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Ansia e Depressione

Cos’è il “Neet” e come affrontarlo

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

NEET (not (engaged) in education, employment or training) indica letteralmente, in italiano, le persone non impegnate nè nello studio, né nel lavoro, né nella formazione (Bynner e Parsons 2002).  Con questo acronimo, dunque, vengono considerati tutti gli individui che non hanno un lavoro e che nello stesso tempo non lo cercano, e le persone che non sono inserite in nessun percorso di formazione né intendono iniziarlo; dunque è messa in risalto, oltre all’assenza di un occupazione o dell’inizio di una formazione, anche l’intenzionalità e la volontà di restare “sospesi” all’interno della società.

L’Italia vanta un poco invidiabile record. Tra le nostra mura, infatti, abbiamo la più alta percentuale di NEET in Europa (ci contende il primato la Grecia). Secondo i dati Eurostat la percentuale di giovani in Italia che non lavora e non si forma è di circa il 20% della popolazione, più di due milioni di persone. La fascia di età che viene considerata in queste statistiche è quella che va dai 15 ai 29 anni, anche se si potrebbe ampliare fino ai 35 se si vive ancora a casa con i genitori.

Quali sono le cause del fenomeno “Neet”?

Il passaggio all’età adulta è caratterizzato da diverse tappe il quale raggiungimento oltre a identificare un individuo come adulto agli occhi della società, aiuta la persona ad avere un autoconsapevolezza della sua nuova identità.

Queste fasi in genere sono:

  • andare via dalla casa dei propri genitori;
  • atonomia economica;
  • lavoro;
  • completamento del percorso formativo;
  • creazione di un nuovo nucleo familiare e conseguente presa di responsabilità nei confronti di eventuali figli.

Per parlare di – ingresso nell’età adulta – non è necessario aver passato tutte queste fasi, conta molto ovviamente la personalità e l’unicità dell’individuo. Sono, tuttavia, degli aspetti che molto risentono della strada che la nostra società sta percorrendo. Purtroppo, data la crisi del nostro periodo è facile che in persone particolarmente fragili, o che non hanno ancora scoperto e rafforzato le proprie risorse, si instauri un circolo vizioso di questo tipo: la crisi lavorativa porta a difficoltà economiche che si ripercuotono sull’autonomia e il distacco dai genitori; questo potrebbe portare a scarsa autostima e fiducia nelle proprie capacità, minando la formazione di un’identità solida e sicura; il tutto influenza la capacità e la volontà di creare un nuovo nucleo familiare.

Ci si trova dunque ad affrontare una società che richiede molto a livello “performativo” (bisogna essere specializzati, esperti, attivi, decisi) offrendo spesso in cambio ben poco. Il rischio è che l’individuo, davanti a queste incertezze, in una sorta di autocura, scelga il “non fare nulla”, il “non progettare”, il “vivere alla giornata” per sedare le ansie e la paure rispetto al proprio futuro.

Cosa fare per affrontare la situazione del Neet?

ATTENZIONE! La prima cosa da specificare è che rientrare in questa categoria non vuol dire assolutamente né avere per forza dei problemi né avere dei disturbi. Ricordiamo che la società è in continua evoluzione e con essa le condizioni di vita, i linguaggi e gli aspetti che ci contraddistinguono. Ad esempio un ragazzo di 25/26 anni che non ha finito gli studi, non lavora e vive a carico dei genitori molti anni fa sarebbe stato visto in un certo modo, ora rientra nella media.

Il vero problema è il rischio che questo tipo di condizione si sedimenti e venga protratta troppo a lungo, generando ulteriore sfiducia, bassa autostima e incertezza nei propri mezzi.

Quello che si può fare è stare attenti a se stessi, ascoltarsi. Come? Può essere utile trovare  tempo per se stessi e porsi alcune semplici domande come:

  • Sono contento di quello che faccio? Perché?
  • Ho delle novità che vorrei portare avanti?
  • Ho dei nuovi desideri che vorrei provare a realizzare?
  • Ci sono dei problemi che mi porto dietro da molto tempo? Posso affrontarli in modo diverso?
  • Posso cambiare, anche in piccola parte, le cose che non mi piacciono in questo momento?

Può essere utile anche farlo per iscritto, confrontando poi, nei diversi momenti, le risposte.

Questo esercizio può aiutare a fare un check sulla propria vita, a tenersi sotto osservazione per percepire i piccoli cambiamenti o le cose che non vanno, inoltre ci aiuta ad aumentare, anche se di poco, la consapevolezza rispetto noi stessi. Ricordiamoci che acquisire consapevolezza rispetto a noi stessi è il primo passo per ogni piccolo cambiamento.

“Sii come la fonte che trabocca e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua” – Paulo Coelho

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