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Salute

Cos’è l’invecchiamento attivo?

Invecchiamento attivo
Psicologo
Aree di Competenza: Ben-essere, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 392/9292955

Il 2012 è l’anno europeo per l’invecchiamento attivo e per la solidarietà tra le generazioni.

L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce “l’invecchiamento attivo” come la capacità di invecchiare restando in buona salute, godendo di una buona qualità della vita, sfruttando al meglio il proprio potenziale fisico, sociale e mentale lungo tutto il corso della vita, partecipando secondo i propri bisogni, desideri e capacità.

Per iniziare curiosate tra i messaggi promossi per l’anno dell’invecchiamento attivo: non è mai troppo tardi per…

É diffusa l’opinione che l’invecchiamento si accompagni inesorabilmente alla perdita di numerose funzioni, sia fisiche che mentali ma non è esattamente così.

Recentemente, è stato dimostrato che accanto a fenomeni di perdita di cellule e di collegamenti, nel cervello dell’anziano sono conservate capacità riparative e rigenerative; questa caratteristica, nota col termine di “plasticità neuronale”, potremmo paragonarla ad  un dispositivo che interviene a riparare eventuali danni cerebrali.

Proprio tenendo presente il fenomeno della plasticità neuronale sono molto utili alcune tecniche che favoriscono l’invecchiamento attivo. L’allenamento mentale, tra cui il Memory Training è un elemento fondamentale per prevenire l’invecchiamento precoce ed anche la demenza.

 In particolare è importante ricordare tre caratteristiche dell’invecchiamento:

  1. tutti gli anziani sono soggetti in grado di poter mantenere un buon equilibrio psicofisico e relazionale, pur con l’avanzare di alcuni deficit fisiologici tipici dell’età
  2. sfera cognitiva ed affettiva si influenzano reciprocamente potenziandosi o inibendosi in base allo stato psicofisico dell’anziano
  3. l’affettività di un soggetto rimane intatta, seppur  con alterazioni e disfunzioni, fino alla morte anche in situazioni di grave degrado cognitivo.

Motivare all’allenamento mentale, alla consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti riduce lentamente le difese che impediscono all’anziano di mettersi in gioco per paura di fallire, permettendogli di considerare non solo gli aspetti di perdita ma anche i guadagni e le potenzialità legati alla terza età.

In Italia si registrano dei grandi cambiamenti demografici. Tali cambiamenti riguardano sia il quadro attuale che quello futuro:

  • la popolazione degli ultra 65enni (i nonni) supera già adesso di oltre mezzo milione quella con meno di 20 anni (i nipoti), stime accreditate mostrano come tra vent’anni il divario potrebbe superare i 6 milioni;
  • poco prima del 2030, ci sarà anche il sorpasso numerico della popolazione ultraottantenne (i bisnonni) su quella con meno di dieci anni (i pronipoti);
  • verso il 2051 la popolazione con meno di 65 anni dovrebbe diminuire di 6 milioni e mezzo, mentre quella con almeno 65 anni aumenterebbe di poco più di 8 milioni e, al suo interno, gli ultra 90enni sarebbero destinati ad accrescersi di 1,7 milioni di unità.

Un’efficace risposta a questo quadro potrebbe derivare dall’innalzamento della “qualità” degli anni residui, coltivando conoscenze, socialità, relazioni, impegno in ambito produttivo e/o di volontariato, tanto a livello individuale quanto per l’intera società.

É importante mantenere viva l’idea di investimento nel futuro fornendo ad un popolo anagraficamente maturo, gli argomenti e le occasioni per giudicare razionalmente conveniente la scelta di mantenersi attivi. Ciò sarà possibile se, attraverso gli strumenti della politica, della cultura, delle relazioni sociali, gli italiani verranno incentivati a vivere l’invecchiamento non come stagione del disarmo.

Anche se il 2012 sta terminando non è mai troppo tardi per continuare ad investire sull’invecchiamento attivo e sulla solidarietà tra le generazioni.

Gli anziani possono essere una fonte di ricchezza per le nuove generazioni ed un esempio da cui imparare anche per migliorare…talvolta possono essere anche più motivanti e combattivi dei giovani!

Commenti

Una risposta a “Cos’è l’invecchiamento attivo?”
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