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Il rapporto con la natura: un atto curativo

benessere
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

Finalmente eccola qui la Primavera; le ore di luce aumentano, gli alberi sono verdi e fioriscono e la voglia di stare nei parchi aumenta anch’essa.

Sappiamo bene che prendersi delle pause nel verde è molto piacevole e respirare quell’aria tiepida e guardare quei colori spesso è davvero rigenerante, quello che forse non sappiamo o non ci chiediamo è perché, come mai?

Una ricerca di qualche tempo fa condotta dal dott. Eeva Karjalainen, del Finnish Forest Research Institute di Metla, ci racconta di come molte persone quando entrano in contatto con la natura accedono ad uno stato di benessere e si sentono più rilassati. Quello che emerge è che la natura può avere degli effetti curativi.

Questo viene confermato anche  da numerosi studi condotti in altre università nel mondo, oltre che in ambito della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI).

Quello che questi studi hanno dimostrato è un vero e proprio potere positivo dei contesti naturali sull’organismo a vari livelli:

  • Fisiologico
  • Emotivo
  • Cognitivo

Si è visto infatti che stare per brevi periodi e in modo continuativo immersi nel verde dei boschi o dei parchi o della campagna può:

  • ridurre lo stress
  • migliorare l’umore
  • ridurre la rabbia e l’aggressività, migliorando in sintesi tutto il nostro assetto globale.

Da un punto di vista fisiologico i benefici riguardano vari aspetti, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la tensione muscolare e gli ormoni dello stress come il cortisolo, che si riducono.

Anche da un punto di vista cognitivo sembrano esserci dei benefici enormi rispetto alla concentrazione e agli errori che si commettono durante un periodo intenso e noioso di lavoro o di studio.

Uno studio dell’università di Melbourne ha condotto una ricerca su 150 studenti sottoposti a compiti con un alto grado di concentrazione, ad alcuni studenti venivano concesse delle micro-pause durante le quali guardavano per 40 secondi un tetto ricoperto da un tappeto erboso. Dopo la pausa, si è evidenziato che gli studenti esposti al manto erboso rispetto a quelli che avevano guardato i tetti grigi della città commettevano meno errori e dimostravano una maggiore attenzione.

Questo significa che la vista su spazi verdi è in grado di rigenerare le energie mentali spese in compiti impegnativi. Questi studi di sicuro ci dicono delle cose, che in parte in modo generale sappiamo già ma che forse meritano una riflessione e un’attenzione in più.

Nonostante la quotidianità sia spesso fagocitante e ci impedisca di allontanarci da pensieri e impegni, quello che la scienza ci dice è che in realtà basterebbe una micro-pausa di meno di un minuto rivolta ad un’immagine della natura per trarne dei benefici.

Spesso nel sostegno psicologico si aiuta la persona a capire l’importanza del “mollare”, che in realtà è un’esperienza molto poco sperimentata e conosciuta in quanto confusa con il “fermarsi”. Molte persone infatti contribuiscono ad aumentare il proprio carico di stress e di stanchezza perché ritengono di non potersi fermare dagli impegni che la vita gli richiede rimanendo spesso imprigionate in essi e sottoponendo la mente e il corpo ad un livello sempre maggiore di stress che poi provoca tutta una serie di sintomatologie psicofisiche.

E’ importante però capire che “mollare” non significa fermarsi, bensì imparare ad inserire delle micro-pause, dei momenti defaticanti e distraesti, che possono essere anche molto brevi, all’interno del proprio “fare”.

Ha a che fare allora ad esempio con:

  • guardare fuori dalla finestra e cercare la natura.
  • fare una pausa pranzo fuori dal proprio posto di lavoro magari in un piccolo parchetto se c’è.
  • sentire che l’aria entra nel corpo e che respiriamo

In generale mollare significa allentare per un attimo la corda e “stare nel momento presente”. Sappiamo bene che spesso si torna da un weekend o da un viaggio più stanchi e stressati di prima, questa è la prova che non è la quantità del tempo che si ha a disposizione a concederci questo beneficio, ma la qualità, ossia come riusciamo veramente a godere di quella dimensione.

Allora, fermo restando che una domenica passata in un parco è sicuramente rigenerante e dunque se è possibile aumentare le occasioni per farlo ben venga, quello che ci spiegano questi studi è che la differenza sta in come riusciamo a nutrirci di piccoli attimi, favorendo il momento presente e la consapevolezza di ciò che sentiamo, perché è questo che ci fa davvero e velocemente recuperare l’equilibrio con noi stessi.

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