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Stress

Essere o non essere…ansiosi?

ansia

Ansia e dintorni…è una opportunità di conoscere cosa ci accade quando l’emozione dell’ansia si sviluppa ed eccede, invadendo aree impensabili della vita quotidiana.

Quante volte sentiamo una sgradevole sensazione che ci assale e che non riusciamo a contenere e comprendere?

Ci sta per accadere qualcosa di spiacevole o possiamo chiamarla “ansia”?

Chi non ha provato, in occasione di un impegno importante o di un esame, una sensazione di disagio, con la bocca secca e una sudorazione eccessiva? Nessuno, io penso. D’altra parte, di fronte a situazioni importanti e coinvolgenti che ci mettono alla prova con noi stessi o con gli altri, situazioni cosiddette ansiogene, questa è una reazione normale. E’ un fenomeno psicofisico complesso che coinvolge sia la nostra mente, con una sensazione spiacevole anche molto intensa, sia il nostro corpo, con manifestazioni più o meno evidenti: affanno, tensione muscolare, arrossamento del viso, sudorazione eccessiva, bocca secca, battiti cardiaci accelerati, oppressione toracica e formicolio alle mani e ai piedi. In questi casi, la maggior parte di noi vorrebbe fuggire.

E’ questa l’ansia? Se questo accade vuol dire che siamo ansiosi? Vediamo…

Occorre distinguere lo ‘stato ansioso’, situazione in cui questi disturbi rappresentano una reazione emozionale transitoria, legata ad una situazione che per noi riveste una reale importanza, dall’ansia propriamente detta che è una vera patologia. Nel disturbo d’ansia, infatti, le manifestazioni psicosomatiche già descritte, non solo diventano più intense e frequenti, ma, soprattutto, non riconoscono una causa evidente, e sono di conseguenza sproporzionate. Possiamo quindi dire che la differenza fra il normale ed il patologico è nella causa che scatena una certa reazione (la reazione ansiosa). In origine, di fronte ad un pericolo percepito questa era la risposta dell’organismo che precedeva l’attacco o la fuga; una risposta indispensabile a preservare la specie. Oggi, questa emozione è ancora utile, perché ci rende pronti e capaci di reagire al momento giusto, ma sempre più frequentemente si manifesta senza una reale minaccia esterna, configurandosi come una risposta reale ad un pericolo immaginario.

Possiamo dire che esiste un’ansia “buona” e un’ansia “cattiva”? O un’ansia “fisiologica” e un’ansia “patologica”? L’ansia fisiologica la sperimentiamo ogniqualvolta dobbiamo affrontare un impegno importante oppure quando siamo innamorati; giunge come uno stimolo utile ad attivare le nostre capacità di attenzione e di memoria, che servono a portare a termine un determinato compito nel migliore dei modi o a fare bella figura con la persona desiderata. Tuttavia l’ansia può presentarsi in maniera eccessiva, diventando ansia patologica, con il rischio di compromettere il compito o ostacolare la riuscita del nostro incontro amoroso, addirittura impedendoci di iniziarlo in ogni caso. La risposta ansiosa in questo modo riesce ad anticipare un pericolo o un rischio che ancora non c’è o che magari non ci sarà, prefigurandoci il peggiore degli esiti della situazione immaginata. Quando l’aspettativa e la tensione emotiva superano l’importanza dello stimolo o si manifestano in assenza di esso, allora parliamo di ansia eccessiva e disturbante. Questa quantità di tensione emotiva non è più uno stimolo utile per portare a termine il compito, ma rischia di compromettere la situazione, giungendo a bloccare le nostre azioni e le nostre decisioni. Questa forma di ansia, cosiddetta ansia anticipatoria, arriva a compromettere il processo di adattamento dell’individuo all’ambiente, dando luogo a condotte di evitamento, che ci portano sistematicamente ad evitare situazioni che possono generare ansia. Quando questo accade e l’ansia diventa stabile nella nostra vita può condizionare in maniera sostanziale le relazioni interpersonali e limitare la capacità lavorativa. Inoltre a livello cognitivo l’ansia condiziona la percezione di sé, facendoci sentire incapaci di fronteggiare qualsiasi evento della vita.

L’ansia si può manifestare in vari modi, che possono prendere la forma di una ossessione o ‘fissazione’, di una paura esagerata o di una preoccupazione eccessiva per la propria salute, affliggendoci per un certo periodo di tempo. Il peggioramento della patologia ansiosa può portare all’attacco di panico, alle fobie, al disturbo ossessivo-compulsivo e ad altri disturbi ancora.

Il disturbo da attacchi di panico è caratterizzato dall’insorgere improvviso e inaspettato di intensa paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe imminente. Durante questi attacchi è presente una sintomatologia più marcata dell’ansia, come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento, sbandamento o vertigine, senso di instabilità, sentimenti di irrealtà, parestesie, vampate di calore o sensazioni di freddo, sudorazione, senso di svenimento e paura di “impazzire” o di perdere il controllo.

Spesso agli attacchi di panico si associano alcune fobie, come l’agorafobia e la claustrofobia.

La fobia è una paura eccessiva, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia, ma innesca allo stesso modo la tendenza ad evitare tutto ciò che si associa alla sensazione di paura, come certi luoghi o situazioni.

Il disturbo ossessivo-compulsivo si manifesta con pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi e ripetitivi, che seguono in ordine di tempo i primi con il tentativo di neutralizzarne il contenuto affettivo associato, che è spesso un senso di colpa.

Il disturbo post-traumatico da stress è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico accompagnato da sintomi di aumentata attivazione e da evitamento di stimoli associati al trauma. La persona tende a rivivere continuamente nella memoria e nei sogni un’esperienza traumatica particolarmente rilevante.

Come si può rimediare a tutto ciò?

Oggi, la possibilità di stare meglio se si soffre di un disturbo d’ansia esiste e questa possibilità è offerta da una terapia farmacologica e dalla consultazione psicologica per poter trovare il percorso terapeutico adeguato. Il trattamento integrato di terapia farmacologica e terapia psicologica rappresenta l’approccio più adatto, poiché aumenta la possibilità di miglioramento e previene eventuali ricadute. La psicoterapia offre la possibilità alla persona di ristabilire un contatto rilassato con se stessa e i suoi bisogni.

Dott.ssa Marisa Sciancalepore

Riferimenti bibliografici:

– DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision, 2000, American Psychiatric Association.

– Giusti E., Angelini G., Puglisi M., “Esperienza di panico, trattamento dell’integrazione disturbata”. Quaderni ASPIC, Roma, 2000.

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