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Gioco d’azzardo: dalle origini al come gestirlo

GIOCO_D'AZZARDO_E_SCOMMESSE
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

“Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni. Si più negare la serietà. Ma non il gioco” – Johan Huizinga -

Il gioco d’azzardo è un’attività che è sempre stata presente nella vita dell’uomo. Si pensa che i primi giocatori d’azzardo fossero gli egizi, e si ritrovano tracce anche in Cina, India e Giappone. Così come si giocava d’azzardo nella Roma Imperiale o nell’Inghilterra Elisabettiana. Nell’antichità i giochi più diffusi erano le scommesse e i dadi. La stessa etimologia della parola “azzardo” riporta al dado, deriva infatti dal francese “hazard”, che a sua volta deriva dall’arabo “az-zahr” che vuol dire proprio dado (Lavanco, 2001).

Questo breve excursus vuole sottolineare come il gioco d’azzardo abbia sempre accompagnato l’umanità; risulta, dunque, non un semplice problema, ma un fenomeno complesso caratterizzato da vari livelli: socio-economico, politico, psicologico, problematico e anche ludico/positivo.

Il primo a cui si deve la distinzione dei giochi secondo alcune categorie, tra cui il gioco d’azzardo, è Roger Callois (1958). L’autore ne individua quattro:

  • Giochi di competizione (agon);
  • Giochi di travestimento (mimicry);
  • Giochi di vertigine (ilinix);
  • Giochi di alea (d’azzardo).

I giochi, tendenzialmente, sono caratterizzati dalla presenza di una o più di queste caratteristiche. I giochi d’azzardo hanno in prevalenza la componente di alea, ovvero dove ha una grande influenza il caso.

Per definire un gioco d’azzardo, infatti, devono verificarsi tre condizioni:

  • Il giocatore deve scommettere del denaro;
  • La scommessa, una volta giocata, non può essere ritirata;
  • L’esito del gioco dipende esclusivamente dal caso (Ladouceur, 2003)

Nel nostro Paese il gioco d’azzardo ha subìto una fortissima espansione negli ultimi anni, ponendoci al primo posto in Europa per spesa pro capite nel gioco e quarti al Mondo, dietro Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna.

In Italia i giocatori d’azzardo patologici si attestano tra lo 0.5 e il 2.2% della popolazione; i giocatori problematici, ovvero quelli che non hanno un vero e proprio disturbo di dipendenza, sono tra l’1.5% e il 4%. Tra i minori (ricordiamo che in Italia il gioco è vietato ai minori di 18 anni), invece, più del 50% ha giocato almeno una volta e una percentuale tra il 4% e il 6% sviluppa un rapporto problematico con il gioco.

Oltre a queste caratteristiche bisogna considerare che in Italia il gioco d’azzardo ha subito una fortissima evoluzione anche in termini di tipologia, contesti, caratteristiche e conseguenze.

Si è passati da un passato dove i giochi erano:

  •  Sociali: si giocava con altri;
  • Rituali: si giocava solo in determinate occasioni (feste, domenica, ricorrenze);
  • Lenti: i giochi erano caratterizzati da un tempo molto lungo;
  • Complessi: i giochi richiedevano un certo impegno e dose di abilità;
  • Contestualizzati: si giocava in determinati luoghi (ippodromi, bar, casinò);

 a un presente dove i giochi sono:

  • Solitari: si gioca spesso contro una macchina;
  • Consumistici e Accessibili: si può giocare a qualsiasi ora;
  • Veloci: giochi che durano pochissimo e senza pause;
  • Semplici: giochi molto facili e accessibili a tutti, non richiedono nessun tipo di abilità;
  • Globali: si può giocare ovunque senza differenze.(Croce, 2005)

Queste differenze si possono riassumere in tre caratteristiche principali, ovvero le tre A. I giochi sono: Additivi (suoni e luci che attirano il cliente); Accessibili (sono presenti ovunque e in luoghi dove c’è molta gente); Appetibili (pagamenti immediati e promesse di grosse vincite che richiedono piccoli investimenti), (Croce, 2012).

Come si può riconsocere d’avere un problema con il gioco d’azzardo?

Nel DSM V  (Manuale Diagnostico) viene effettuata una modifica (rispetto al DSM IV) da “gioco d’azzardo patologico” a “disturbo da gioco d’azzardo (gambling disorder)”, equiparandolo alle dipendenze da sostanza, sia per i comportamenti che la persona mette in atto, sia per l’influenza che il gioco ha a livello neurologico.

Ma quali sono le caratteristiche e i campanelli d’allarme da prendere in considerazione quando un individuo inizia ad avere un problema con il gioco d’azzardo?

I principali aspetti sono:

 Chasing: giocare per recuperare le perdite;

  • Craving: pensiero fisso e costante al gioco;
  • Tolleranza: bisogno di giocare sempre di più e aumentare il denaro investito;
  • Assuefazione: bisogno di giocare più spesso;
  • Denaro: la persona investe nel gioco più denaro di quello che può permettersi;
  • Astinenza: quando la persona non può giocare sviluppa nervosismo, tremori e comportamenti aggressivi;
  • Comportamento maladattivo: il gioco diventa un’ attività che influenza negativamente relazioni sociali; famiglia e lavoro.

Un altro aspetto da prendere in considerazione è la presenza o meno di distorsioni cognitive. Le distorsioni cognitive sono tutti quei pensieri errati che la persona rivolge al gioco, come attribuire le perdite esclusivamente alla sfortuna e le vincite alla fortuna, pensare di poter influenzare giochi basati esclusivamente sul caso (come gratta&vinci, lotterie, slotmachine), pensare che a periodi in cui si perde molto seguiranno periodi più fortunati.

Aiutare una persona che ha problemi, più o meno gravi, di dipendenza non è facile. Il primo step riguarda la motivazione al cambiamento. Quello che possiamo fare, però, è assumere un atteggiamento di accoglienza e apertura, anche se può essere complicato e doloroso, nei confronti della persona che vorremmo aiutare. Questo perché le persone con problematiche di dipendenza tendono a non riconoscere il proprio stato e isolarsi, sentendosi minacciati e accusati dal mondo esterno. Creare uno spazio in cui l’individuo si sente libero di parlare del proprio problema senza sentirsi giudicato può essere l’aggancio iniziale per poi rivolgersi a un professionista per iniziare un percorso di sostegno e aiuto rispetto a questa problematica.

“In alcune delle sue manifestazioni, il gioco è estremamente lucrativo o rovinoso e destinato ad esserlo. Ciò non toglie che questa caratteristica si accompagni con il fatto che il gioco, anche nella sua forma di gioco a fine di lucro, rimanga rigorosamente improduttivo” – Roger Caillois -

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