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L’acufene: un compagno fastidioso?

l'acufene

Con il nome di ‘acufene’ o ‘tinnitus’ si indica la percezione di un suono senza relativa stimolazione acustica esterna. Classicamente viene suddiviso in ‘oggettivo’ e ‘soggettivo’ in base al fatto che anche un esaminatore esterno possa o meno udirlo. Il primo tipo di acufene é in genere provocato da una sorgente reale, fisica, all’interno od in vicinanza dell’orecchio e di esso si può quasi sempre definire la causa e proporre un trattamento adeguato. Il secondo é più frequente ma la terapia difficilmente ha successo.

La valutazione del sintomo è limitata a causa della sua natura soggettiva e della variabilità nella classificazione qualitativa. Si riscontrano descrizioni diverse (fischio, ronzio, sfrigolio, sibilo, soffio, grillo, corrente elettrica, mare, battito, pentola a pressione, aspirapolvere…), e si può presentare un suono singolo o composto e localizzato in varie aree.

Sappiamo dalle recenti scoperte in ambito scientifico come il Sistema nervoso centrale (SNC) anche nell’adulto sia in grado di riarrangiamenti plastici, e si ritiene che l’insorgenza dell’acufene derivi proprio dalla risposta di riorganizzazione del SNC all’alterazione del sistema periferico. Il fenomeno acustico sarebbe quindi risultante di una forma di adattamento.

Le aree cerebrali coinvolte nel fenomeno possono essere sia quelle uditive, che quelle ‘non uditive’ che regolano gli aspetti emotivi della vita di relazione (sistema limbico) e della ‘reazione d’allarme’ (sistema autonomo) dell’individuo, anche se la loro implicazione non è sempre dimostrabile.

Nonostante sia un fenomeno molto diffuso, l’acufene è generalmente poco conosciuto così risulta arduo comprendere il disagio di chi si trova a convivere con questo antipatico rumore.

Si tratta infatti di un elemento che compare non invitato nella vita di chi lo possiede, e talvolta viene ignorato, talvolta no.

In quest’ultimo caso si instaura un vero e proprio rapporto con esso che, in genere, non è tra i migliori, e determina a lungo andare effetti che per tipo e portata richiamano lo stress cronico.

Il fatto che qui vengano sottolineati gli aspetti affettivo – emotivi dell’acufene è per rimarcare come in effetti il problema spesso non è nella presenza del tinnitus in sé, ma nelle ripercussioni che provoca a livello psicologico.

Non a caso infatti i farmaci ipnotico-sedativi, la melatonina e gli antidepressivi triciclici sono ancora considerati i più efficaci nel miglioramento della gestione del sintomo, insieme a trattamenti quali ipnosi, biofeedback, tecniche di rilassamento e psicoterapia.

Una volta instauratosi, difficilmente l’acufene se ne va.

La ricerca da anni si occupa e continua ad occuparsi della possibilità di eliminare il rumore, ma i risultati sono riscontrabili solo in un esiguo numero di casi, e in genere quelli che vengono tempestivamente diagnosticati e presi in carico.

Nella speranza che si possa un giorno trovare la soluzione, se non per tutti, almeno per una più consistente percentuale di individui, l’esercito di chi soffre pesantemente il disturbo cerca di trovare delle strategie per farvi fronte.

Per quanto riguarda la prassi clinica, si sono evidenziati comuni e frequenti aspetti psicologici quali  ansia, depressione, preoccupazione per la salute, stress.

Uno studio durato svariati anni è stato svolto presso la Clinica ORL di Padova, ed ha indagato gli aspetti psicologici correlati a varie patologie otologiche per verificare la presenza di eventuali specificità utili alla presa in carico dei quadri clinici, e tra essi proprio l’acufene vista la sua ampia diffusione.

Lo stereotipo di acufenico che ne è uscito è di una persona ansiosa, sempre preoccupata, di umore mutevole e spesso depressa, e con una difficoltà nell’esprimere sentimenti personali soprattutto se riferiti agli altri.

Anche gli aspetti i negazione sono stati confermati.

Si è evidenziata, per esempio, la tendenza in queste persone a dichiarare un basso livello di stress soggettivamente percepito, a fronte di un’insoddisfazione nell’area della vita che coinvolge il sonno, l’alimentazione ed il tempo libero.

Come dire: ‘sto male, ma va tutto bene…’!

In ultima analisi, comunque, quanto emerso è stata la mancanza di chiari e specifici indicatori differenziali tra i diversi quadri diagnostici dei pazienti otologici.

Queste tendenze e prevalenze, però, si riferivano solo alla parte di acufenici che richiedevano un aiuto, e la cui richiesta era presentata al medico.

Per questo non è stato possibile identificare unilateralmente un tipico quadro del ‘paziente acufenico’.

I risultati hanno dimostrato dunque che l’obiettivo della terapia di supporto al trattamento medico deve piuttosto prendere in considerazione il ‘comportamento di malattia’ (cioè il modo in cui determinati sintomi possono essere diversamente percepiti, valutati ed avere effetto o meno in determinati tipi di persone), e la personalità del paziente nel suo trattamento.

Tale dato assume importanza almeno sotto due aspetti.

Innanzi tutto la conferma della classica discriminazione tra ‘buoni e cattivi fronteggiatori’ del disturbo acufene, che sottolinea come non sia la sola presenza dell’acufene a determinare il disagio.

In secondo luogo l’importanza della valutazione psicologica del singolo soggetto quale momento diagnostico e progettuale dell’intervento, dove il counseling e l’uso degli strumenti ed ausili farmacologici ed audio protesici non sempre sono sufficienti ad affrontare la complessità del caso.

Bibliografia

–          Aita, M. (2006) Le Spinte prevalenti nei soggetti affetti da acufene idiopatico, Quaderni CPD, n° 2

 

–          Barlani, F. (2003). Studio su un gruppo di pazienti con acufene psicogeno: correlazione tra parametri psicometrici e biometrici suggestivi di stress. Tesi di specializzazione in Psichiatria, Università degli Studi di Padova.

–          Cuda, D. (a cura di) (2004). Acufeni: diagnosi e terapia. Quaderni Monografici di Aggiornamento dell’Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani.

–          LeDoux, J. (2002). Synaptic Self: How Our Brains Become Who We Are. New York: Viking Penguin (Tr. it.: Il Sé sinaptico. Milano: Raffaello Cortina, 2002).

–          Rizzardo, R., Savastano, M., Maron, M.B., Mangialaio, M., & Salvatori, L.. Psychological Distress in Patients with Tinnitus. The Journal of Otolaryngology. 1998; 27, 1-6

–          Savastano M., Aita M., Barlani F.. Psychological, neural, endocrine, and immune study of stress in tinnitus patients: any correlation between psychometric and biochemical measures? Annals of Otology, Rhinology and Laryngology. 2007 Feb; 116(2): 100-6.

 

–          Savastano M., Marioni G., Aita M.. Letter. Ear Nose and Throat J. 86: 372-372, 2007.

–          Savastano M., Marioni G., Aita M.. Psychological characteristics of patients with Meniere’s disease compared with patients with vertigo, tinnitus, or hearing loss. Ear Nose and Throat J.. 2007 Mar; 86(3): 148-56.

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