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Paure e Fobie

Ho paura! Cosa fare?

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Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

Un’irrazionale e persistente paura”- è questa la definizione seppur stringata ma esplicativa della fobia. Quando si vive una fobia si sperimenta la repulsione per determinate situazioni, oggetti, attività o persone.

Si arriva a parlare di “fobie bizzarre” e on line è consultabile l’elenco delle “fobie più bizzarre”. Alcune di queste “fobie bizzarre”:

  1. Acatartofobia: avversione per lo sporco e per la polvere.
  2. Agrizoofobia: paura degli animali selvatici
  3. Amaxofobia: paura di guidare
  4. Athazagorafobia: paura di essere dimenticati o ignorati, o di dimenticare.
  5. Aurofobia: avversione per l’oro.
  6. Calliginefobia: paura, antipatia, difficoltà a rapportarsi con donne belle.
  7. Catisofobia: paura di sedersi.
  8. Verbofobia: paura delle parole
  9. Xylofobia: Paura degli oggetti di legno o paura dei boschi
  10. Zeusofobia: Paura degli dei

Proprio leggendo questo elenco penso ai miei clienti quando a studio vengono con l’obiettivo di superare una fobia e mi raccontano della forte frustrazione che vivono quando hanno la sensazione che le persone intono a loro non capiscano e anzi tendano a svalutare la natura della propria fobia. Tutto questo diventa ancora più intenso quando le persone vivono fobie cosiddette “bizzarre”.

La stessa dinamica la osservo nel momento in cui i genitori (o qualunque altra figura educativa) sminuisce il mal di pancia del bambino quando al mattino deve andare a scuola oppure uno dei genitori deve allontanarsi e dovrà quindi rimanere solo con un altro adulto.

Nella fobia dell’adulto, come nel bambino che sperimenta ansia di separazione (teme che il genitore non tornerà da lui), le sensazioni sono realmente vissute dalla persona.

Ricordo quando, durante un percorso di counseling psicologico un uomo di 40 anni venuto da me per affrontare delle difficoltà legate al sonno e ad un nucleo ansioso ha maggiormente compreso e accettato il fatto che anche lui possa avere paura, riflettendo sulle situazioni nelle quali il figlio di 7 anni gli parlava della sua paura del buio e lui tendeva a reagire dicendo: «non devi avere paura non c’è niente di cui avere paura». Si è accorto di quanto in questo modo si stesse allontanando dalla sensazione che il bambino realmente viveva impedendosi di comprenderlo. Ciò può essere legato al senso di impotenza «non so come aiutare mio figlio» –  «non so come rassicurarlo».

Le paure, e maggiormente le fobie, non sono “direttamente visibili” e quindi, seppur desiderando di essere di aiuto e sostegno a volte ciò non sembra avere un immediato riscontro.

È necessario fare molta attenzione a svalutare le sensazioni che la persona ci racconta magari perché in quel momento non stiamo sperimentando lo stesso stato di allerta e/o di un reale pericolo.

Il riconoscere questa “paura irrazionale” come non sana per sé rappresenta un fondamento affinché la persona possa andare nella direzione del superamento della fobia stessa. Pur non essendoci una univoca lettura rispetto alla causa delle fobie, si riconosce il ruolo delle esperienze infantili, educative, di modalità di attaccamento ansiose e si parla inoltre di predisposizione genetica con eccessiva reattività dei centri cerebrali che regolano i sistemi di allarme.

Quando si vive la paura fobica, la persona vive una iperattivazione dell’arousal alla luce della quale reagisce sentendo che sta “correndo” un pericolo e innescando il processo di attivazione del sistema di allarme. Frequentemente coloro che vivono una fobia raccontano di non riuscire a controllare la propria reazione – «è più forte di me».

Quando una persona vuole prendersi cura di sé e superare la propria fobia, con l’aiuto di un professionista sarà importante che:

  • individui la propria paura (verso quale situazione-oggetto-persona)
  • conosca l’intensità e le caratteristiche della propria fobia
  • individui le risorse, elementi, cose e situazioni che favoriscono il proprio benessere per sentire che ha accesso alle proprie risorse
  • si ponga piccole mete, micro obiettivi
  • si riconosca premi e rinforzi per il proprio lavoro
  • si aiuti nel distrarre la propria attenzione dei pensieri negativi

Da non dimenticare mai: ricordarsi che questo è un impegno preso con e per se stessi!

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