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Coppia

Il litigio fa bene alla coppia?

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 324741 5670

“L’amore non è bello se non è litigarello”! Quante volte vi sarà capitato di sentire questa frase?  Questo è il titolo di una canzone che con il tempo è diventato un vero e proprio modo di dire quando si parla del rapporto di coppia e che in parte racconta il vero.

Una coppia sana, infatti, non è una coppia che non litiga mai ma è una coppia che data la forza del rapporto è in grado di affrontare ed accettare i conflitti, per poterli risolverle in modo costruttivo. Sono quindi coppie che accettano le differenze di opinione, di modi di essere, di atteggiamenti… accettano di essere due individui distinti con un diverso modo di agire e interpretare la realtà!  I partner sono aperti l’uno altro  con curiosità  per potersi confrontare, conoscere e quindi comprendere. Lavorano come una squadra, collaborano tra loro per trovare il giusto equilibrio, il giusto punto di incontro.

Il litigio non è necessariamente un campanello di allarme, può essere del tutto fisiologico.  E’ normale infatti che due persone diverse, che condividono la quotidianità, possano avere divergenze di opinioni. Si può litigare per la gestione della casa, dei figli, del tempo libero,…… e chi più ne ha più ne metta!

Aspetto centrale per la vita di una coppia è quindi prima di tutto accettare e tollerare che i conflitti siano parte integrante della coppia stessa!

Le coppie che durano più a lungo, infatti non sono quelle che non litigano mai ma sono quelle che sanno gestire i litigi in modo costruttivo.

Uno studio pubblicato sul “Journal of Marriage and Famly” e realizzato da un gruppo di studiosi americani dell’Università del Michigan, sostiene che negarsi alle discussioni è una pessima strategia. Sono giunti a questa conclusione dopo aver  esaminato i matrimoni di 373 coppie che sono state intervistate quattro volte, nel corso di sedici anni (dal 1986 al 2002), rivelando come i coniugi che discutevano costruttivamente  avevano tassi di divorzio più bassi rispetto a quelli che evitavano il confronto.

 Se da un lato, l’evitare discussioni risulta essere una pessima strategia, per preservare il rapporto di coppia,  dall’altra bisogna prestare molta attenzione al modo in cui comunichiamo durante la lite, questo aspetto relazionale infatti gioca un ruolo fondamentale nel determinare l’esito del nostro litigio: costruttivo o distruttivo.

Uno studio condotto presso la Università di Washington su un un ampio numero di coppie americane, ha evidenziato che il problema nella coppia, infatti, non è il litigare in sé ma bensì il “come” si litiga!

Gottmann alla luce di questi suoi studi ha evidenziato quattro aspetti relazionali della comunicazione che producono litigi distruttivi in quanto impediscono un reale confronto e scambio di opinioni aumentano così il senso di rabbia e frustrazione percepito:

  1. CRITICARE IN MODO GENERALIZZATO OGNI AZIONE DELL’ALTRO.: “ fai sempre come vuoi”, “non mi ascolti mai”, “ non ti preoccupi mai per me”… Queste critiche generalizzate non faranno altro che svalutare il partner che sentendosi accusato o svalutato reagirà con rabbia alle accuse, assumendo un atteggiamento di chiusura e difesa.
  2. METTERSI SULLA DIFENSIVA OGNI VOLTA CHE L’ALTRO CI FA UN’OSSERVAZIONE. :“ sei tu che non capisci”, “sei tu che mi ignori”, “è colpa tua se….” Rispondere alle osservazioni che ci vengono fatte puntando il dito contro l’altro, significa assume un atteggiamento di chiusura verso il confronto, negando ogni nostra responsabilità e volontà di negoziazione.
  3. DISPREZZO verso quanto ci dice l’altro attraverso sarcasmo, derisione o scherno che portano ad una totale disconferma del partner.
  4. MURO DI GOMMA”. Es.: “fai come ti pare, non mi importa”. Nel momento in cui ci vengono mosse delle obiezioni dal nostro partner o siamo noi a muoverle a lui, un atteggiamento altamente controproducente è reagire con indifferenza. In questo modo, andremo a comunicare una totale mancanza di interesse nel risolvere il conflitto.

Vi è  mai capitato di trovarvi  a discutere su questioni già al centro di precedenti litigi?

Bene, se la risposta è SI, allora  significa che non è stato gestito adeguatamente il confronto!

Tutti gli atteggiamenti evidenziati dallo psicologo Gottmann, sono proprio quelli da evitare durante un litigio per far si che non  rimanga fine a se stesso e quindi distruttivo. L’uso di tali modalità relazionali avranno infatti come comune denominatore il ritiro dalla comunicazione.  Più che di un confronto si tratterebbe di uno SCONTRO!!! Il partner sarà visto come un nemico da sconfiggere, non ci sono alternative o soluzioni valide oltre le nostre in quanto ciò che conta è solo il nostro punto di vista. L’obiettivo del litigio è quindi aver ragione e ci si aspetta che l’altro si assuma ogni responsabilità.

In realtà, non si dovrebbe discutere per aver ragione ma bensì per capire. E per poter capire realmente l’altro dobbiamo essere in grado di ascoltarlo senza giudicarlo per poter così comprendere e accogliere le sue motivazioni, cercando di mettersi nei suoi panni.

All’interno di un litigio costruttivo infatti non c’è chi vince e chi perde, è la coppia che deve uscirne vincitrice che si  confronta, a differenza di ciò che avviene nel litigio distruttivo, e accetta che ci sono diversi modi di vedere la realtà ed interpretare gli eventi.

Come possiamo  gestire adeguatamente un conflitto, rendendolo così costruttivo?

Qui di seguito vi propongo una serie di punti su cui riflettere e a partire dai quali sarà possibile gestire adeguatamente il litigio con il partner, aprendo la strada al confronto!

  1. “Come litigo?” Determinati atteggiamenti possono essere messi in atto senza che ce ne rendiamo conto. La prima cosa su cui bisognerebbe riflettere è quindi il modo in cui comunichiamo con l’altro durante il litigio. Prendere consapevolezza di sé, è un primo passo fondamentale per riuscire a gestire adeguatamente una discussione. Per prima cosa dovremmo quindi chiederci “Come litigo?”:
  • in modo COSTRUTTIVO e quindi per comprendere e confrontarmi
  • in modo DISTRUTTIVO  e quindi per avere ragione sull’altro ostacolando un reale confronto?
  1. “Come mi confronto con il partner? Una corretta comunicazione determina l’esito del confronto. Durante il litigio ciascun partner, dovrebbe riuscire ed esprimersi in modo aperto ed assertivo. Questo significa esprimere il proprio punto di vista senza attaccare l’altro o giudicarlo, facendo riferimento alla situazione concreta, al problema che si intende affrontare. Non vengono mosse critiche alla persona ma si scoprono i propri sentimenti. Oltre ad evitare di muovere critiche generalizzate verso il partner ( “non ti preoccupi mai per me”) , di deriderlo o di reagire con indifferenza a quanto ci dice (“ non mi importa, fai come ti pare”) è necessario sostituire il messaggio TU con il messaggio IO.

Ad esempio, invece che dire:“  TU  non mi ascolti mai, mi ignori, sei un’egoista!” potremmo rivolgerci all’altro dicendo: “ IO mi sento triste, quando non mi ascolti, perché mi sento ignorata/o”.

 In questo modo:

  • metteremo in primo piano le nostre emozioni ( “Io mi sento triste…”),
  • comunicheremo all’altro la situazione circoscritta che ci ha portato a vivere quella determinata emozione (“quando non mi ascolti…..”)  e
  • cosa abbiamo provato in seguito a quel comportamento e/o situazione (“mi sento ignorato”.)

Non andremo quindi ad accusare l’altro di farci stare male, ma parleremo di noi. Questo gli permetterà  di mettersi nei nostri panni ed aprire la strada al confronto.

  1. Cosa provo? E’ bene calmarsi prima di intraprendere un confronto se ci rendiamo conto di essere molto arrabbiati.  Così come è importante interromperlo qualora tale emozione prenda il sopravvento nel corso della discussione. Risolvere i problemi quando si è in preda alle emozioni è molto difficile, in quanto o ci portano a ritirarci dal conflitto (“fai come ti pare”) o ci mettono sulla difensiva (Sei tu che……). In entrambi in casi la comunicazione viene bloccata, con il risultato che non ci si ascolta.
  2. Che problema stiamo affrontando? E’ bene rimanere esclusivamente sul qui ed ora, senza andare a rivangare episodi passati che nulla hanno a che fare con quello presente. Solo così, il problema può trovare una reale e definitiva soluzione. Non interrompere l’altro mentre espone il suo punto di vista ma ascoltarlo per cercare di capire realmente cosa ci sta comunicando e cosa lo ha portato ad adottare quel comportamento, ricordandoci sempre che la responsabilità di quanto accaduto è della coppia, non del singolo!
  3. “Cosa possiamo fare per…..?” Infine per far sì che il litigio sia costruttivo, l’ultimo passo è quello di cercare insieme tutte le possibili soluzioni, valide per entrambi i partner, trovando quindi un punto in comune, un punto di incontro. Per ogni problema c’è una soluzione! Non è necessario fare promesse ma programmare piccoli obbiettivi da raggiungere giorno dopo giorno. Una volta concluso il confronto, più che di parole si ha bisogno di fatti.

All’interno di una coppia sana, litigare quindi  è prima di tutto una forma di comunicazione che permette di esternare i problemi, sentimenti e punti vista. Comunicare all’interno di una situazione di stress può non essere facile ma se modifichiamo il modo in cui comunichiamo e prestiamo attenzione a cosa comunichiamo, dimostrandoci più aperti all’altro, a capire le sue motivazioni, disposti ad accettare le proprie responsabilità e a trovare un punto di incontro su desideri e punti di vista, si potrà intraprendere un processo di cambiamento che rafforzerà l’unione e l’armonia della coppia.

Modificare il proprio modo di rapportarsi e di comunicare con l’altro richiede  attenzione  ed impegno, non possiamo pensare di poter modificare questi aspetti relazionali dal giorno alla notte perché attuati in modo del tutto inconsapevole. Per iniziare a muovere i primi passi verso un adeguata gestione di un litigio  vorrei quindi lasciarvi con un piccolo promemoria:

“Durante un litigio, segui sempre le tre “R”: Rispetto per te stesso. Rispetto per gli altri. Responsabilità per le proprie azioni. “(Dalai Lama)

 

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