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Emozioni

Curare le ferite emotive

ferite-emotive-infanzia
cristina Cristina Pecorari Velletri (RM)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3804653634

Nel corso della vita le esperienze dolorose che ci accadono determinano le nostre ferite emotive.

Le ferite emotive sono diverse da quelle fisiche, che sono solitamente evidenti e per guarire richiedono una chiara cura: se ci facciamo una taglio ad un braccio, anche se può far male, tendenzialmente siamo portati a trovarvi rimedio per curarci. Non è esattamente così per le ferite emotive, che sono ferite dell’anima. Le ferite emotive sono invisibili e proprio questo ci porta più facilmente ad ignorare il dolore o a voltarci dall’altra parte; magari sentiamo semplicemente di non stare bene o di essere facilmente turbati senza aver chiaro cos’è che ci turbi.

Alle ferite emotive si può reagire fuggendo o mascherando il proprio dolore, a volte anche a se stessi o ancora le ferite emotive del nostro passato possono pullulare di emozioni, sentimenti, pensieri che possono marcire e raggiungere limiti insopportabili se non gli viene dato la giusta attenzione che permetta di lasciarle andare.

Le ferite emotive sono “incidenti” durante il nostro percorso di vita che fanno parte del nostro processo di crescita e di apprendimento. Sebbene tutti noi non vorremo mai soffrire ed essere feriti, ciò è inevitabile. Essere feriti, come osserva la psicoanalista Monica Morganti, è una condizione umana imprescindibile e legata al nostro essere vulnerabili: la nostra apertura e disponibilità all’altro ci offre la possibilità dell’intimità con l’altro e una profonda vicinanza, ma ci fa correre il rischio anche di essere feriti.

Alcune ferite guariscono da sole, altre lasciano invece segni profondi e se non chiuse continuano a sanguinare e ad ogni nostro momento di sconforto o di fragilità possono riaprirsi. Ferite recenti possono riattivare ferite simili ma più antiche fatte alla nostra personalità nell’infanzia e ricominciare a sanguinare rendendo il dolore insopportabile.

Le prime ferite emotive ricevute nell’infanzia hanno un forte impatto sulla personalità in costruzione del bambino ed influenzeranno la sua personalità adulta condizionando tutti i suoi comportamenti e atteggiamenti relazionali futuri e strutturando una serie di convincimenti, decisioni riguardo le persone e il mondo. Ignorare la ferita o pensare che con il tempo non faccia più male, può ritorcersi contro di noi, in quanto con il tempo si accumulano le sensazioni sgradevoli associate alla ferita.

Se sono stata ferita da una persona a me cara, verso cui porto rancore, posso chiudermi e perdere fiducia negli altri ed incontrare difficoltà nel costruire nuove relazioni affettive. Il tempo non cura niente se prima non si donano le cure necessarie! Il tempo ci è utile soltanto se ci permettiamo di guardare la nostra ferita ed iniziamo a prendercene cura. Ci vuole tempo, infatti, per rimarginarla, perché non ci faccia più tanto male.

A volte siamo proprio noi che continuiamo a tenere in vita il dolore associato ad una ferita, non permettendoci di lasciarlo andare.

Secondo la psicologa Lisa Bourbeau la paura di rivivere la sofferenza ci costringe ad indossare una maschera che non farà altro che ostacolare i nostri momenti di vita, dando origine a modalità di relazione ripetitive e disfunzionali che non ci permettono di sviluppare il nostro potenziale e vivere armoniosamente. Il rischio è di trasformarci in qualcuno che non siamo, di riempirci di rancore, rabbia o bloccarci nel nostro percorso di vita.

Come curare le proprie ferite emotive?

“Da molto tempo ho appreso che posso curare le mie ferite solo quando ho il coraggio di affrontarle” diceva Paulo Coelho

Non possiamo cancellare il nostro passato, né il dolore che ci è stato inferto, ma possiamo provare a trasformarlo e questo solo se ci permettiamo di affrontarlo.

Nel nostro processo di guarigione ci può essere utile:

  • acquisire consapevolezza;
  • individuare la ferita, invece di ignorarla, parlarne senza vergognarsi e se necessario chiedere aiuto, perché a volte non si riesce a capire da soli;
  • a volte può essere più doloroso di quanto si pensava, altre volte invece il dolore può essere stato ingigantito dalla nostra mente;
  • accogliere il dolore, smettendo di combattere contro di esso, vuol dire iniziare a guardare la ferita.

Tutto questo può essere doloroso ma permette di iniziare a prenderci cura della ferita, di iniziare ad occuparcene personalmente, rintracciando dentro di noi gli strumenti di cura e di autoguarigione. La cicatrice non sparirà mai, ma diverso sarà il dolore che ci suscita e il nostro modo di reagire se impariamo ad accettarla, solo così potremo liberarcene e liberare il nostro potenziale.

Il processo è molto simile a quello che l’ostrica attua quando viene invasa da un corpo estraneo. Soltanto quando un corpo estraneo penetra dentro l’ostrica, questa non riuscendo ad eliminare l’intruso, inizia a renderlo inoffensivo e reagisce secernendo una sostanza cristallina liscia e dura, la madreperla. L’ostrica valorizza quell’invasione, solo così può produrre perle.

Curare le ferite emotive è possibile se ci lasciamo andare ad un processo simile. Crescere attraverso le esperienze dolorose, valorizzarle e renderci conto che saranno proprie queste a renderci preziosi e ad esaltare la nostra bellezza è quello che permette di uscire da quella esperienza rafforzati e trasformati e a far diventare quella ferita un’esperienza di vita.

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