Infanzia e Adolescenza
I “perchè” nel linguaggio dei bambini
Primo dato che possiamo prendere come certo è che in ogni bambino ci sono le potenzialità per apprendere il linguaggio e che il confronto con le persone che sono accanto a loro nello sviluppo li aiuta a fortificare queste potenzialità e apprendere il linguaggio. Il cammino di sviluppo del linguaggio segue delle vere e proprie fasi in cui i bambini imparano a comunicare.
Sembra ormai ben accettato e chiaro a tutti la grande importanza che svolge la relazione con i genitori per i bambini e di come, l’apprendimento del linguaggio per i bambini passa attraverso l’esposizione al linguaggio degli adulti.
Intorno ai 24 mesi il linguaggio del bambino diventa più sofisticato e si arricchisce di “se”, “ma” e di ”perchè”.
I bambini imparano a fare domande per poter poi chiedere e riuscire così a entrare in una conversazione in modo più attivo. Si possono individuare due tipi di domande:
- domande interrogative totali (Es: Come ti chiami?);
- domande interrogative parziali (Es: Vuoi il gelato?).
Le domande alle quali si può rispondere con un semplice si/no sono più semplici da apprendere per i bambini e meno impegnative da gestire anche per i genitori. Cosa succede quando un si/no non sono sufficienti per rispondere al bambino? Portando l’attenzione verso i genitori e osservando le dinamiche di interazione tra genitori e bambini sembra evidente come il tutto si complichi all’arrivo dei “perchè”.
Partiamo dal presupposto che, il bambino impara: ascoltando ciò che sente e compiendo un meccanismo di adattamento del suo linguaggio a ciò che sente fino a quando la sua espressione diventa corretta.
Per rispondere a domande del tipo: “Cosa vuoi mangiare?”. I bambini possono rispondere semplicemente nominando un cibo (pasta… carne… gelato…). Pertanto l’apprendimento di queste domande e di queste risposte è per lui abbastanza semplice. Ma quando dovrà rispondere ad una domanda con “perchè” la risposta non è altrettanto semplice e veloce. Cosa succede?
Spesso i bambini rispondono nuovamente con un altro “perchè” dando vita a dei circoli di domande e risposte che spesso stancano i genitori. Situazioni molto ricorrenti sono quelle nelle quali un genitore sta uscendo e dice al bambino:
Mamma – “Ciao, mamma esce va a lavoro”
Bambino – “Perchè?”
Mamma – “Perchè a lavoro mi aspettando”
Bambino – “Perchè?”
Mamma – “Perché mamma deve portare i soldi a casa”
etc..
Una conversazione come questa può protrarsi per lungo tempo e stancare i genitori. Cosa succede nei bambini? Più che cercare di comprendere a livello cognitivo un gran numero di informazioni il bambino sta facendo esperienza di linguaggio (in ascolto e in espressione).
Inoltre, non di poca importanza è il fatto che il bambino sta esercitando un potere sul genitore riuscendo a tenerlo con se nella conversazione.
Ricerche hanno accertato che non sono le informazioni dettagliate e specifiche ciò che è al centro dell’attenzione del bambino: si possono dare risposte semplici!
Soprattutto è importante che il genitore, quando si accorge di essere innervosito o stanco dalla comunicazione interrompa il flusso dei perché non in modo brusco e repentino ma rendendo sempre più semplici le sue risposte.
Ciò che va ricordato è che il bambino in quel momento sta facendo scorta di:
- modi di risposta;
- modi di comunicazione per gestire uno scambio;
- affetto;
- presenza del genitore.



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