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Disfunzioni Sessuali

Dispareunia. Dolore sessuale per 1 donna su 7

Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

Si chiama “dispareunia” e racconta del dolore che si prova durante un rapporto sessuale penetrativo.
Un problema molto serio, ma spesso sottovalutato, che ha un impatto pesante sulle donne che ne soffrono, a livello biologico, psico-sessuale, relazionale e professionale; una condizione di disagio spesso “silenziosa” sia per la difficoltà delle donne a parlarne, sia per la mancanza di una cultura e di una sensibilità specifiche in ambito medico.
Per molte donne, infatti, al dolore si aggiunge la difficoltà di trovare specialisti competenti e quindi una cura, e di trovare ambiti dove affrontare le problematiche psicologiche che ne derivano.
Oggi le statistiche ci raccontano che a soffrirne sono circa il 15% delle donne in età fertile e la percentuale sale fin quasi alla metà in quelle in menopausa (44%).
Le cause sono da rintracciarsi in infezioni recidive da candida o pelviche, endometriosi, iperattività del muscolo che circonda la vagina, stipsi fin dall’infanzia. Ma, come ben spiega la professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, all’origine del disturbo non ci sono soltanto fattori biologici ma anche psicosessuali. Paure, inibizioni educative o disturbi d’ansia, possono impedire alla donna di vivere con serenità la propria vita sessuale.
Ma della dispareunia se ne parla ancora poco: «È necessario sviluppare tra i medici una sensibilità – dice Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) – per cogliere i campanelli d’ allarme nell’infanzia (stipsi, disturbi minzionali) e nell’ adolescenza per intervenire precocemente. Da non sottovalutare la difficoltà a inserire l’assorbente interno, spesso non dovuta a imperizia ma a un ipertono muscolare».
Per far luce su questo disturbo la Fondazione Graziottin e l’Associazione Italiana Vulvodinia, hanno organizzato a Milano, con il patrocinio dell’Assessorato alla Salute del comune di Milano, una giornata di studio terminata con un simposio rivolto alle donne e ai loro partner.

«Si tratta di problemi frequenti – precisa la Graziottin – ma che sono tabù anche per ginecologi e medici di famiglia. Non esiste una cultura specifica per affrontare il dolore sessuale in modo rigoroso e mirato e vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi “di genere” direttamente o indirettamente correlati alla sessualità femminile e che spesso le donne faticano a confessare. Trascorrono in media 6/7 anni prima di giungere a una diagnosi». Insomma ci sono “campanelli d’allarme” a tutte le età che vanno colti e indagati.

Tema interessante emerso dai lavori congressuali, il riconoscimento di invalidità per patologia rispetto alla vulvodinia (intesa come presenza di sintomi vulvari fastidiosi come il bruciore, il dolore, spontanei o provocati). Si tratta di una condizione che influenza profondamente anche la vita lavorativa e professionale delle donne.
La ASL di Salerno 2 di Nocera ha emesso il primo riconoscimento in Italia della vulvodinia come patologia organica che procura depressione e rende la donna che ne è affetta parzialmente invalida.

Fonti:
Fondazione Alessandra Graziottin – Per la cura del dolore nella donna
Associazione Vulvodinia: Home
La Repubblica.it – Homepage

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