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Famiglie ricostituite: nuove costellazioni familiari

Famiglie ricostituite
bernardetta-morgante-psicologo-l-aquila Bernardetta Morgante Magliano dei Marsi (AQ)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 328-2763519

Famiglie ricostituite

Qualche mese fa una ragazza di 17 anni mi ha detto: «Ma con tante donne, mio padre si doveva mettere proprio con la madre di D.? Io quella prima non la salutavo nemmeno, perché mi stava proprio antipatica, e adesso devo dividere la mia camera con lei…»
Questa frase ben sintetizza quello che  spesso accade nelle cosiddette “famiglie ricostituite”, in cui figli di genitori separati si trovano a vivere sotto lo stesso tetto, senza legami di sangue e senza averlo scelto. Non sempre questo avviene in modo sereno…

Nella nostra società il legame coniugale sembra essere sempre più fragile; l’emancipazione della donna, i cambiamenti sociali e culturali, hanno fatto sì che il numero delle separazioni e dei divorzi sia cresciuto in modo esponenziale negli ultimi decenni. La famiglia tradizionale sembra aver ceduto il passo a nuovi modelli.
Da questo cambiamento derivano naturalmente delle conseguenze importanti all’interno delle dinamiche familiari, diverse a seconda della composizione della famiglia stessa.

Nel momento in cui si crea una famiglia, nasce una costellazione di legami e di ruoli sociali: si diventa coniugi, genitori, figli, generi, nuore… La separazione o il divorzio spezza questi legami solo in parte, soprattutto quando ci sono dei figli, che sono una sorta di ponte tra il passato e il presente, che continua a sussistere anche quando uno od entrambi i coniugi si impegnano in una nuova relazione.

In seguito allo scioglimento della coppia, quando ci sono figli minorenni, si possono creare delle “famiglie monoparentali”, in cui cioè uno solo dei genitori è presente a tempo pieno, mentre con l’altro vanno negoziati tempi e modalità di relazione. Negli ultimi anni non è più così scontato e automatico l’affidamento dei figli alla madre; assistiamo sempre più spesso all’affidamento al padre o a quello condiviso, anche se spesso la sentenza arriva alla fine di una lunga e dolorosa disputa, che vede i figli contesi al centro di una serie di scontri ed eventi negativi.

Nel momento in cui l’ex coniuge intraprende una nuova relazione, si possono creare delle tipologie di relazioni nuove. Il momento della comunicazione ai figli è abbastanza difficile per i genitori, ed è a volte fonte di conflitti: non sempre i figli riescono ad accettare che qualcuno prenda il posto del padre o della madre.
Una situazione analoga si può creare anche nel caso in cui uno dei due genitori muoia prematuramente e l’altro decida di intraprendere una nuova relazione.

Si vengono a creare diverse possibilità. Le variabili in gioco e le relazioni che ne scaturiscono sono molteplici e coinvolgono più soggetti; in questa sede il focus è tenuto sul punto di vista dei figli.

  • Il/la nuovo/a compagno/a non era precedentemente sposato: questa situazione è probabilmente la meno complessa per i figli, in quanto da una delle parti non ci sono relazioni e ruoli preesistenti di cui tenere conto.
  • Il/la nuovo/a compagno/a era sposato ma non ha figli: l’elemento che si inserisce in questo caso è l’ex coniuge; la modalità di chiusura del precedente rapporto può avere influenze importanti sulla nuova famiglia che si va a costituire.
  • Il/la nuovo/a compagno/a ha figli ma non è l’affidatario: dal punto di vista dei figli questa situazione e la successiva sono probabilmente quelle più spinose. Si comincia a parlare di “famiglia mista”, o “allargata”. È più facile che in questa situazioni si creino conflittualità e gelosie, sia da parte del figlio che sta all’interno di questa nuova famiglia, che di quello che ne rimane fuori e vede il genitore svolgere il suo ruolo nei confronti di altri.
  • Il/la nuovo/a compagno/a ha figli e ne è l’affidatario: È il caso più complesso, quello in cui entrambi i genitori sono affidatari. È quello che possiamo chiamare con un neologismo “modello Cesaroni”, parafrasando la celebre fiction televisiva. Ma la realtà è, come sempre, più complessa; qui le variabili che entrano in gioco sono veramente molte ed è molto difficile riuscire a trovare un equilibrio per ognuna che sia funzionale a tutti i membri. Guardando con gli occhi dei figli, ci si ritrova ad avere a che fare forzatamente con persone che non si conoscono, non sono nostri parenti, e per di più sono figli di colui o colei che arriva al posto del vero genitore…

Oltre alle tipologie di relazione che si impongono, ci sono dei nuovi ruoli, che ne conseguono direttamente. Anche a livello lessicale, la tradizione ha attribuito solitamente una connotazione negativa a queste figure, parlando di patrigno o matrigna e di fratellastro o sorellastra. Basti pensare alle favole che si raccontano ai bambini: Biancaneve, Cenerentola…

Il rapporto con il “terzo genitore”, come lo chiama Anna Oliverio Ferraris (1997), non è sempre semplice. Al di là delle diverse declinazioni che ci possono essere a seconda della tipologia della nuova famiglia, trasversale a tutte le tipologie di situazioni presentate è il fatto che si tratta comunque di un estraneo che entra nella dinamica della famiglia e si inserisce in un sistema di relazioni e di abitudini per i quali si era trovato un equilibrio. Anzi, a volte l’ingresso del nuovo membro, o dei nuovi membri, rendono necessario un “terzo equilibrio”, dopo quello all’interno della famiglia originaria e di quella monoparentale.
Una variabile importante è l’età; il modo in cui comprende ed accetta la nuova situazione un bambino è sicuramente diverso da quello di un adolescente, che si trova già in un’età conflittuale e alle prese con tanti cambiamenti.

A completare il quadro già complesso, si può aggiungere la possibilità che esista un “quarto genitore”, e cioè il compagno del genitore non affidatario.
Sicuramente non è facile il compito di “terzo o quarto genitore”, ma probabilmente è ancora più scomoda la posizione del bambino o del ragazzo che si trova a fronteggiare questa nuova situazione, dopo aver vissuto la separazione dei genitori (più o meno conflittuale), senza averlo scelto. Sottolineo ancora una volta l’importanza della scelta perché nelle situazioni di conflitto si riesce molto meglio ad accettare delle soluzioni che non ci piacciono se queste sono frutto di una nostra libera scelta; quando la situazione ci sta stretta e per di più ci è imposta, è molto più difficile accettarla e trovare un equilibrio.

La frase più frequente che viene ripetuta al compagno/a del genitore è: “tu non sei mia madre”, o “tu non sei mio padre”, riconoscendo poco o affatto l’autorità dell’adulto.
Frequenti sono anche i tentativi di far litigare la coppia neo costituita, con bugie e tranelli. Sono il modo in cui il bambino o il ragazzo tentano di difendere l’esclusività del rapporto con i suoi genitori e il suo gruppo-famiglia.

Altrettanto complesso è il rapporto tra figli di genitori conviventi. Anche all’interno di una famiglia tradizionale si assiste continuamente ai litigi, agli screzi tra fratelli. In questa situazione particolare, questi screzi sono esacerbati dal fatto che non c’è legame di sangue e non c’è molte volte la volontà di accettare questa nuova situazione.

La condivisione degli spazi è un punto molto importante, sia dalla parte del figlio che deve cederli, il più delle volte malvolentieri, sia dalla parte di chi arriva, che si rende conto di essere un ospite poco desiderato, come nel caso di cui si parlava all’inizio.
La differenza di età e il sesso, uguale o diverso, giocano un ruolo molto importante.
Ma si può avere a che fare con i “fratellastri e sorellastre” anche se non sono conviventi, quando questi vivono con il genitore non affidatario; il sentimento della gelosia è in questo caso molto presente, e la conflittualità con il nuovo membro può essere molto aspra.
E se poi aggiungessimo un figlio di secondo letto di uno dei genitori?

Come si è visto, analizzare queste situazioni è come aprire un vaso di Pandora,  all’interno del quale troviamo una miriade di relazioni, emozioni, dinamiche diverse, a seconda anche del punto di vista che si prende in considerazione.
Molte volte però, fortunatamente, l’esperimento va a buon fine, e la famiglia si ricostituisce davvero, con questa nuova costellazione di tripli e quadrupli genitori, per non parlare di nonni, zii, cugini…, che possono costituire anche una nuova risorsa.

Alcuni fattori di successo possono essere individuati:

  • Capacità di ascolto reciproco, sia da parte dei ragazzi che dei genitori.
  • Disponibilità al cambiamento: quando si accetta come dato di fatto la nuova situazione, anche se non sempre di buon grado, si possono mettere in atto tutte le strategie che possono rendere la convivenza il più possibile funzionale a tutti i membri.
  • Gradualità: l’avvicinamento progressivo alla nuova situazione permette ai bambini e ai ragazzi di potersi abituare in un modo più dolce e il meno possibile traumatico, ferme restando tutte le difficoltà di cui si è detto.
  • Culture e subculture familiari: in ogni famiglia, come in ogni gruppo, esistono dei sistemi di regole, di patti impliciti, condivisi a livello conscio ed inconscio. Entrando all’interno di un sistema già costituito, e soprattutto entrando con l’autorizzazione di non tutti i membri del gruppo, occorre fare i conti con questi sistemi impliciti, cercando di conoscerli e comprenderli all’inizio, per negoziarli e cambiarli laddove non siano funzionali solo in un secondo momento, quando il rapporto è stato accettato e si è consolidato.

Occorre quindi costituire una sorta di “patto di convivenza”, firmato a più mani; e l’avallo finale spetta proprio a quei figli che non hanno scelto, ma che possono condizionare profondamente chi ha scelto per loro.

BIBLIOGRAFIA

  • Scabini E. e Iafrate, R., 2003, Psicologia dei legami familiari, Il Mulino, Bologna
  • Oliverio Ferraris A., 1997, Il Terzo genitore, R. Cortina, Milano

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