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Identità di genere

#ComeTE

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere
Cell.: 340.0575571

Il 17 maggio 2017, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Lesbiofobia, la Bifobia e la Transfobia, il Centro Indivenire ha lanciato l’hashtag #ComeTE, invitando a pubblicare, sui social, foto in cui ci si tiene per mano.

Perché abbiamo scelto questa immagine?

Le mani sono un prezioso mezzo di comunicazione per l’uomo: è tramite esse che possiamo conoscere il mondo. Attraverso il tatto, infatti, permettiamo a ciò che ci circonda di entrare nel nostro cervello per essere elaborato. Storicamente, ma anche oggi, le mani sono lo strumento tramite il quale aggrediamo o ci difendiamo dall’altro e dalle possibili minacce. Rappresentano poi un potente mezzo evolutivo: quante cose manipoliamo quotidianamente grazie alle dita?

Sono proprio le mani poi a permetterci di entrare in relazione con l’altro e identificano spesso il tipo di relazione che stiamo strutturando con chi incontriamo nella nostra vita. Pensiamo ai bambini, una delle prime cose che noi adulti cerchiamo di insegnar loro è a fare ‘CIAO’ con le manine. Già, il linguaggio del corpo è spesso più immediato e meno mediato di quello verbale che tanto ci è caro, ma che è anche culturalmente più connotato.

Il prendersi per mano simbolicamente rimanda al tema della fiducia perché rappresenta la possibilità di stare al passo con l’altro, di farsi guidare o, perché no, trascinare in alcune occasioni, ma anche di decidere noi l’andatura. Il tenersi per mano apre uno spiraglio su ciò che l’altro prova e, tramite lo stringersi, da uno all’altro passa il coraggio… di continuare a camminare a testa alta.

Ancora oggi, in molti non se la sentono di potersi prendere per mano mentre camminano per strada, sono al cinema o al ristorante, ma di esempi se vi fermate a pensare ce ne sarebbero tantissimi. Come mai? Perché le mani dell’altro possono diventare qualcosa di pericoloso, forse più dello sguardo o delle parole. E no, non si tratta di essere in pace con se stessi, di aver accettato di avere una sessualità diversa da quella che ci hanno fatto credere essere quella giusta. Spesso, è proprio auto-preservazione, nel senso più fisico del termine.

Tenersi per mano rappresenta l’essere visibili o, meglio, essere riconoscibili, etichettati, classificati e riconosciuti. A chi non è capitato di dire: Guarda che carina quella coppia… Ma quando questo diventa simbolo di stigma, allora no, preferisci lasciare quelle mani, scegliere di essere anonimo, in un gruppo di persone che ama chi percepisce simile e stigmatizza il dissimile. Quali sono i vantaggi di rimodulare il proprio sé pubblico? Forse, il gestire quella crescente quota di ansia che si prova nella pancia e avere una maggiore percezione di controllo su ciò che ci circonda.

Gli psicologi sociali dicono che per ridurre il pregiudizio servano esempi vicini ed emotivamente attivanti, anche se per ridurre la dissonanza cognitiva questo può portare a sottoclassificare l’evento, non riducendo lo stereotipo. Eppure, in alcune famiglie non è nemmeno così. Anzi, l’amore genitoriale viene sostituito dal giudizio e dal senso di colpa.

Quando tutto deve rimanere nascosto, non puoi prendere per mano nessuno. E quando non lo puoi MAI fare, si sperimenta un profondo stato di solitudine. Quella negativa, quella che non ti fa sentire intero e completo così come sei, quella di chi è abbandonato perché sbagliato. Dove non c’è contatto e dove le mani sono lontane da te, là finisci con entrare meno in contatto anche con una parte di te stesso.

Cosa spinge allora a prendersi per mano e rendersi visibili? La voglia di essere se stessi, l’accettazione di sé e la volontà di stare in relazione. Ma, per farlo, oltre che un buon lavoro su se stessi, ci vuole coraggio? Probabilmente sì, perché essendo ‘animali sociali’, come diceva Aristotele, nella nostra mente c’è sempre un ipotetico altro: il suo sguardo, la sua voce, le mani alzate o i pugni chiusi.

Lo scorso anno avevamo lanciato l’hashtag e la campagna: Sono Giusto Così. No alle Riparative. Quest’anno vogliamo rimarcare l’essere tutti uguali e combattere gli stereotipi legati alla sessualità rendendoci visibili ed entrando in relazione con l’altro. Vogliamo che quest’anno sia l’inizio del potersi prendere per mano, senza paura, alla luce del sole perché tutti meritiamo di poter essere ciò che siamo e di essere presi per mano.

 #ComeTE significa che non stiamo parlando di una patologia, ma di persone che meritano rispetto e, proprio come te, vivono la propria sessualità, nel senso più letterale del termine, nella loro sfera privata: hanno diritto di essere esattamente come sono e meritano di essere rispettate e di poter condividere ciò che sono con coloro che le reputano speciali. Sì, perché quando scegliamo di entrare in relazione con qualcuno è perché lo riteniamo speciale e meritevole della nostra attenzione e del nostro amore e qui la sessualità non c’entra proprio nulla.

Continua a pubblicare sui tuoi canali social una foto in cui tieni per mano qualcuno a cui tieni e usa l’hashtag #ComeTE, accanto a #loveislove #StopOmofobia e permettiamoci di essere visibili contrastando il pregiudizio: sappiamo che non basta una sola giornata per combattere lo stigma e la discriminazione. Se ci teniamo per mano, ci rispettiamo, questo è il nostro messaggio. Se ci teniamo per mano, ci stiamo rispettando e accettando. SEMPRE, GIUSTI COSÍ!

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