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Hikikomori: in estate ancora più rischio

Hikikomori
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

Agosto, mese simbolo dell’estate, rappresenta per molti vacanza, relax e divertimento ma come sappiamo non per tutti.

Come psicologa posso infatti confermare come in un periodo tanto bello possano insorgere molti disagi sia per giovani che per adulti. In questo scenario voglio collocare un fenomeno molto particolare che sta crescendo tra i giovani e giovanissimi che, pur non essendo strettamente correlato al periodo estivo, rischia sicuramente di “affacciarsi” o  intensificarsi con maggiore probabilità. Sto parlando del fenomeno Hikikomori letteralmente “stare in disparte”.

Fenomeno dai contorni ancora poco chiari, l’Hikikomori nasce in Giappone ma si sta dilagando molto anche nel nostro Paese (le ultime stime parlano di 100 mila casi italiani), dimostrando come non sia strettamente collegato alla cultura giapponese come si pensava, ma che piuttosto riguardi tutti i paesi sviluppati. Colpisce  principalmente giovani tra i 14 e i 30 anni  soprattutto maschi, anche se il numero delle ragazze sta aumentando, e si manifesta con un vero e proprio ritiro dal mondo con una chiusura anche fisica nella propria camera che può durare mesi ma anche anni.

Cosa spinge ragazzi così giovani ad una chiusura tanto forte e pericolosa?

Le cause possono essere diverse:

  • Caratteriali (intelligenti ma particolarmente introversi e sensibili, faticano a riconoscere le proprie emozioni conseguenza di un forte senso di insofferenza per il proprio corpo che spesso non apprezzano , ad instaurare relazioni stabili e soddisfacenti e ad affrontare le difficoltà e le delusioni della vita).
  • Familiari (relazione tra genitori e figlio molto faticosa in cui il figlio spesso rifiuta qualsiasi tipo di aiuto).
  • Sociali (visione molto negativa della società dalla quale cercano in tutti i modi di fuggire).
  • Scolastiche (l’ambiente scolastico viene vissuto in modo negativo e si preferisce l’isolamento).

Confuso spesso con sindrome depressiva o dipendenza da internet, alla base di questo forte disagio c’è una grande richiesta di aiuto a causa di fragilità e incapacità di accettarsi, credere in sé stessi e nella possibilità di dare qualcosa alla società e al mondo.

Le aspettative di realizzazione sociale costituiscono la pressione più grande per questi ragazzi e chi non la riesce a sopportare molla tutto e decide di auto-escludersi.

In un mese in cui tutto si ferma e quelle pochissime situazioni che tengono impegnati questi tipi di giovani non esistono, la voglia di nascondersi e rifugiarsi in un altro modo può essere ancora più forte. In questo altro mondo che diventa la loro realtà i protagonisti diventano:

  1. computer
  2. telefono
  3. disegni
  4. chat e i gruppi di persone virtuali

E’ importante sapere che un giovane non applica questa chiusura da un giorno all’altro e che dunque, come in tutti i disagi, si può lavorare a livello preventivo riconoscendone i segnali. Quando un ragazzo arriva infatti a stare ogni ora del giorno chiuso in camera con tanto di cena servita davanti alla porta siamo già ad un livello troppo alto per poter prevenire.

Come fare allora a riconoscere i segnali e cosa fare ma soprattutto cosa evitare di fare?

Intanto le cause che portano a questo disturbo possono essere sicuramente una guida:

  • un carattere che tende alla chiusura e che fatica ad affrontare le difficoltà va senza dubbio visto, riconosciuto e sostenuto in questo.
  • una difficoltà di gestione e di relazione da parte dei genitori con il figlio non va sottovalutata, ma curata e affrontata perché spesso lì si annida una delle cause principali che provoca paura nel ragazzo e difficoltà a reggere un confronto e un aspettativa
  • manie di perfezionismo e ideali troppo alti possono essere fattori predisponenti di fronte ad una società tanto competitiva
  • il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli di allarme

Osservare questi primi segnali e intervenire in questo momento sarebbe già un ottimo lavoro di prevenzione per evitare una fase più grave. E’ molto probabile che in quella situazione non si accetti l’aiuto offerto, per questo motivo è molto importante come sempre agire con comprensione  e delicatezza. Come dicevo prima questi ragazzi in realtà mandano un grido di aiuto anche se sembrano non volerlo, solo perché hanno smesso di credere e avere fiducia negli altri e nel mondo ma soprattutto in loro stessi.

Prezioso allora sarà:

  • avvicinarsi a loro con tatto cercando di capire la motivazione del disagio
  • avvicinarsi al loro mondo digitale per comprendere senza giudizio, sfatando la convinzione errata che sia la tecnologia la causa principale. (In questo tipo di disturbo il rifugio tecnologico è solo una conseguenza che spesso anzi li aiuta a gestire l’ansia derivante dalla noia).
  • non forzarli ad uscire di casa staccando la presa del pc o con manifestazioni aggressive, potrebbero chiudersi ancora di più e diventare rabbiosi.

Le chiusure, soprattutto se partono da ragazzi ,sono sempre il sintomo di qualcosa che non va e trovare tempo, voglia e modo per prendersene cura è necessario da parte dell’adulto che può e deve fungere da riferimento, canale e aiuto. Come abbiamo visto le cause non sono solo familiari eppure la relazione in famiglia è come sempre una grandissima risorsa da cui poter partire.

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