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Paure e Fobie

Fobie e tecnologia: cosa c’è dietro?

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

Nei miei articoli ho parlato spesso di tecnologia e di come ormai faccia parte inesorabilmente della nostra vita quotidiana, influenzando trasversalmente giovani, adulti e anziani. Diventata ormai nostra compagna di vita quotidiana, la tecnologia ha portato con sé la diffusione di conseguenze che a volte possono rivelarsi negative. Oltre alle nuove dipendenze sorte in relazione a un utilizzo disfunzionale e scorretto dei mezzi tecnologici, stanno prendendo piede anche una serie di comportamenti legati a delle vere e proprie fobie rispetto al mondo tecnologico.

La fobia è una paura intensa e persistente, caratterizzata da un fortissimo stato d’ansia. In genere si prova per una specifica cosa e la reazione è di solito sproporzionata al reale pericolo che si corre. La conseguenza più diffusa della fobia è l’ evitamento e la fuga rispetto all’oggetto minaccioso. Calando dunque questo comportamento all’interno del rapporto con le tecnologie abbiamo un’altra faccia della medaglia problematica: da un parte le dipendenze, dall’altra una sorta di rifiuto e di terrore della tecnologia.

Andiamo a vedere quali sono, in base a diverse ricerche, le fobie tecnologiche che si stanno diffondendo:

  • Nomofobia: ne ho già parlato in un mio articolo e rappresenta la paura di non essere connessi con la rete;
  • Tecno fobia: una fobia “antica” che accompagna l’uomo dagli albori dello sviluppo tecnologico e che si trasforma ed evolve insieme ad esso. Rappresenta dunque la paura per tutto ciò che riguarda la tecnologia. Non sempre risulta essere un terrore irrazionale, a volte può essere rappresentata da un rifiuto consapevole e deciso di rinunciare ai mezzi tecnologici (vedi comunità Amish);
  • Cyberfobia: paura irrazionale nei confronti di tutto quello che riguardi i computer, compresi smartphone,tablet, sportelli automatici, etc… Si manifesta con una forte ansia quando si entra in contatto con questo tipo di tecnologia;
  • Telefonofobia: il timore di fare e ricevere chiamata. È una paura che può essere diretta sia all’oggetto telefono sia all’ansia di dover rispondere a una telefonata. Si può manifestare ansia anche con il semplice suono dello squillo;
  • Selfiefobia: come dice il termine stesso la paura di fare dei selfie e in generale di essere fotografati.

Come possiamo vedere, dunque, sono diversi i tipi di paura che la tecnologia si porta dietro e non è detto che non aumentino o si trasformino in altro, seguendo appunto la naturale evoluzione dello sviluppo tecnologico. A livello statistico bisogna dire che sono paure con un basso impatto a livello di percentuale rispetto la popolazione ma, in paesi dove la tecnologia è diffusa da più anni, sono in aumento. Trasversalmente coinvolgono sia persone giovani (selfiefobia, telefonofobia, nomofobia) che persone adulte o anziane (tecno fobia,cyber fobia) che si sono “ritrovate” in un mondo che a volte va troppo veloce. Il quadro, dunque, può far sorgere qualche preoccupazione.

Ma cosa c’è dietro questo aver paura della tecnologia?

Come dicevamo la fobia è un timore irrazionale e spropositato rispetto alla reale minaccia. Ha a che fare con qualcosa che abbiamo dentro nel profondo e del quale spesso non abbiamo consapevolezza. Alcune fobie possono essere fortemente debilitanti (rifiutare ogni contatto con la tecnologia potrebbe portare anche a rifiutare l’utilizzo di macchinari salvavita); altre invece possono riguardare comportamenti senza dei quali la nostra vita non sarebbe cosi diversa (possiamo vivere senza farci per forza un selfie). Perché invito a fare questo ragionamento? Per capire meglio quanto, molto spesso, sia la società ad influenzare i nostri comportamenti, anche quelli riguardanti le nostre paure.

La nostra società, spesso definita del narcisismo usando le parole di Christopher Lasch, ci spinge ad essere il più possibile prestanti, belli, sicuri di sé, felici e idonei a ogni situazione. Una società troppe volte concentrata sul successo personale dove anche la condivisione diventa un momento strategico e funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi. Pensando a tutto questo si può anche capire come sia possibile rifiutare e sviluppare fobie verso quelli che sono gli strumenti cardine con i quali viene espressa questa pressione sociale: i mezzi di comunicazione, le foto, i social. Questo tipo di fobie, dunque, si esprimono attraverso due canali. Da un parte sembrano partire da una paura di essere giudicati dall’esterno, derivante da una forte crisi d’identità e insicurezza tipiche del nostro tempo; dall’altra, questo timore, viene aggirato rifiutando il mezzo che lo veicola.

In poche parole in una società che chiede di essere al massimo, chi non ci riesce ha paura di “essere guardato” dall’esterno e preferisce allontanarsi dalla possibilità di esporsi.

Come ci comportiamo?

Il mio consiglio è sempre quello di guardare la tecnologia come qualcosa che ci aiuta nella nostra vita quotidiana, che ci da “una mano”, ma dandole sempre il giusto peso. Avere sempre un rapporto corretto con i mezzi tecnologici evitando di vederli come un sostituto della vita reale. In fondo sono appunto strumenti e siamo noi a decidere che tipo di uso farne.

Per quanto riguarda, invece, la nostra autostima che spesso viene minacciata dalla pressione di una società frenetica, cerchiamo di ritagliarci momenti nei quali sperimentare attività rilassanti, che riguardino il prendersi cura della nostra persona e del nostro benessere. Proviamo a staccare ogni tanto la spina possibilmente condividendo, dal vivo, quello che ci piace fare con altre persone con le nostre stesse passioni.

“La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio.”
– Elio Vittorini -

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