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Salute

L’insonnia nell’adulto, nel bambino e nell’adolescente

L'insonnia nell'adulto, nel bambino e nell'adolescente: l'intervento psicologico
Davide Viola Davide Viola Formia (LT)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3473106781

L’insonnia può essere definita un sintomo soggettivo per cui un individuo si lamenta di dormire poco e/o male e di non trarre dal sonno soddisfazione e la sensazione di avere recuperato energia. Obiettivo dell’articolo è promuovere una conoscenza dell’insonnia nell’adulto, nel bambino e nell’adolescente, con particolare riferimento all’intervento psicologico.

L’insonnia nell’adulto

Un terzo della nostra vita, più di 25 anni, vengono trascorsi dormendo. Più di 6 anni li trascorriamo sognando. Per chi soffre di insonnia le interminabili ore passate a dibattersi nel letto possono essere un vero incubo e condizionare negativamente il funzionamento quotidiano.

Il termine insonnia esprime un concetto puramente soggettivo perchè non esiste un tempo necessario per addormentarsi, così come non esiste una durata ottimale del sonno: mentre alcuni individui necessitano di 2 o 3 ore di sonno per sentirsi del tutto riposati, altri non si sentono in forma se non dormono almeno 9 o 10 ore. I brevi dormitori e i lunghi dormitori sembrano avere anche un diverso profilo psicologico: i primi sarebbero individui ambiziosi, grandi lavoratori, soddisfatti della propria vita; i secondi sarebbero insicuri, perennemente insoddisfatti e tendenti all’umore depresso.

Oltre la quantità esiste un’altra fondamentale caratteristica del sonno: la qualità. I cattivi dormitori presentano durante il sonno una più elevata temperatura corporea, una più alta frequenza cardiaca e un maggior numero di movimenti corporei. Per di più, se vengono risvegliati entro i primi 10 minuti dall’inizio del sonno, affermano di non dormire ma di stare pensando. A riguardo, gli insonni frequentemente sovrastimano enormemente il tempo impiegato ad addormentarsi.

L’insonnia può essere pertanto definita quel sintomo soggettivo per cui un individuo si lamenta di dormire poco e/o male e di non trarre dal sonno soddisfazione e la sensazione di avere recuperato energia. L’insonnia non coinvolge solo le ore della notte ma si ripercuote inevitabilmente anche nelle ore diurne, sottoforma di stanchezza e sonnolenza.

L’igiene del sonno e l’intervento psicologico

Frequentemente gli insonni assumono abitudini o comportamenti che tendono ad aggravare l’insonnia. Si possono quindi suggerire alcune regole che costituiscono quella che si definisce “igiene del sonno”. Le regole più utili per dormire bene sono:

1. Andare a letto e alzarsi sempre alla stessa ora

2. Andare a letto solo se si avverte sonno

3. Se non si riesce a dormire, alzarsi dal letto e andare in un’altra stanza e fare qualcosa di distensivo (leggere o ascoltare la musica, ad esempio)

4. Utilizzare il letto solo per dormire e per l’attività sessuale

5. Evitare sonnellini pomeridiani

6. Evitare attività fisica o mentale intensa nelle ore che precedono il sonno

7. Non dormire davanti alla tv prima di recarsi al letto

8. Non dormire di più durante i week end

9. Evitare di bere caffè, tè, cioccolata, coca-cola e di fumare prima di coricarsi

10. Evitare di assumere alcolici

L’applicazione di queste regole può da sola risolvere o attenuare alcune forme di insonnia.

L’intervento psicologico prevede la psicoterapia, le tecniche comportamentali e le tecniche di rilassamento. La psicoterapia riveste un ruolo d’elezione quando l’insonnia viene identificata come la conseguenza di conflitti interiori.

Le tecniche di rilassamento, come il Training Autogeno, hanno la finalità di indurre uno stato di rilassamento muscolare e un controllo della frequenza cardiaca e della respirazione.

Tra le tecniche comportamentali vanno annoverate la tecnica del controllo dello stimolo e la tecnica del regime ristretto del sonno. La prima si prefigge di rimuovere tutti quegli stimolo ambientali che contrastano l’associazione tra l’idea del letto e quella del riposto notturno. La seconda si prefigge di concedere al paziente di trascorrere a letto solo le ore dedicate al sonno. A questo scopo l’individuo deve, per 2 settimane, compilare giornalmente un questionario per stabilire quante ore passa mediamente nel sonno. Una volta individuato il tempo medio, si concorda l’ora del risveglio in base alle esigenze personali; poi, a ritroso, si calcola l’ora dell’addormentamento, in modo che il tempo passato a letto coincida con il tempo medio di sonno abituale. Per 8 settimane, ogni mattina la persona deve riferire al terapeuta tutto ciò che è accaduto durante la notte. Quando il paziente ha dormito per almeno il 95% del tempo prestabilito per 5 giorni consecutivi, si anticipa di un quarto d’ora il momento di coricarsi, e così via, fino a raggiungere un periodo medio di 8 ore. Per tutta la durata del trattamento, il paziente non dovrà abbandonarsi a sonnellini diurni né rimanere sdraiato, a letto o su un divano.

L’insonnia nel bambino e nell’adolescente

I neonati dormono moltissimo, fino a toccare le 15 ore quotidiane che caleranno in maniera vistosa già attorno al primo anno. Verso i tre anni il bambino avrà bisogno di circa 12 ore di sonno per notte e, verso i sei anni. gli saranno invece sufficienti anche solo 9 ore.

Nel 90% dei bambini il sonno si stabilizza entro i primi 10 mesi di vita, nel senso che esso si protrae indisturbato lungo tutta la notte.

I principali fattori che possono essere causa di difficoltà di sonno nell’infanzia sono:

1. Inadeguate associazioni al momento di addormentarsi (occorre abituare il bambino ad associare il sonno con lo stare nella culla)

2. Eccessiva assunzione di cibo o di liquidi durante la notte

3. Dormire nel letto dei genitori

4. Incubi notturni che possono indurre nel bambino uno stato d’ansia e di paura al momento di coricarsi per il timore che si verifichino.

Nel periodo che va dai 4 ai 12 anni i disturbi del sonno sono meno frequenti e se presenti possono verificarsi sia perchè non si è stabilito un limite preciso circa l’orario in cui il bambino deve coricarsi (non stabilendo così un rituale favorevole alla preparazione del sonno), sia per la comparsa della paura del buio o della solitudine.

Nell’adolescenza i disturbi del sonno diventano più frequenti e vanno ricercati principalmente in una cattiva igiene del sonno.

L’intervento psicologico in età evolutiva

In età evolutiva i disturbi del sonno hanno origine in una relazione sbagliata del bambino con l’ambiente circostante. Pertanto, una volta esclusa una causa organica, gli interventi di tipo psicologico dovranno coinvolgere l’intera famiglia e soprattutto la coppia genitoriale che dovrà imparare a rendere coerente le sue abitudini con quelle che si vogliono far acquisire al bambino.

Alcuni studioso suggeriscono di lasciar piangere il bambino fino a quando non si addormenta esausta e questo per molte volte nella notte finchè il bambino non si adatta alla nuova situazione. Tale provvedimento è profonda fonte di angoscia sia per i genitori ma soprattutto per il piccolo e non è quasi mai accettato. Si può adottare una forma di condizionamento più graduale, lasciando piangere il bambino per un periodo di tempo ogni volta un po’ più lungo prima di accorrere al suo letto. Solo eccezionalmente sarà necessario l’impiego di piccole dosi di farmaci, ma sarà sempre e comunque il pediatra a valutarne l’esigenza.

In generale, il creare e dare rilievo a un “rituale” per mettere a nanna il bambino è di grande aiuto nel rassicurarlo: fiabe, bagnetto rilassante, musica, tutto ciò che può contribuire a creare un senso di sicurezza.

Bibliografia

Coccagna, Il sonno e i suoi disturbi, Piccin

Morin, Espie, Insonnia, McGraw-Hill

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