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L’ arte del rinviare

rinviare gli impegni

Chi ha tempo non aspetti tempo

Vi capita spesso di rimandare impegni importanti, commissioni, compiti o attività che richiederebbero solo pochi minuti? Vorreste cominciare una dieta, fare un po’ di esercizio fisico o impegnarvi a cambiare abitudini non salutari, ma poi non riuscite mai a trovare il momento per farlo? Vi ripromettete di mettere ordine sulla vostra scrivania, nei cassetti, negli armadi, ma continuate a procrastinare? Se vi riconoscete in una o più di queste situazioni, il vostro punto debole si chiama procrastinazione, ovvero la tendenza massiva, generale o settoriale, a rinviare al domani.

Il costante rimandare le cose da fare può diventare fonte di stress e mina il personale senso di autostima, facendo sentire la persona incapace e disorganizzata. Ci si sente in ansia o anche in colpa perché non si riesce ad imporsi di fare ciò che ci si è prefissati. Si prova una sensazione di sopraffazione ed impotenza dinanzi ad un’inerzia che sembra inspiegabile.

La tendenza a procrastinare, pervasiva od occasionale, può costare caro in quanto può impedire di raggiungere i propri obiettivi, generando un senso di frustrazione, inadeguatezza ed inefficacia.

Procrastinare richiede un notevole impiego di tempo, energia ed emotività che vengono dispersi crogiolandosi nel senso di colpa per aver rimandato quel che c’era da fare e che, se portato a termine, avrebbe richiesto molto meno tempo e minori energie di quanto temuto.

Le ragioni dell’indugio

La tendenza a rinviare non è un aspetto innato della nostra personalità o del carattere. È un’abitudine, un atteggiamento che, in quanto tale, può essere modificato. Da dove deriva questa tendenza che immobilizza la persona ed accresce il suo senso di disagio? Le motivazioni possono essere molteplici, ma tutte sono riconducibili al sentimento della paura.

Le paure che ci bloccano

Dietro la tendenza a rinviare si nasconde il desiderio di sottrarsi ad un compito, semplice o complesso che sia, in relazione ad una o più paure personali.

–  PAURA DI NON ESSERE PERFETTI Timore inconscio di non riuscire a realizzare un buon prodotto se non si è nelle condizioni ottimali per farlo, pertanto si attende di essere nel giusto stato d’animo, di avere la giusta quantità di tempo a disposizione, ovvero di essere nelle migliori condizioni possibili.

-PAURA DELL’IGNOTOE’ la paura più comune. Si continua a rimandare una decisione od un’azione perché si sperimenta una sorta di sicurezza e conforto nel permanere all’interno della situazione nota in cui si vive, anche se  dolorosa o difficoltosa.

– PAURA DEI GIUDIZI Si rimanda il perseguimento di obiettivi importanti poiché si teme di essere giudicati negativamente dagli altri.

-PAURA DI COMMETTERE ERRORI Si evita di affrontare un compito in modo da non doversi misurare con possibili personali errori, non riconoscendo nello sbaglio la potente valenza di apprendimento.

-PAURA DEL SUCCESSO È una delle cause più sottili della procrastinazione. Le sue radici affondano in domande importanti per la vita dell’individuo. Si teme che il successo possa cambiare determinati aspetti dell’immagine di sé e della propria vita, che si vorrebbero invece salvaguardare.

-PAURA DI DOVER VIVERE AD ALTI LIVELLI Variazione della precedente, tale paura subentra quando si ottiene un grande successo nel fare qualcosa di nuovo. Corrisponde al timore di dover dimostrare, dopo un successo, di rendere sempre ai massimi livelli.

-PAURA DEL CAMBIAMENTO È un’apprensione naturale, ma portata agli estremi. I cambiamenti sono una delle maggiori fonti di stress e molte persone possono preferire di rinunciarvi, evitando di progredire nella vita con la speranza di eludere il terrore del cambiamento.

-PAURA DELLE TROPPE RESPONSABILITA’ Una delle maggiori paure che frenano le persone dal dare il meglio di sé. Suscita il timore di essere sopraffatti dai compiti e di perdere il controllo della loro gestione.

– PAURA DEI SENTIMENTI Si tratta del timore di sentimenti non presenti ma futuri, ovvero di come potremmo sentirci intraprendendo una determinata azione. In tal caso, rimandare qualcosa viene percepito come soluzione per evitare di provare sentimenti negativi, come rabbia, senso di colpa ecc…

-PAURA DI FINIRE Tale paura è legata sia al timore che, una volta terminato il proprio compito, ne vengano assegnati di nuovi (pertanto, si preferisce tirare per le lunghe il più possibile il primo lavoro) sia al timore di finire un lavoro quando è diventato piacevole o ha dato un nuovo senso alla propria vita.

-PAURA DI ESSERE RIFIUTATI È un timore molto frequente che si basa sulla tendenza a prendere il rifiuto, su un qualcosa da noi prodotto, come un attacco alla nostra persona.

-PAURA DI PRENDERE LA DECISIONE SBAGLIATA È la paura di decidere, nel timore che si faccia la scelta errata e si debba convivere con le relative conseguenze. Si cerca di rimandare finchè non si è sicuri che quella decisione sia quella più adeguata.

Riappropriamoci del nostro tempo

Il primo passo da fare per uscire dal tunnel della procrastinazione consiste in un lavoro di autoanalisi: cercare di identificare le paure sottostanti la personale tendenza a rinviare. Una volta riconosciute, riflettiamo su di esse e sulle loro possibili conseguenze. Ci renderemo conto che la paura è affrontabile e ridimensionabile e che, anzi, si può imparare qualcosa di prezioso da essa.

Il secondo passo consiste nell’ “ardua impresa” del cominciare. Alcune semplici, ma mirate indicazioni sul modus operandi di chi valorizza il suo tempo possono aiutare a rivalutare il proprio:

1)Programmate del tempo per programmare

Dedicate ogni giorno un po’ di tempo per la programmazione delle attività che dovrete svolgere, individuando quali sono gli strumenti necessari e le risorse che occorre attivare.

2)     Scrivete liste

Fate una lista di tutte le attività che dovete svolgere, assegnando le relative priorità. Finchè i vostri progetti fluttuano nella mente, permangono nello stato di preoccupazioni informi. Scriverle consente di delinearle, dando loro forma e concretezza.

Fate una seconda lista dove annotare tutto l’occorrente (strumenti, materiali, ecc..).

3)     Spezzate il lavoro in parti facilmente gestibili

Scomponete le vostre attività in piccole tappe. Assegnarsi delle piccole ricompense al conseguimento di ogni tappa motiva e sollecita il raggiungimento di essa.

4)     Fissate delle scadenze

Determinate i limiti temporali entro i quali portare a termine i compiti

5)     Concentratevi su un compito alla volta

In modo da non oberare la mente di lavoro né distrarla, disperdendo inutilmente energie mentali.

6)     Affrontate per primi gli aspetti del lavoro più sgradevoli

Escogitate degli escamotages per alleggerirne il peso, es. ascoltare musica.

7)     Confronto

Parlate agli altri dei vostri progetti o lavori e state ad ascoltarli. Scoprirete una fonte preziosa di consigli utili per ottimizzare il vostro impegno e facilitare il vostro compito.

Spesso il semplice parlare del problema, può far scaturire la soluzione.

8)     Immaginazione

Dedicate qualche minuto per raffigurarvi mentalmente lo svolgimento del lavoro; immaginate ogni tappa del compito, ogni strumento necessario, ogni persona coinvolta. In tal modo, riuscirete ad avere un’idea d’insieme, ma allo stesso tempo dettagliata del lavoro da fare e potrete individuare quello che manca o ciò a cui non avete pensato.

Chi ben comincia è a metà dell’opera

SBARAZZARSI DELLE CIANFRUSAGLIE

Createvi un ambiente ordinato che stimoli all’azione ed alla produttività.

Disordine e confusione alimentano la procrastinazione.

Selezionate ciò che è importante (carte, documenti, fogli, appunti, cataloghi, abiti, ecc..) e gettate il resto. Cernita ed archiviazione sono indispensabili per garantire un buon inizio.

Le radici nell’educazione

Per favorire la crescita di un bambino che sappia divenire un adulto competente nella gestione del suo tempo, risulta essenziale il ruolo giocato dal contesto familiare. Da una parte, esso deve essere in grado di trasmettere modelli comportamentali positivi: il bambino deve poter vedere i suoi genitori affrontare adeguatamente i compiti che li riguardano. Dall’altra, l’educazione del piccolo deve potersi incentrare su una attenta ed empatica presenza affettiva dei genitori che garantisca al bambino lo sviluppo di un adeguato senso di autostima, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione della sua unicità, l’incoraggiamento ad assumersi responsabilità confacenti la sua età, sollecitando lo sviluppo della sua personale creatività nell’affrontare i compiti, il rinforzo dei comportamenti adattivi (come portare a termine i compiti richiesti) mediante approvazione e lodi o piccole ricompense. Il bambino che crede in sé, nel proprio valore e nelle proprie risorse apprende ad affrontare senza paura e serenamente tutte le attività che lo riguardano.

Rita Emmett, The Procrastinators’s Handbook, Walzer £ Co.,2001

Malcolm Slavin e Daniel Kriegman, The Adaptive designe of the Human Psyche, New York,     Guilford Press, 1992.

Mark Epstein, Thoughts without a Thinker, New York, Basic Books, 1995.

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