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Diventare genitore: la coppia e il figlio adottivo

Diventare genitori adottivi
Dott.ssa Chiara Todaro Merate (LC)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3402469015
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Diventare genitori adottivi

Come psicologa collaboro da alcuni anni preso un’associazione di famiglie adottive, mi occupo dei percorsi di formazione alle coppie che decidono di adottare un bambino. Durante la conduzione dei percorsi di gruppo di preparazione all’adozione, ho incontrato diverse coppie, una in particolare mi ha scritto una mail pochi giorni dopo l’ultimo incontro dicendomi quanto fosse stato utile a livello di maturazione di coppia poter frequentare il corso.

Risulta molto importante per la coppia poter avere un suo spazio di riflessione dove poter maturare senza fretta la scelta adottiva.

Sì perché è la coppia il punto di partenza e molto spesso parlando di adozione l’attenzione è spostata sul bambino, meno sulla coppia e sulla sua motivazione all’adozione. In realtà in molti casi queste riflessioni restano in superficie, così come l’analisi del percorso, che ha portato la coppia alla scelta adottiva, “congelando” a volte il vissuto emotivo connesso alla mancata nascita di un figlio biologico e alla presenza quindi di un “vuoto procreativo”. Questo nodo non risolto e occultato, rende meno agevole la possibilità di legittimarsi come coppia adottiva ed in seguito come famiglia, provocando in alcuni casi anche una crisi di coppia.

Pensando in generale alla coppia possiamo notare che l’incontro con un’altra persona è sempre una fonte di “perturbazione” rispetto al nostro equilibrio. Quando due persone si relazionano costantemente e diventano una coppia, imparano con il tempo a mantenere la loro individualità rimanendo all’interno della relazione. Una coppia che ha già una sua “ricorrenza” di interazioni può permettersi forti perturbazioni senza mettere in pericolo la sua esistenza.

È fondamentale la capacità della coppia di non distruggersi accogliendo un nuovo membro e di adattare l’individualità dei singoli membri, all’interno di una nuova organizzazione. La coppia adottiva non è una coppia “ideale”, ma è una coppia che “funziona”: in genere ha una buona coesione di coppia, con ruoli ben integrati ed interscambiabili, una sintonia emotiva, confini elastici, con una buona integrazione dei rispettivi modelli personali e relazionali di provenienza, confini chiari con le rispettive famiglie di origine. Sicuramente sono coppie aperte alle possibilità, ai mondi possibili, coppie creative. Le famiglie che accolgono bambini hanno una buona disponibilità all’accoglienza, all’ascolto, un atteggiamento sereno.

Il bambino entra quindi nella nuova famiglia con un suo bagaglio relazionale e si deve confrontare con un sistema che ha caratteristiche completamente diverse, in un incontro non facile. La coppia può essere messa a dura prova da alcuni comportamenti provocatori del bambino, che si inserisce nella coppia con le modalità relazionali che ha acquisito nel suo contesto di apprendimento precedente. A volte può avvenire una difficoltà relazionale con uno dei componenti, questa situazione emotiva particolarmente stressante per uno dei genitori può rappresentare un elemento di disturbo nella coppia genitoriale, che può sbilanciare gli equilibri interni, se non vi è una buona coesione ed un forte sostegno reciproco. In alcune situazioni i genitori devono tollerare il rifiuto, l’aggressività ed il dolore espressi dal bambino e tollerare anche momenti di frustrazione ed impotenza. Le perturbazioni, che provoca l’incontro fra la coppia e il bambino, sono molte e agiscono a vari livelli:

–  coniugale (equilibri di coppia, passaggio da coppia coniugale a coppia genitoriale);

–  della famiglia allargata (rapporti con i nonni);

–  dell’identità di sé (una nuova immagine di sé nel bambino, che diviene bambino adottato confermando l’abbandono e la sua diversità, nei membri della coppia, che diventano genitori adottivi confermando l’impossibilità generativa e la loro diversità).

Di frequente la frustrazione ed il lutto non elaborati, per il figlio non nato, occupano la mente del singolo e modificano la dinamica di coppia, riducendo lo spazio creativo nella mente dei futuri genitori, spazio che risulta essere vitale per l’accoglimento del bambino, al quale viene affidato il compito di annullare il lutto e i sentimenti dolorosi collegati alla sterilità. Accanto alle adozioni che riescono ad affrontare le situazioni di crisi evolutive, per esempio quella adolescenziale, trovando nuove soluzioni che permettono di conservare i legami affettivi instauratisi, ci sono altre esperienze di adozione nelle quali prevalgono sofferenza e disagio tanto per i genitori quanto per i figli, che si concludono con il fallimento.

Possono essere diverse le ipotesi rispetto alla crisi nella coppia adottiva che potrebbe avvenire quando la scelta adottiva deve riparare una crisi di coppia già preesistente o quando la scelta adottiva facilita l’evitamento dell’elaborazione della sterilità.

Anche l’ingresso dei figli in adolescenza può far emergere delle differenze individuali nella coppia, negli stili educativi e valori di base che possono mettere in crisi la coppia, così come il passaggio dei figli da bambini ad adulti porta nella coppia una crisi di identità.

L’adozione affonda le sue radici proprio in una doppia mancanza: da parte della coppia la mancanza di realizzazione del bisogno di maternità-paternità, da parte del bambino la mancanza di una famiglia. Il suo esito non è la saturazione reciproca del bisogno, ma assumere le reciproche mancanze e trasformarle in un “progetto-impegno generativo”. Parliamo di scelta adottiva che non si limita alla fase iniziale, ma anche quando il bambino si concretizza in seguito all’abbinamento, la coppia adottiva è chiamata nuovamente a scegliere di essere padre e madre di quel figlio. Anche il figlio è chiamato nel tempo a effettuare una scelta e decidere di essere figlio di quei genitori. L’adozione incontra il suo snodo critico nelle modalità con cui viene trattano il tema della differenza, insieme a quello della reciproca appartenenza. Avviene infatti l’incontro tra tre famiglie: quella reciproca dei componenti della coppia e quella del bambino; tre origini diverse. È importante come la coppia sia stata in grado di integrare prima di tutta la diversità delle loro famiglie di origine, quanto sentono di essersi differenziati e di appartenersi a vicenda, per poter poi integrare la diversa provenienza del bambino, passaggio in più rispetto alla genitorialità biologica.

I requisiti necessari al buon esito del processo adottivo appaiono essere una relazione sana all’interno della coppia e prevalente, rispetto ad altre relazioni dei partner con terzi esterni e che ogni coniuge sappia esaminare la realtà utilizzando contemporaneamente punti di vista diversi e quindi sappia porsi anche dal punto di vista del bambino. Da ciò ne deriva che l’adozione non è fattibile da tutti, ma da quelle famiglie che presentano particolari caratteristiche non inglobabili semplicemente nell’affettività e nel desiderio di adottare, ma riconducibili a più complesse capacità di elaborazione psicologica della propria realtà e di quella del figlio adottivo. Cioè consapevolezza dei propri limiti e capacità di affrontarli e superarli congiuntamente con quelli del figlio.

Bibliografia:

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BOWLBY, J. (1988), Una base sicura, Raffaello Cortina editore.
BRAMANTI D., ROSNATI R. (1998). Il patto adottivo. L’adozione internazionale di fronte alla sfida dell’adolescenza, Franco Angeli.
CAVANNA, D. (2003), Il fallimento adottivo, Infanzia e adolescenza vol.2, n.3.
DELL’ANTONIO, A.M. (1994), Bambini di colore in affido e in adozione, Raffaello Cortina Editore.
FABIO, R.A. (2003), Genitori positivi, figli forti: come trasformare l’amore in educazione efficace, ed. Erickson.
FATIGATI, A. (2005), Genitori si diventa, Franco Angeli, Le Comete.

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