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Come premiare la promozione a scuola

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

È tempo di vacanze per molti bambini che hanno appena terminato la scuola, districandosi per mesi fra prove, compiti e interrogazioni spesso non privi di ansie e tensioni in particolare nelle ultime settimane.

La  chiusura dell’anno scolastico infatti porta con sé tutto un investimento legato soprattutto al giudizio finale in termiti di promozione, voti e condotta che raccontano l’intero rendimento e questo aspetto essendo qualcosa di cui gioire o rattristarsi, contiene in sé un’altra aspettativa, la possibilità o meno di ricevere un “regalo per la promozione”.

La promozione può acquisire un significato molto importante per un bambino, in quanto, essendo la scuola la palestra in cui egli inizia a confrontarsi con sé stesso e con gli altri gli rimanda quelle capacità e  peculiarità in cui egli si riconosce come meritevole o meno, soprattutto se fa particolare fatica nello studio o ci si aspetta comunque sempre il massimo da lui.

In questo scenario il regalo collegato alla riuscita o meno di questo compito, spesso di valore più o meno grande a seconda della media dei voti, comunica dei messaggi precisi che non sempre sono funzionali e sani.

Il bambino potrebbe infatti percepire che:

  • è meritevole di qualcosa solo perché ha fatto bene il suo dovere
  • se sarà bravo e farà il suo dovere avrà sempre una ricompensa
  • se il voto è alto si è orgogliosi di lui e si possono soddisfare le sue richieste

Il problema non è tanto l’idea in sè di un regalo per la promozione, quanto il fatto che questo gesto rischia di diventarlo se non adeguatamente gestito.

Insegnare che dopo l’impegno e il dovere c’è il piacere è una cosa buona e anche vera ma quanto si può parlare di piacere in queste ricompense?

Oggi sono aumentati molto i momenti per fare festa e il culto dell’oggetto domina la storia contemporanea al punto che ogni occasione è buona per chiedere e comprare qualcosa.

Le feste di compleanno prevedono un momento preciso in cui spacchettare il regalo, dall’alto di un trono, mostrando soddisfatti tutti gli oggetti accumulati durante la festa, magari mettendosi in posa di fronte a una valanga di telefonini pronti a immortalare il così detto “momento regalo” e questo anche e soprattutto alle feste dei piccoli.

I bambini sono talmente abituati a ricevere che più che apprezzare ciò che scartano sono già concentrati sul prossimo oggetto e questo li porterà a chiedere sempre di più perdendo il senso profondo del dono.

Come possiamo allora affrontare questo difficile compito del regalo/ricompensa cercando di trasmettere valori invece di toglierne?

Intanto cominciamo a parlare di dono incondizionato e a distinguerlo dal regalo condizionato dalla promozione, dal voto o da qualsiasi comportamento in linea con le nostre aspettative.

Il dono non ha a che fare infatti né con l’evento né con l’oggetto in sé, ma svolge un compito molto più profondo ed educativo legato a:

  •  relazione
  •  condivisione
  •  amore
  • scambio

Questo significa intanto che non necessariamente c’è bisogno di aspettare un evento per utilizzarlo, come a dire:” è stato promosso che faccio non lo premio con un regalo?”, ma magari si può iniziare in modo incondizionato e inaspettato a scegliere un momento “X” durante l’anno e donare un pensiero dicendo:

“ero in questo posto oggi e ti ho pensato”.

Questo atteggiamento purtroppo ci viene più difficile e meno spontaneo in quanto i retaggi culturali e le abitudini ci incastrano spesso in circoli viziosi scontati ma molto pericolosi per noi adulti e ancora di più per i più piccoli che nascono in una società sempre più consumistica.

Detto ciò, di fronte a una buona pagella, lo scolaro meritevole va certamente elogiato e i suoi buoni voti devono diventare un motivo di orgoglio per lui, ma per l’occasione si può per esempio decidere di:

  • uscire tutti insieme a mangiare per festeggiare
  • concedersi un gelato e una pizza nel posto preferito
  • vedere tutti insieme un film fino a tardi
  • fare un weekend fuori porta.

In linea generale basta seguire i desideri che conosciamo dei nostri bambini, che non sono sempre legati ad oggetti, perché i piccoli sanno emozionarsi con poco, molto più di quello che pensiamo, ce lo insegnano da sempre.

Ci si può dunque concentrare su un’esperienza da condividere tutti insieme, e trovare  un modo differente di trascorrere il tempo libero.
Certo questo significa che dobbiamo conoscere i nostri figli per imparare a capire cosa li rende felici davvero, perché certo la promozione merita un dono che renda felici.
Se poi ci piace l’idea anche di comprare un pensiero, l’importante e che rappresenti qualcosa per lui, che sia dunque pensato e dia più valore all’ “essere” che all’ “avere”, come ad esempio comprare un aquilone e provare insieme a farlo volare.

Educare i bambini a questo significa fargli sentire prima di tutto che li amiamo e accettiamo per ciò che sono in modo incondizionato al di là dei voti e della media, trasmettendo loro che il piacere che davvero li ripaga dei loro sacrifici ha a che fare con le emozioni più che con gli oggetti.

“La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha”.
(Oscar Wilde)

 

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