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Ansia e Depressione

La depressione (e l’ansia), male del secolo

Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Dipendenze
Cell.: 3456070728

Da un recente studio condotto dalla Commissione Salute del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio su stigma, ansia, depressione e altre patologie psichiatriche emerge che il 18% della popolazione ha sofferto nel corso della vita di malattie mentali e il 7,3% nell’ultimo anno. Tra queste la depressione è risultata la malattia più comune, sembra che il 10% degli italiani ne ha sofferto nel corso della vita, il 3% nell’ultimo anno.

Il fenomeno risulta più diffuso nelle donne e tra coloro che vivono nelle regioni del sud. Altro dato emerso dallo studio è che il  53% degli italiani, hanno avuto contatto diretto con persone che hanno sofferto di ansia e depressione.
Inoltre, considerando un livello più globale:

  • secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le persone attualmente sofferenti di depressione sono circa 150 milioni.
  • da indagini condotte sulla qualità della vita è emerso come la depressione sia la malattia che crea maggior disabilità e giorni persi di lavoro rispetto a qualsiasi altro disturbo fisico o psichico. Nell’elenco delle malattie più invalidanti a livello mondiale la depressione occupa attualmente la quarta posizione, ma si stima che entro il 2020 raggiungerà il secondo posto.

Alla luce di questi dati, non sorprende che la depressione e l’ ansia siano le parole più cercate in rete. Si cercano i sintomi in cui riconoscersi, le cause e i rimedi.

Innanzitutto, è bene allora cercare di rispondere, seppur sinteticamente, ai quesiti più frequenti:


.: Cos’è la depressione?

La depressione fa parte dei disturbi dell’umore.
Nel linguaggio comune  il termine “depressione” spesso si utilizza per indicare quel sentimento del “sentirsi giù” che tutti noi sperimentiamo in certi momenti.  È frequente sentire l’espressione “oggi sono depresso” per riferirsi a sentimenti di tristezza e mancanza di fiducia provati, ma tale condizione, fa parte delle normali oscillazioni dell’umore.

Nella depressione intesa come disturbo di rilievo clinico, invece il sentimento del “sentirsi giù” è soltanto uno dei diversi sintomi che caratterizzano il quadro clinico o lo stato generale (che è assolutamente sproporzionato rispetto a qualsiasi causa esterna che possa averlo provocato).
Con il termine depressione, inoltre non ci si riferisce ad una patologia univoca ma a una serie di disturbi, distinti tra loro, che presentano però alcune caratteristiche comuni.
.: Come si manifesta? Quali sono i sintomi?

I sintomi che rappresentano le manifestazioni più frequenti della depressione e che sono generalmente presenti nelle varie forme depressive sono:

  • umore depresso, marcata tristezza sfiducia per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno
  • marcata diminuzione o perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività,  anche quelle che prima davano piacere, per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno
  • disturbi del sonno con insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno
  • significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno
  • agitazione marcato o marcato rallentamento psicomotorio
  • affaticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno
  • sentimenti di autosvalutazione o sentimenti eccessivi o inappropriati, sensi di colpa, quasi ogni giorno
  • diminuzione della capacità di concentrazione, attenzione e pensiero. Difficoltà nel prendere decisioni o iniziative in ambito familiare e/o lavorativo
  • irritabilità
  • incapacità di prendere decisioni
  • insoddisfazione generale
  • tendenza ad avere pensieri ricorrenti di suicidio e morte e/o progettualità suicidaria.

Quali sono le cause?

Rifacendoci al modello bio-psico-sociale, attualmente più utilizzato, si ritiene che la depressione sia l’effetto dell’interazione di diversi fattori casuali, quali:

  • fattori biologici, ereditari, condizione medica (gravi malattie fisiche come il cancro, a patologie cerebrali come il morbo di Parkinson , l’ictus o la demenza, ma anche a ipotiroidismo o carenza di ferro, alterazioni ormonali quali quelle che si registrano durante la gravidanza , l’allattamento o la menopausa, ecc.)
  • fattori psicologici (storia del paziente e del sintomo, eventi ed esperienze significative sperimentate nel corso della vita, stress sociale, rapporti con figure di riferimento, ecc.)
  • fattori sociali e culturali (ambiente di appartenenza, situazione lavorativa, rete di sostegno ecc.)

La depressione può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dalla professione e dalla condizione sociale. Tuttavia, sembra che alcuni individui manifestino una maggiore vulnerabilità, sono più a rischio cioè, nello  sperimentare disagi psicologici che possono cronicizzarsi in veri e propri disturbi come quello depressivo.

Come si cura la depressione?

Senza un adeguato trattamento, la depressione può durare mesi o anni: una terapia appropriata al singolo, può consentire tuttavia, un completo recupero.

La psicoterapia e la terapia farmacologica (con antidepressivi) e/o il ricorso di gruppi di mutuo-aiuto, permettono di curare efficacemente la depressione. Per quanto, riguarda il tipo o l’orientamento psicoterapico più adatto ed efficace, oggi sappiamo, che più che l’orientamento scelto, conta soprattutto il rapporto che si instaura fra il soggetto e il terapeuta, rapporto che deve essere caratterizzato da un clima di fiducia e di rispetto.
A chi occorre rivolgersi?

Un primo contatto può avvenire con il medico di famiglia, che, valutata la situazione medica generale, potrà inviare il soggetto per una visita psichiatrica o metterlo in contatto con uno psicologo o psicoterapeuta.
Allo psichiatra di solito ci si rivolge o si viene inviati in caso di depressione grave o rischio di suicidio, in questi casi lo specialista valuterà la prescrizione di una cura farmacologia con antidepressivi.
Lo psicoterapeuta o psicologo è l’interlocutore più adatto in caso di depressioni di lievi o media entità correlate a problemi esistenziali o relazionali.
I gruppi di auto-aiuto offrono sostegno e condivisione della sofferenza aiutando a sopportarla meglio.
Quando bisogna rivolgersi ad uno specialista nel caso di una depressione?

Quando una persona che da un precedente stato di benessere accusa alcuni dei sintomi sopraccitati ( insonnia, ansia e inquietudine, preoccupazioni immotivate, ecc.) che presentano una durata eccessiva (oltre 1-2 settimane). In questi casi è sempre opportuno un controllo specialistico per una eventuale diagnosi precoce di un disturbo depressivo.
Nel caso, quindi, si sospetti o si teme di aver un disturbo depressivo, o si accusino sintomi che inducano preoccupazione per sé stessi o per i propri familiari è bene chiedere aiuto, rivolgendosi a specialistici che sapranno indirizzare e fornire il giusto sostegno.

Chiedere aiuto, può essere un passo difficile, faticoso e con molte conseguenze emotive.
Gli studi, riferiti a paesi con un sistema sanitario evoluto, dimostrano che solo due terzi delle persone affette da depressione si recano da un medico. Solo nella metà di questi casi,  il medico diagnostica correttamente la malattia e solo un terzo delle depressioni accertate viene trattato in modo adeguato.

Pazienti e familiari sono spesso poco informati in merito e cadono facilmente in preda allo sconforto. La società stessa tende a sottacere ogni forma di disagio psichico perchè causa incertezze e paure, ne consegue una serie di pregiudizi sui malati, sui familiari e sulle possibilità di trattamento e tutto ciò non fa che rendere la vita ancora più difficile a tutti gli interessati. Le persone affette da malattie psichiche ed i loro familiari tendono a vergognarsi delle loro sofferenze e cercano disperatamente di nasconderle.

A riguardo è interessante citare la campagna di sensibilizzazione promossa negli ultimi anni dal Ministero della salute contro i pregiudizi sulla malattia mentale .

Non è infrequente nella società contemporanea, il giudizio morale nei casi di malattie mentali  soprattutto nel caso della depressione, un giudizio che porta a condannare ad esempio, la “svogliatezza” della persona sofferente e ad esortarla a reagire, in nome di una richiesta di  efficienza costante del corpo e della mente e di un perenne buon umore, seppur apparente.

Come conseguenza di ciò, è la persona stessa che arriva a giudicarsi per il suo malessere, per le sue incapacità. Spesso infatti la bassa stima, la paura e la sfiducia verso se stessi il futuro, sono accompagnati da giudizi severi per sé stessi, per la propria inefficienza rispetto agli altri e  agli standard sociali comunemente condivisi.
Questo porta ad un ulteriore abbattimento e aggravamento togliendo forza e risorse.

Il rischio, è quello di restare nell’ombra, di nascondersi, e trascurare un disturbo che invece se ben affrontato può essere risolto.

Cercare le giuste informazioni, rappresenta un buon inizio, un’apertura per il recupero, che non va lasciata cadere.

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