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Infanzia e Adolescenza

La morte “non” raccontata ai bambini

mortebambinib4u
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

È ormai consigliato da tutti i professionisti che si occupavo di educazione psico-affettiva dare ai bambini la possibilità di comprendere ed entrare in contatto fin da piccoli con argomenti naturali che fanno parte della vita. Eppure nonostante questo ci sono ancora nella nostra cultura degli argomenti che creano disagio e mettono l’adulto in difficoltà. La morte, al pari del sesso è sicuramente uno di questi.

Se ci soffermiamo un attimo a pensare ci accorgiamo che, così come è faticoso chiamare le parti intime del corpo con il proprio nome davanti ad un bambino, anche “morte” e “morire” sono termini spesso omessi in cambio di eufemismi e giri di parole, come “andarsene”, “passare a miglior vita” ecc. che in realtà non aiutano affatto i bambini ma anzi li confondono.

Ma perché un tema così naturale come quello della morte diventa tabù?

Perché ci mette in contatto con emozioni ritenute spiacevoli e non buone, che spesso l’adulto stesso rifugia per primo perché non educato a gestirle e che dunque inconsciamente cerca di non far provare anche ai bambini.

Molto spesso quando lavoro con le persone sulle emozioni utilizzo la metafora di una ruota colorata in cui ogni spicchio ha il suo colore e la sua sfumatura. Se riflettiamo in questo senso ci accorgiamo come un colore non possa essere migliore di un altro in quanto tutti contribuiscono a formare la ruota che gira dentro di noi. Le emozioni dunque non possono essere definite buone o cattive, lecite o illecite, ma semplicemente parte del nostro mondo interno. Credere che non conoscerle ci faccia provare meno paura e turbamento è chiaramente un’illusione della mente, in quanto loro esistono ed è invece al contrario attraverso un’accoglienza e una conoscenza di esse che la paura diminuisce.

Cosa  fare allora se si parla di morte ad un bambino:

  • essere onesti
  • tenere presente l’età e il punto di vista del bambino
  • non usare eufemismi o giri di parole
  • non essere troppo vaghi e misteriosi ma neanche riempire la spiegazione di dettagli eccessivi

Vi sorprenderà forse sapere che in Danimarca la morte è un tema presente nei programmi scolastici; se ne parla nel corso delle varie lezioni in cui si studia la vita nei suoi vari aspetti, ma i bambini ne fanno anche esperienza pratica catturando degli animaletti morti che trovano in giardino e di questo se ne fa un momento di approfondimento, di conoscenza e di educazione.

Esistono dei veri e propri protocolli per sostenere i bambini e i ragazzi che entrano in contatto con la morte scegliendo con accuratezza dei momenti per parlarne in classe favorendo l’espressione di emozioni grandi e piccole e aiutando a comprendere meglio.

Questo a mio avviso ci restituisce due messaggi importanti:

  1. La paura a parlare di morte è un fatto molto culturale che impedisce solo di vivere con naturalezza qualcosa che appartiene alla vita e all’individuo.
  2. La chiarezza e l’onestà favoriscono l’espressione delle emozioni permettendo la condivisione di ogni sensazione e sentimento perché ritenuti naturali.

Come genitori, insegnanti, adulti di riferimento si ha sempre il dovere di preparare i bambini alla realtà e alla vita, viene da sé dunque che qualsiasi storia o spiegazione si discosti enormemente da questo scopo non riesce a mettere i bambini in questa condizione.

È chiaro che non è semplice, nessuno cerca di affermare questo, tantomeno in questo articolo; l’elemento importante però come sempre è guardare alle proprie resistenze adulte e provare ad  affrontarle.

Il tabù è un tema molto particolare perché necessariamente si collega a qualcosa di tramandato, di assorbito e vissuto in modo automatico e rigido che necessita di un impegno e una volontà per essere modificato e accolto prima di tutto da parte dell’adulto.

Quali comportamenti possono facilitare la condivisione della morte con i bambini?

Un libro a tema adeguato all’età è uno strumento di aiuto preziosissimo, perché utilizza parole adatte e aiuta a “sentire” e a sviluppare empatia.

  • Parlare della morte degli animali, che sia un ragno o, un pappagallo o il cagnolino di famiglia e dare la possibilità al bambino di sentirne la mancanza senza sminuire i suoi sentimenti.
  • Permettere il ricordo chi non c’è più, attraverso foto, disegni, gesti come piantare un alberello dedicato, che possa simboleggiarne il ricordo.
  • Creare una narrativa sulla persona o l’animaletto che non c’è più, come: “il nonno o il cagnolino era molto stanco e non aveva più la forza di vivere/ giocare”.

Ciò che mi preme ogni volta ricordare è che l’adulto è un modello e un esempio per il bambino sempre. Se i bambini sentono una resistenza a parlare di morte, dolore, lutto, cercheranno di proteggere l’adulto evitando la condivisione di certi sentimenti. Questo non significa però che non provano anche loro quelle emozioni, e se sentono che non possono esprimerle a parole troveranno comunque qualche altro modo che potrebbe non essere funzionale o sano.

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