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Infanzia e Adolescenza

Crescere con una disabilità

Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

Crescere significa avvicinarsi all’età adulta, con tutti i cambiamenti fisici e mentali che questo comporta. Entrare nell’età adulta richiede infatti un percorso obbligato sul sentiero dell’adolescenza, delicata età di passaggio, in cui il  terreno cambia, le certezze dell’infanzia vacillano e tutta una serie di aspetti prima oscuri prendono improvvisamente forma in un corpo e una mente ancora poco preparati. La conseguenza è la possibilità di sperimentare sentimenti di vuoto per le certezze perse, paura per un nuovo ancora sconosciuto e disagio per i cambiamenti che si avvertono.

Se a questo si aggiunge anche la presenza di una disabilità la cosa diventa inevitabilmente più complicata. Esistono vari gradi di disabilità e soprattutto vari tipi (fisica, sensoriale, intellettiva) che possono influenzare, a vari livelli, il rapporto con la propria condizione.

Nei casi in cui non è inficiato gravemente l’aspetto intellettivo e la consapevolezza della propria condizione è alta questo provoca quasi sempre una crisi profonda e un crollo emotivo nell’adolescente.

Accanto alla crescita fisica infatti ne avviene anche una cognitiva che comporta una maggiore capacità di comprendere la propria disabilità molto più di quanto fosse possibile durante l’infanzia. Il confronto con il gruppo di pari diventa allora devastante e doloroso e la sensazione di “diversità” si traduce spesso in “mancanza di”.

Secondo la teoria dello sviluppo cognitivo di Piaget il livello di consapevolezza cambia con gli anni dello sviluppo attraversando diversi periodi, ma è solo a partire dai 12 anni che si riesce a formulare pensieri astratti ricavando tutte le possibili conseguenze logiche di una condizione o un evento. Questa maturazione cognitiva mette allora l’adolescente disabile di fronte ad una crisi che va sicuramente conosciuta, riconosciuta e affrontata con i giusti ausili.

Cosa cambia rispetto all’infanzia?

Innanzitutto l’aiuto esterno, la scuola, la famiglia e tutta la rete che ruotava intorno al bambino durante l’infanzia, se pur facessero sentire il peso di una scarsa autonomia e indipendenza, garantivano comunque un “senso di protezione”, con i loro ritmi scanditi e la loro presenza, che si va avvertendo sempre meno.

In questa delicata fase infatti:

  • crescono le incertezze verso il futuro.
  • iniziano a diminuire quelle che potremmo definire le “speranze di guarigione” legate all’età evolutiva.
  • ci si avvia verso le scuole superiori con l’aumentano delle richieste didattiche e il carico dello studio e delle difficoltà.
  • la scuola diventa sempre meno il “contenitore” che protegge e sempre più il trampolino da cui lanciarsi, richiedendo e insieme stimolando crescita e autonomia.

Nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita il 3 Dicembre 1981, e diventata anche Giornata Europea delle Persone con Disabilità nel 1993, forse meritano ancora più attenzione concetti di autonomia, sostegno, scuola e futuro per i ragazzi disabili.

La scuola in questo senso è sicuramente l’organo da cui partire, in quanto luogo di conoscenza, comprensione e dunque possibilità enorme per il futuro.

Oggi sono molto discusse le proposte che vengono fatte rispetto alle figure professionali che lavorano a scuola con i bambini e i ragazzi disabili, i quali sembrano dover diventare sempre meno numerosi e sempre più competenti in troppi e diversi settori.

 Le specializzazioni che si richiedono ad esempio ai docenti si sostegno sono:

  • Didattiche
  • Mediche/infermieristiche
  • Psicologiche/pedagogiche

Viene allora da chiedersi se sia possibile che un singolo docente di sostegno possa acquisire e soprattutto utilizzare tante competenze diverse.

Quello che è certo è che un ragazzo disabile ha sicuramente bisogno che le diverse competenze, soprattutto in ambito educativo e formativo, siano presenti al massimo per lui, così da riuscire a stimolarlo adeguatamente e a compiere un lavoro di potenziamento che lo renda il più possibile competente e sicuro nelle sue capacità, garantendogli un futuro dignitoso e al massimo delle sue possibilità.

Un deficit e una disabilità provocano inevitabilmente delle difficoltà, ma se affrontate con programmi educativi pensati per gli alunni disabili e soprattutto con progetti di educazione alla disabilità che promuovano una VERA conoscenza e integrazione possono anche aprire nuove possibilità legate alle diverse stagioni della vita.

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