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Perversioni soft

Il sesso su internet è…. Kinky!

fetish
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

Due ricercatori dell’Università di Boston, Ogi Ogas e Sai Gaddam, hanno pubblicato una ricerca sul volumeA Billion Wicked Thoughts” prendendo in considerazione le parole chiave digitate dagli utenti di Google nelle loro ricerche legate al sesso.

Cosa hanno scoperto?

Che le fantasie sessuali, tanto degli uomini quanto delle donne, si spingono sempre più verso la trasgressione, verso tutto ciò che un tempo poteva essere considerato “perversione”.

I due ricercatori hanno vagliato miliardi di dati raccolti in forma anonima da Mountain View: sintetizzati per raccontare le preferenze sessuali dei cittadini del mondo.

Dall’analisi dei dati emerge che agli uomini eterosessuali:

–        piace navigare sui siti più trasgressivi (come ad esempio quelli che permettono di “spiare” la propria moglie mentre fa sesso con altri partner)

–        trovano più eccitanti le donne grasse rispetto alle magre

–        sono attratti dalla sessualità di donne anziane e di transessuali

–        sono affascinati (quanto gli omosessuali) dal pene

La ricerca rileva poi che, in fatto di parti del corpo ritenute sexy, donne eterosessuali e gay sembrano avere gusti identici: il sedere e i piedi al primo e al secondo posto nelle classifiche di gradimento. Le donne, poi, sembrano interessate ed incuriosite dalla lettura di racconti erotici che parlano di rapporti sessuali tra uomini, spinte non tanto dall’atto sessuale, quanto piuttosto dall’emozione e dall’atmosfera tra i personaggi.

Il sesso di gruppo (in particolare il sesso a tre) sembra piacere più agli uomini che alle donne, che ai film porno mostrano di preferire i video amatoriali.

Sembra proprio che il sesso su internet possa essere “vissuto” in maniera più trasgressiva, o “kinky”!

E tutto ciò riapre il dibattito, mai sopito, sui criteri per poter definire un confine tra normalità e anormalità in campo sessuale.

Willy Pasini ha da tempo introdotto il concetto di “perversione soft” che non qualifica patologie psichiatriche ma esprime la possibilità di sperimentare liberamente esperienze nuove in ambito sessuale:«Gli incontri di gruppo, lo scambio di coniugi, certi comportamenti omosessuali messi in atto solo per il gusto di provare, indossare abbigliamenti inusuali, non devono essere più identificati con l’antica concezione della perversione – spiega Pasini – perché rappresentano un modo di sperimentare una riscoperta possibilità di esprimersi sessualmente; in tal senso la perversione soft aumenta la libertà, al contrario della perversione hard che la limita».

Le perversioni classiche (o hard), infatti, si caratterizzano proprio la mancanza di libertà arrivando a rappresentare una prigione nella quale il perverso si rifugia. Si tratta di un comportamento che lega, obbliga l’individuo a un determinato atteggiamento, andando, conseguentemente, a diminuire la sua libertà. Il perverso deve inesorabilmente mettere in atto il copione fantastico che ha in mente, al contrario delle persone “normali” che possono produrre fantasie molto trasgressive anche comportandosi in maniera abituale.

Oggi forse proprio grazie alla grande diffusione di internet si ha la possibilità di “agire” comportamenti una volta solo fantasticati senza necessariamente diventarne schiavi ma vivendoli come modalità alternative a quelle abituali; in questo senso la libertà dell’individuo è salvaguardata e valorizzata.

E del resto, si sa, protetti dal monitor del computer è più semplice lasciar emergere atteggiamenti maggiormente disinibiti: sul web tutto sembra essere possibile/concesso (o quasi!) e di facile fruizione.

È di questi giorni la notizia che in Giappone presso la University of Electro-Communications, si sta sperimentando il modo per mandare baci virtuali attraverso lo schermo con una particolarissima macchina, che sembra in grado di registrare e riprodurre gli stessi movimenti della lingua.

Il proliferare e la grande diffusione dei siti porno (nel 1991 le riviste porno erano circa 90, solo negli USA, oggi sono circa 2,5 milioni solo i siti porno online bloccati per impedirne la visione ai minori) evita l’imbarazzo di entrare in una videoteca o di recarsi all’edicola per accedere a materiale erotico, il che riduce tutto ad un’esperienza diretta e immediata, aumentando la curiosità nei confronti di pratiche e scelte insolite.

Evidenziando, dunque, come alcuni comportamenti sessuali agiti sul web possano essere ritenuti non patologici, sebbene particolari, bizzarri ed insoliti, è bene sottolineare che esistono delle vere e proprie patologie che si alimentano proprio in rete. Parliamo delle Addiction sessuali che vanno trattate come delle dipendenze vere e proprie.

Una piccola indicazione per autoregolamentarsi: quando un comportamento sessuale atto a produrre piacere e divertimento diventa in qualche modo “obbligatorio”, costrittivo o violento, con conseguenze negative per se stessi o per altri vuol dire che ci stiamo imbattendo in qualche cosa di non sano e sicuro per il nostro benessere.

Contattare un professionista potrebbe essere un passo importante!
Fonti:

Fogel G. Myers W., 1994, “Perversioni e nuove perversioni nella pratica clinica”, Il pensiero scientifico editore, Perugia

Pasini W., 2007, “Le nuove perversioni soft”, http://www.willypasini.it/articoli

http://affaritaliani.libero.it/

www.donnamoderna.com

www.informazione.it

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