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Sono solo ma… ho tanti “AMICI”

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Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

Si chiama Fomo (dalle iniziali di Fear Of Missing Out) e racconta della paura di essere (o sentirsi) tagliati fuori. Secondo Dan Ariely, docente di psicologia della Duke University e autore del saggio “Predictably Irrational” si tratterebbe di una nuova nevrosi a cui gli utenti dei social network possono esser esposti.

Consiste nel sentimento di solitudine che “socialità digitale” può, in qualche modo, veicolare. I social network permettono, infatti, di essere costantemente aggiornati sulle attività, sugli impegni e su come i nostri “amici” trascorrono il loro tempo libero.

Tutto ciò non solo non rende le persone più “sociali”, ma può  acuire il senso di solitudine: vedere gli amici divertirsi a feste e/o serate in nostra assenza può far crescere il senso di estraneità ed esclusione.

Secondo Ariely: «quando consultiamo le pagine Facebook dei nostri amici si insinua il tarlo del dubbio, la preoccupazione che stiamo prendendo le decisioni sbagliate su come trascorrere il nostro tempo libero».

In una recente ricerca britannica è emerso come il numero di ore che le persone trascorrono interagendo faccia a faccia con gli altri si sia ridotto drasticamente dal 1987, parallelamente alla diffusione dei mezzi elettronici. In meno di vent’anni è triplicato il numero di individui che affermano di non avere nessuno con cui discutere di problemi importanti.

Il grande successo o appeal dei Social Networks sembra essere legato al forte senso di sicurezza, di personalità e di socialità che riescono a fornire ai loro “numerosissimi” utenti.

Su questi canali infatti dilaga l’esibizione dei propri successi e l’omissione/occultamento degli insuccessi.

Lo psicologo Aric Sigman, ribadisce come i siti di social networking creati per stimolare l’interazione fra le persone, in realtà abbiano contribuito a isolarle: «non ci sono prove – ha detto l’esperto – che dimostrino un effetto positivo dei social network sulla capacità di socializzare, ma esistono prove che invece ne fanno emergere un lato negativo, almeno per la salute».

In un articolo pubblicato su Biologist, il giornale dell’Institute of Biology Sigman evidenzia come la perdita di contatti reali e di relazioni interpersonali “dal vivo” possa avere effetti biologici sul nostro organismo. In primo luogo può alterare il modo in cui i geni lavorano, poi può interferire con le risposte immunitarie, i livelli di ormoni, la funzionalità delle arterie e infine può influenzare le performance mentali.

E ancora, David Smallwood, psicologo britannico, esperto di dipendenze, parla di Friendship Addiction, ovvero di una sorta di dipendenza da amici condivisi su Facebook, che porta ad una profonda competizione tra gli utenti dei Social Networks ad avere più amici che si associano alla propria pagina personale. Tutto ciò provoca una distorsione del senso dei veri rapporti amicali e a sua volta una vera e propria dipendenza: numeri sempre più crescenti di persone presentano segni sempre più seri di dipendenza, con sintomi di tolleranza (assuefazione), ovvero la necessità di stare collegati e/o aggiornare i contenuti personali della propria pagina sempre di più ad ogni nuova connessione per raggiungere la medesima sensazione di appagamento; sintomi di astinenza, cioè la sperimentazione di intensi disagi psico-fisici nel caso non ci si colleghi per un certo periodo tempo; ed infine sintomi di craving, ovvero la presenza sempre maggiore di pensieri fissi e di forti impulsi verso come e quando connettersi.

Ma, a dispetto di tutto, Facebook  continua ad essere un fenomeno inarrestabile.

Alcuni numeri:

  • Il numero di utenti italiani iscritti su Facebook è di 12 milioni
  • Sono 25 miliardi i contenuti condivisi su Facebook ogni mese in tutto il mondo
  • L’utente medio ha 130 amici e si collega su Facebook mediamente per 55 minuti al giorno

In ogni caso è bene prestare attenzione a segnali di possibile disagio e chiusura dai rapporti interpersonali “reali” in particolare fra i più giovani.

In una recente indagine condotta dal Messaggero sono emersi 150 casi di “malati di Facebook“; ragazzi ricoverati all’ospedale Gemelli solo nell’ultimo anno, che hanno evidenziato i sintomi della dipendenza da social network. Sono ragazzi con difficoltà di comunicazione, che si rifugiano nella realtà virtuale, rinchiudendo la loro vita tra i pixel del computer. Proprio per aiutare i genitori con figli “malati di Facebook” il Gemelli di Roma ha allestito un reparto specializzato dedicato alle dipendenze legate ai social network.

Fonti:

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