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Depressione post partum: un’altra vittima

Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

La piccola Carlotta di soli 6 mesi è ora in coma profondo al Policlinico Gemelli e lotta tra la vita e la morte con un trauma cranico, un ematoma alla testa e fratture multiple.
La sua mamma, Daniela, di 32 anni dopo essere stata interrogata dal sostituto procuratore di Rieti Lucia De Santis ed aver ammesso le sue responsabilità- « Sì sono stata io, ma non so per quale motivo l’ho fatto. Solo ora mi sto rendendo conto» – è stata arrestata dai carabinieri della compagnia di Poggio Mirteto. Il suo stato di shock ha convinto gli inquirenti a farla ricoverare nel reparto di psichiatria dell’ospedale Sandro Pertini, nella sezione riservata ai detenuti di Rebibbia.
La donna avrebbe detto di avere gettato la bimba dalla finestra perché stava piangendo.

Dopo la nascita della piccola alla donna era stata diagnostica (da chi?) una sindrome depressiva post-partum ed era in cura da uno psicologo e seguiva anche una terapia farmacologica (prescritta da chi?). Ma in realtà, hanno spiegato il marito ed i vicini, non aveva mai dato segni che potessero far presagire la tragedia. Daniela, a quanto si è appreso, si teneva tutto dentro

La vicenda ha sollevato subito polemiche sulla qualità dei servizi pubblici offerti alle neo-mamme in difficoltà. «È da anni che lottiamo per far decollare il servizio di assistenza domiciliare della Asl di Rieti ai nuovi nati ed alle puerpere – spiega il presidente di Cittadinanzattiva Rieti Antonio Ferraro – e solo da 6 mesi il servizio, fortemente voluto dalle associazioni, è partito, ma solo per chi partorisce all’ospedale di Rieti. Tutte le altre mamme restano senza alcun tipo di supporto. Sono tanti i casi a rischio come la donna di Passo Corese ed agire sulla prevenzione diventa fondamentale».

Ad ogni tragedia di questo tipo il “solito” stupore…. “non aveva mai dato segni che potessero far presagire la tragedia”…
Eppure Daniela ha dato certamente dei segnali del suo disperato bisogno di aiuto se si è arrivati a fare una diagnosi, a prescrivere dei farmaci.
Forse vi è una tendenza a sottovalutare, a sperare che in poco tempo tutto passi.
Spesso, però la solitudine, reale o percepita, uccide.

Ancora un grande dolore…

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