sintomi, dolori, tensioni muscolari croniche, sensazioni inspiegabili, malesseri fisici più o meno intensi, potendo addirittura diventare un sottofondo al quale ci si può anche abituare.

In pratica, se non comprendo l’emozione che sto sperimentando, né l’origine di tale attivazione, allora questa diventa sono un’attivazione del mio organismo e l’emozione, qualunque essa sia, si trasforma in ansia, ossia un’emozione generica senza nome. Nei confronti delle emozioni abbiamo quindi un atteggiamento molto complesso, a volte anche controproducente nei nostri confronti.

A tutti può capitare di non sentire le proprie emozioni. Ci sono alcuni casi in cui è meglio non sentire o sentire moderatamente: quando la realtà è troppo difficile da accogliere, ad esempio, dobbiamo farlo un po’ per volta, come nel caso dell’elaborazione di un lutto, in cui si passa da stati di ovattamento emotivo alla negazione della realtà, dall’indifferenza alla disperazione.

Alcune persone, tuttavia, riescono a non sentire per niente le proprie emozioni, o ancora riescono ad avvertire delle sensazioni fisiche ma non ad utilizzarle. Alcuni ci si possono spaventare al punto di arrivare ad avere degli attacchi di panico, alcuni impiegano tutte le loro energie cercando di razionalizzare, illudendosi di avere un controllo su qualsiasi cosa accada, altri ancora impiegano tutte le loro energie per cercare di non sentire.

Perché si ha paura delle proprie emozioni?

Tendenzialmente si può dire che la sensazione sentita potrebbe mettere in contatto con qualche difficoltà o attivare qualcosa che disturba. Se ascolto la mia rabbia potrei reagire, dire qualcosa a qualcuno col rischio di perderlo o scoprire informazioni che portano a stare anche peggio. Una persona che ha paura di restare da sola, può rischiare di evitare di sentire la sua rabbia, perché provarla la metterebbe nella condizione di poter perdere il rapporto per lei importante. Il risultato di tutto ciò qual è? La persona non è veramente al sicuro, perché la rabbia non accolta potrebbe sfociare in un sfogo eccessivo e inopportuno, potrebbe aumentare l’insoddisfazione, rischiando con molte probabilità di compromettere comunque il rapporto.

Che effetti hanno le emozioni non espresse sul nostro corpo?

È ormai noto che mente e corpo non sono due entità separate ma che si influenzano reciprocamente. Situazioni emotive o preoccupazioni che non si sono “digerite”, risolte, o troppo dolorose per essere vissute possono esercitare un’influenza sul corpo, dando luogo, nel tempo a disturbi psicosomatici: gastrite, colite, diarrea, stipsi, tachicardia, aritmie, disturbi della pelle, cefalea, infiammazioni vaginali, disturbi dell’apparato endocrino o respiratorio per citarne alcuni.

Il corpo grida quello che la bocca tace (Alejandro Jodorowsky)

Le emozioni inascoltate, rimangono quindi comunque attive, avendo conseguenze di cui finiamo per non esserne consapevoli.

Cosa può essere utile?

Non è semplice riconoscere, ascoltare le proprie emozioni, comprendere veramente l’esperienza che si sta vivendo. A volte si evita di pensare e di dare un significato alla propria emozione, a volte si ricoprono emozioni difficili, con altre posticce, come ad esempio ridere per non sentire l’angoscia, o ancora si evitano si sentire le sensazioni del corpo respingendole o finendo per sedarle con i farmaci o altri interventi esclusivamente somatici.

La paura delle proprie emozioni può diventare una costosa abitudine, che rischia di farci perdere il contatto con noi stessi, con i nostri bisogni e le nostre risorse. Accogliere le proprie emozioni è importante, innanzitutto, perché ci fornisce preziose informazioni su quello che sta succedendo o potrebbe accadere e soprattutto perché ci predispone ad occuparci di esse, stemperandole o diminuendole. Accogliere le proprie emozioni può aiutare ad elaborare delle strategie per affrontare delle situazioni che ci mettono in difficoltà, dandoci la possibilità di arrivare preparati all’evento che, ad esempio, ci spaventa e magari anche con meno paura.

Prendere contatto con i segnali che le emozioni mandano, osservare le proprie sensazioni fisiche con curiosità, imparare ad essere accoglienti e gentili con se stessi, accogliendo quello che si sente senza ipocrisie e rigidità precostituite permette di considerare le proprie emozioni, i propri fastidi fisici come occasione di apprendimento, piuttosto che come qualcosa di cui sbarazzarsi nel minor tempo possibile.

Vi lascio con una frase di una canzone di Vasco Rossi che indica come facilitare le nostre emozioni ad assolvere la loro funzione.

“Ho fatto un patto sai con le mie emozioni, le lascio vivere e loro non mi fanno fuori” (V. Rossi)

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