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Infanzia e Adolescenza

Genitori e figli: le insidie dello smartphone

Children using technology
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

Da una recente ricerca svolta nel nostro Paese, emergono dati che a mio avviso valgono la pena di essere analizzati e ragionati da un punto di vista psicologico. La ricerca è stata effettuata sull’uso di apparecchiature tecnologiche, principalmente smartphone e tablet, da parte dei bambini. I risultati parlano abbastanza chiaro: in Italia un bambino su cinque prende contatto con uno smartphone nel primo anno di vita. Se aumentiamo vediamo che tra i 3 e i 5 anni circa l’80% dei bambini sa usare cellulari e tablet che surclassano nettamente la “vecchia tv”.

Come possiamo leggere questi dati? Quali sono le insidie nascoste dietro questo uso precoce degli strumenti tecnologici?

Non è mia intenzione demonizzare l’uso di smartphone e tablet che, come ho già scritto in altri miei articoli, hanno anche dei risvolti positivi nella crescita dei ragazzi.

L’uso di tecnologie:

  • aumenta le capacità visuo-spaziali del bambino;
  • potenzia alcune abilità cognitive;
  • incrementa il multitasking
  • affina determinate skill legate alle tecnologie che nella nostra società sono ormai indispensabili.

Come possiamo vedere, dunque, mettere i nostri bambini davanti a uno smartphone non è di per sé una cosa negativa.

Quali sono, allora, gli aspetti negativi nell’uso dello smartphone?

Come in ogni cosa abbiamo un risvolto della medaglia che probabilmente ci piace di meno. L’uso precoce di strumenti tecnologici, infatti, nasconde delle insidie che dovremmo sempre tenere presenti. Riassumendo, le influenze negative che smartphone e tablet potrebbero avere suoi nostri figli riguardano tre aree:

  • Corpo: stare davanti a uno schermo non permette di consumare le calorie necessarie a mantenere un sano equilibrio corporeo. Esporre troppo presto un bambino all’uso di strumenti tecnologici aumenterebbe il rischio di “abituarlo” a una sedentarietà che in futuro potrebbe trasformarsi in un fattore di rischio per disfunzioni corporee come l’obesità;
  • Dipendenza: in molte ricerche che riguardano la dipendenza da tecnologie e da internet si riscontra come la precoce esposizione, fin dai primi anni di vita, a smartphone e tablet aumenti il rischio di sviluppare successivamente problemi nel rapporto con le stesse tecnologie. Questo fattore di rischio aumenta se anche i genitori, che per i figli sono un esempio, trascorrono molto tempo davanti i loro cellulari;
  • Relazioni: un uso smodato e precoce di smartphone e tablet espone il bambino alla possibilità di sviluppare problemi relazionali. Se da un parte l’incontro con le tecnologie potenzia determinate skill cognitive come capacità mnemoniche o di ragionamento veloce, dall’atra può influenzare negativamente gli aspetti emotivi e relazionali del piccolo. Abituarsi a trascorrere troppo tempo davanti uno schermo inibisce la capacità di comprendere le proprie emozioni e i propri limiti comportamentali, aree che in genere vengono sviluppate proprio attraverso la scoperta e l’interazione con gli altri bambini.

Come possiamo evitare questi aspetti negativi?

Abbiamo visto il risvolto della medaglia. Possiamo, dunque, evitare queste conseguenze negative? Assolutamente sì, attraverso alcune accortezze. Prima di tutto dando importanza al tempo. I bambini, soprattutto se molto piccoli, dovrebbero trascorrere un tempo predefinito e limitato davanti a uno smartphone e possibilmente sotto la presenza di un genitore. Il mezzo tecnologico dovrebbe rappresentare un momento prestabilito e preciso nella giornata del bambino e non esserne parte integrante al pari di altre attività. Questo per non normalizzarne l’uso o esporlo al desiderio di aumentarne l’utilizzo a livello temporale (ricordiamoci infatti che anche la tecnologia può dare assuefazione). Ovviamente dare un limite di tempo all’uso di uno smartphone deriva anche dall’esempio che il genitore da al bambino. Viene difficile pensare di poter chiedere a nostro figlio di non usare più di un’ora al giorno il cellulare o il tablet se siamo noi i primi a utilizzarlo per ore ed ore davanti a lui.

Un altro aspetto a cui prestare attenzione, forse quello più importante, è la motivazione. Qual è il motivo che ci spinge a mettere i nostri bambini davanti a uno smartphone? Diverse ricerche mostrano come la motivazione principale dei genitori che permettono ai loro figli di utilizzare precocemente uno strumento tecnologico, riguarda il tentativo di “tenerli buoni”. Lo smartphone viene utilizzato come mezzo per calmare i bambini quando piangono, fanno i capricci o disturbano eccessivamente. Alla luce di questo trovate delle differenze tra un tablet e un qualsiasi altro giocattolo? A mio avviso, se la motivazione alla base è quella di non farci disturbare, non sono molte le differenze. È dunque fondamentale prestare attenzione al motivo per cui stiamo lasciando nostro figlio davanti a uno schermo e al messaggio che stiamo veicolando.

Ricordiamo che i bambini quando piangono, attirano la nostra attenzione o si mostrano agitati non stanno facendo altro che comunicarci qualcosa che non sanno esprimere diversamente. Rispondere sempre a questa richiesta comunicativa attraverso un videogioco o uno cartone animato sullo smartphone rischia di far passare un messaggio sbagliato. Il rischio è che il bambino percepisca da parte nostra qualcosa del tipo: “non ti voglio vedere”, “non voglio comunicare con te”,”fai silenzio mi disturbi”. Nei primi anni di vita è attraverso l’interazione con il genitore che il figlio inizia ad essere consapevole delle proprie emozioni e dei propri limiti. Un genitore che risponde anche in maniera stizzita o nervosa comunica comunque una presenza al bambino, un voler confrontarsi con lui e lo mette davanti alla possibilità di crescere imparando a gestire e capendo la frustrazione e l’esistenza di se e degli altri. Abituarsi a stare davanti a uno schermo quando ci sono situazioni “spiacevoli” rischia, a lungo andare, di instillare nel bambino il pensiero che al confronto è sempre meglio reagire con l’evitamento o l’allontanamento.

Prestiamo  dunque molta attenzione ai nostri gesti come genitori; sfruttiamo al meglio le potenzialità degli strumenti tecnologici e cerchiamo di non aver paura di “perdere” un po’ di tempo a spiegare ai nostri figli il perché di una parola o di un comportamento.

Ricordiamoci che a essere presenti non si sbaglia quasi mai.

Non parlate “ai” vostri bambini, prendete i loro visi fra le mani e parlate “con” loro.” – Leo Buscaglia -

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