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L’oro di Gastone: la fortuna ha i suoi perchè!

L'oro di Gastone: la fortuna ha i suoi perchè!

 

L'oro di Gastone: la fortuna ha i suoi perchè!

Ognuno di noi ricorda con piacere la divertente coppia di cugini Gastone e Paperino, nei classici fumetti della Walt Disney. Un elemento che balza subito agli occhi riguarda l’incommensurabile fortuna dell’uno contro l’interminabile sfortuna dell’altro. Da questo scaturivano molteplici simpatiche storie, ridicole ed incredibili nel contempo.

PAPERINO O GASTONE?

Quante persone, in diversi momenti della propria vita, si saranno identificate in Paperino e quante avrebbero desiderato ricevere un po’ della “buona sorte” di Gastone.

Cosa significa essere “fortunati”? Gli eventi negativi capitano solo agli “sfortunati”?

Innanzitutto, occorre sfatare il mito della “fortuna” come un qualcosa di esterno ed estraneo a sé, che capita o che si riceve. Già gli antichi, con l’autore latino Appio Claudio Cieco, ci davano un grande insegnamento: “Homo faber fortunae suae”, ossia l’uomo è costruttore della propria fortuna. Questo significa che l’essere umano non è un soggetto passivo, impotente dinanzi alla realtà del mondo ed in balia della mala o buona sorte.

COS’E’ LA FORTUNA

Il segreto della “fortuna”, ovvero della capacità di cogliere a proprio vantaggio le potenzialità e le risorse in tutto ciò che accade, alberga nell’uomo stesso. Sono le abilità personali e sociali dell’individuo a fare la differenza. Avere fiducia in se stessi, ritenere di avere un ruolo decisivo nel forgiare la propria realtà, nutrire un senso adeguato di autostima, riconoscere di avere le capacità per affrontare le sfide quotidiane o perseguire gli obiettivi fissati, permette all’individuo di credere in se stesso e nelle proprie risorse, di perseverare nell’impegno, di non farsi abbattere dalle sconfitte, ma di imparare da esse, in modo da non precludersi la possibilità di cogliere e sfruttare le opportunità che si presentano. Un atteggiamento positivo, di fiducia ed apertura verso se stessi e la realtà, fa di un uomo una persona “fortunata”.

Se osserviamo, invece, il personaggio di Paperino notiamo immediatamente come la sua “sfortuna” sia, in realtà, costruita ed attesa dallo stesso, anche se inconsapevolmente. Temere di non avere le capacità per farcela in un compito facile o difficile che sia, attendersi che accadano solo fallimenti, percepirsi soli e senza possibilità di ricevere aiuto dagli altri, rappresentano convinzioni che si traducono in un atteggiamento negativo verso se stessi che porterà inevitabilmente la persona a non credere in sé e, conseguentemente, a non impegnarsi nel perseguimento di un obiettivo, a precludersi ogni possibilità di apprendimento dalle sconfitte (che capitano a chiunque) ed a chiudersi in un pessimismo che finisce con l’autorinforzarsi (Es. “non sono capace, non ce la farò mai..è inutile provarci”; “non mi aspetto nulla di buono dal futuro”; “anche se mi impegno, mi andrà male….è sempre così”). In tal modo, la persona si chiude al mondo, rinunciando alla possibilità di “vedere” e di tentare di cogliere le opportunità.

Come la profezia che si autoavvera, colui che si ritiene sfortunato avrà fatto in modo, anche non intenzionalmente, di divenirlo realmente.

CHE SFORTUNA!MA SUCCEDE SOLO A ME?

Gli eventi negativi (contrattempi, difficoltà, sconfitte, lutti, malattie, perdite) capitano ad ognuno di noi, nessuno ne è esente. L’elemento che fa la differenza tra colui che viene chiamato “fortunato” e colui che viene compianto come “sfortunato” sta nell’atteggiamento personale con il quale l’individuo affronta la vita e reagisce agli accadimenti sfavorevoli.

Riconoscere le proprie capacità e credere in esse, cogliere i lati positivi di ciò che accade, poter contare sul sostegno sociale offerto dagli altri (consigli, supporto emotivo ed affettivo, aiuto materiale), rialzarsi dalle sconfitte con nuovo slancio e maggior consapevolezza, cercare attivamente le opportunità, predispone l’individuo a costruirsi un atteggiamento favorevole verso se stesso e la realtà e ad attendersi eventi positivi.

I “SEGRETI” DI GASTONE

A questo punto andiamo a conoscere più da vicino i poteri di cugin Gastone.

Gli ingredienti della sua fortuna rimandano a suggerimenti fondamentali per costruire un atteggiamento personale sano e positivo nei confronti di se stesso, degli altri e della realtà.

1)    CREARE OPPORTUNITA’

La capacità di creare, notare ed usare opportunità. Per fare ciò è essenziale essere aperti a nuove esperienze, estroversi e rilassati nei confronti della vita e coltivare reti di relazioni sociali.

2)    ASCOLTARE LE INTUIZIONI

Prendere le decisioni ascoltando anche ciò che ci dicono le nostre emozioni e le nostre sensazioni, in virtù del loro intrinseco valore conoscitivo, comunicativo ed adattivo filogeneticamente più antico di quello dei processi mentali.

3)    ASPETTARSI DI ESSERE “FORTUNATI”

Attendersi la possibilità di vivere qualcosa di bello. In tal modo, si diviene automaticamente più disponibili nei confronti degli avvenimenti e delle persone che si incontrano.

4)    TRASFORMARE LA “SFORTUNA” IN “FORTUNA”

La capacità di pensare non a quanto siano andate male le cose, ma imparare dalle esperienze negative ed individuarne gli elementi positivi da cui ripartire.

LA VITA E’ COME UNO SPECCHIO:

TI SORRIDE SE LA GUARDI SORRIDENDO

Da questi fattori emerge chiaramente come la chiave di volta della “fortuna” si trovi nel nostro atteggiamento, nella capacità di riconoscere il nostro valore ed adoprarlo per costruire la nostra felicità. E’ fondamentale renderci coscienti del nostro ruolo attivo, e non impotente, dinanzi a situazioni che non subiamo, ma possiamo controllare. Credere di potercela fare induce a capitalizzare le proprie risorse ed energie, a perseverare nell’impegno, con il risultato di aumentare notevolmente le probabilità di riuscita.

Raggiungendo i nostri obiettivi, ci sentiamo gratificati e sperimentiamo intense emozioni positive. Questo aumenta il nostro livello di autostima, la fiducia in noi stessi e nel futuro, e ci dispone a perseverare nella nostra capacità di incidere positivamente sulla realtà.

E’ in tal modo che si costruisce e si consolida un atteggiamento ottimistico e propositivo nei confronti della vita, il quale rivelerà di essere la vera nostra fortuna.

Bibliografia:

Bara B. G. (1996). Manuale di psicoterapia cognitiva. Torino: Bollati Boringhie

Benedetti G. (1989). Comunicazione personale.

Bergin A.E. & Garfield S.L., editors (1994). Handbook of Psychotherapy and Behavior Change: An Empirical Analysis, 4th ed. New York: Wiley.

Lambert M.J., editor (2003). Bergin and Garfield’s Handbook of Psychotherapy and Behavior Change, 5th ed. New York: Wiley.

Goleman D. (1998). Working With Emotional Intelligence. New York: Bantam (trad. it.: Lavorare con intelligenza emotiva. Milano: Rizzoli).

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