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Emozioni

Donare è un piacere?

Psicologo
Aree di Competenza: Ben-essere, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 392/9292955

Donare non è un gesto banale, può racchiudere in sé molti significati, ci parla della relazione che abbiamo con l’altro ma anche di ciò che è importante per noi.

Donare ha a che fare con la sfera del piacere.

Rendere felici gli altri rende felici noi. Quando doniamo agli altri, anche noi guadagniamo qualcosa. Dobbiamo sottolineare una differenza importante tra REGALO e DONO.

Cos’è il REGALO

  • Il regalo appartiene alla sfera delle convenzioni personali o sociali ed è spesso un dare calcolato. La parola regalare deriva da “regalia”, che indica i “diritti del Re”: le prerogative della sovranità che nel Medioevo erano riservate solamente al re, all’imperatore o al sovrano in generale. La parola regalo è associata ad un significato molto sociale dello scambio dove c’è qualcuno che fa’ qualche cosa in cambio di qualcos’altro o per mettersi in mostra. Ad ognuno di noi sarà capitato di osservare che alcuni regali sono fatti con un preciso significato, in una attesa di scambio.

Cos’è il DONO

  • L’origine della parola dono deriva proprio dal verbo dare, ed indica “ciò che si da senza attesa di ricompensa”. Il dono implica la gratuità del dare, il piacere di dimostrare, con il dono, l’affetto ed il significato che quella persona o quella relazione hanno per noi.

Donare implica appunto dimostrare affetto, calore. Il dono si basa su una condivisione profonda ed è il simbolo di ciò che ci lega all’altro. Quando doniamo, ciò che ci preme è che la persona che riceve il dono oltre a gradirlo si ricordi che è nostro.

Donare è un gesto gratuito che non si fa per ricevere qualcosa in cambio (a differenza del regalo) e che deve considerare le due persone protagoniste del dono: chi dona e chi riceve.

  • Chi dona infatti, può volere come “ricompensa”, la soddisfazione dell’altra persona e quindi cerca non solo un pensiero che rifletta i gusti di chi lo riceve ma che rechi anche l’impronta di chi dona, perché quel dono sia riconoscibile in mezzo agli altri. In questo senso il dono porta con sé l’impronta personale di chi dona e allo stesso tempo il riconoscimento del ricevente (desideri, gusti ecc.) e del legame tra chi dona e chi riceve. Spesso i doni più apprezzati sono quelli che fanno riferimento alla relazione o al vissuto di condivisione tra uno o più persone.
  • Chi riceve ha delle aspettative, può nel dono riconoscere lo stile dell’altro e di contro, considerando la gratuità del dono può essere difficile criticare quanto ricevuto, per la filosofia che “è il pensiero che conta”. Inoltre alcune persone possono sentirsi in debito se ricevono un dono e nella condizione di dover ricambiare a tutti i costi, anche se questo non è previsto dall’atto di donare (perché è un gesto gratuito).

La psicologia sociale si è interessata alle regole sociali, spesso non dette e apprese fin dalla tenera età, circa il donare e il saper ricevere regali. Donare è un’azione sociale ed in quanto tale è investita di aspetti psicologici ed è governata dalle regole sociali che qualificano le relazioni.

Nell’offrire un dono, soprattutto quando lo si deve dare ad una persona cara, si condensano un insieme di attese e di aspettative cariche emotivamente.

Non dobbiamo dimenticarci che il ricevente del dono possiamo essere noi stessi!  Possiamo farci un dono da soli, celebrandoci e concedendoci un pensiero ed un desiderio tutto per noi.

Vi lascio alla lettura di una favola ungherese che ci ricorda il potere del dono.

C’era una volta in un villaggio una coppia di giovani poverissimi. Natale era vicino ed il cruccio inconfessato di entrambi era nell’impossibilità di farsi un regalo. Tanto pensarono e tanto fecero l’una all’insaputa dell’altro, che la giovane ebbe l’idea di vendere i suoi lunghi capelli per acquistare una catena elegante adatta all’orologio da taschino dell’amato. Mentre lui barattò l’orologio con due pettinini che la sua compagna non aveva posseduto mai. Quando finalmente si scambiarono i doni, videro che non li avrebbero mai potuti utilizzare nell’immediato ma apprezzarono la profondità dell’attenzione che ognuno di loro aveva riservato all’altro, che li univa al di là degli oggetti scambiati.

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