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Crisi universitaria: ho fatto la scelta giusta?

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

Secondo il rapporto Anvur (Agenzia valutazione sistema universitario) nell’ultimo anno l’Italia ha finalmente visto un aumento degli immatricolati nelle proprie università, dopo un trend negativo che durava da circa dieci anni e che puntualmente ci posizionava negli ultimi posti a livello europeo. Il dato che rimane ancora preoccupante però è la percentuale di abbandono dell’università che si attesta – tra il terzo e il quarto anno – intorno al 30%.

Questo numero evidenzia le difficoltà che i ragazzi si trovano ad affrontare durante il delicato percorso universitario. Sono molte le problematiche e i fattori che si nascondono dietro il dato sopracitato, tra questi c’è anche la possibilità di attraversare un periodo di forte confusione e disorientamento, nel quale spesso molti ragazzi si ritrovano, che può essere riassunto con la domanda:

“Ho fatto la scelta giusta oppure quella sbagliata?“

A quanti è capitato almeno una volta di porsi questa domanda durante il proprio percorso di studi universitario? Affrontare il pensiero invasivo di aver sbagliato facoltà commettendo un errore di valutazione per alcuni può rappresentare soltanto un breve periodo di passaggio, per altri può trasformarsi in una vera e propria crisi con forti ripercussioni sulla propria autostima e sulla percezione del proprio futuro.

Vediamo quali possono essere la cause e cosa possiamo provare a fare quando ci ritroviamo in questi periodi.

La premessa da fare è che quando si sceglie l’università si è in un periodo di forte cambiamento dove ancora stiamo strutturando la nostra identità. Si finiscono le scuole dell’obbligo e il percorso universitario, in un certo senso, diventa la nostra prima scelta responsabile che in molti casi, ci può anche portare fuori dal nucleo familiare. Tutto questo, come dicevo prima, in un periodo in cui ancora potrebbe non essersi strutturata la capacità di cogliere i propri bisogni e i desideri. Può capitare di credere di aver chiare le proprie prospettive e i propri obiettivi a 19 anni per poi cambiare totalmente posizione dopo due, tre anni. Quando ci troviamo in difficoltà rispetto al nostro percorso universitario, può essere utile prestare attenzione a quelli che sono i nostri bisogni e desideri attuali cercando di confrontarli con quelli che avevamo quando abbiamo scelto quella determinata facoltà. Questo per poter far emergere eventuali differenze, contraddizioni o rinnovare le motivazioni iniziali.

Il locus of control è la percezione che abbiamo rispetto a quanto gli eventi della nostra vita siano influenzati dalle nostre azioni (locus of control interno) piuttosto che da cause esterne (locus of control esterno). Durante i periodi di crisi e confusione rispetto all’università spesso si può commettere l’errore di attribuire all’esterno i motivi di queste difficoltà: “sono stati i miei genitori a convincermi a scegliere questa facoltà”; “quando ho iniziato era diversa”; “sono i professori a mettermi sempre in difficoltà”. Ovviamente queste possono essere motivazioni assolutamente reali e veritiere, ma cercare di mantenere un locus of control interno, ovvero assumendoci il potere delle nostre scelte, può aiutarci ad aumentare la nostra forza decisionale e la nostra autostima, risorse fondamentali in periodi di crisi.

AVERE CHIARO L’OBIETTIVO

Sicuramente non è facile avere sempre chiari i propri obiettivi, a maggior ragione in un ambito a medio-lungo termine come quello universitario. Molti ragazzi scelgono una determinata facoltà non per il percorso di studi in sé, ma in prospettiva del futuro lavoro e degli eventuali guadagni, trascurando le proprie attitudini personali; altri invece fanno l’esatto contrario. Rispetto a questo non esiste una scelta giusta o sbagliata; è però una una buona indicazione monitorarsi costantemente sugli obiettivi che ci si è prefissati: sono cambiati? Mi rispecchiano? Sono congrui ai miei bisogni?

Molto importante è non dare per scontato che il percorso di studi coincida con la futura professione.

Un altro atteggiamento importante per affrontare un eventuale crisi universitaria è quello di accettarla e accoglierla, evitando di negarla o sottovalutarla. Spesso la prima cosa che ci viene in mente quando mettiamo in discussione il nostro percorso universitario è: “ormai ho iniziato, devo portarlo a termine”. Questo modo di pensare a volte può essere utile in quanto ci rimanda un senso di forza e autodeterminazione; non dobbiamo però dimenticarci che, in quanto persone con una nostra unicità e complessità, abbiamo bisogno di trovare un senso a quello che facciamo. Spesso, piuttosto che intestardirsi su una scelta, può rivelarsi più utile provare a riscoprirne sempre il senso, ponendosi dei dubbi e mettendola in discussione. Un altro modo per accogliere una eventuale crisi è parlarne, tirare fuori le proprie emozioni senza aver paura di essere giudicati (dai professori, dagli amici o dai genitori). Avere la possibilità di parlare di quello che ci sta accadendo ci regala una maggiore consapevolezza di noi e dei nostri mezzioltre a chiarire meglio cosa abbiamo dentro.

Un’ultima indicazione va anche ai genitori quando i propri figli affrontano una crisi rispetto al loro percorso di formazione. È importante lasciare uno spazio libero di dialogo all’interno del quale i ragazzi possano parlare spontaneamente anche dei loro dubbi, delle loro perplessità evitando giudizi o liquidando frettolosamente eventuali periodi di confusione giudicandoli “atteggiamenti immaturi o superficiali”, “crisi di passaggio”. I genitori hanno il compito di esplorare continuamente la curiosità dei propri figli soprattutto in periodi di formazione e cambiamento come quelli riguardanti il loro percorso universitario.

Ricordiamoci che i dubbi e le crisi possono portare delle difficoltà ma ci danno la possibilità di migliorarci rendendoci più forti.

 “Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come volere togliere l’aria ai nostri polmoni”. (Tiziano Terzani)

 

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