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Come gestire i capricci?

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

Educare un bambino è una cosa complessa, questo oggi lo sappiamo molto più che un tempo. La ricerca e la scienza ormai ci dicono che i bambini sono:

  • dotati di un temperamento già alla nascita
  • non sono così  passivi verso l’ambiente
  • s0no in estrema simbiosi con la madre come pensavamo fino a qualche tempo fa.

Oggi affermiamo che i bambini sono attivi e in grado di relazionarsi e funzionare in un determinato modo già dalle primissime fasi di vita.

A questa specificità va aggiunto il grande cambiamento sociale che viviamo storicamente oggi che si poggia però su una tradizione differente creando un grande divario tra le cose che fino a ieri funzionavano nell’educazione e che oggi invece non funzionano più. I genitori di oggi quindi si scontrano con la grande difficoltà di non avere a portata di mano lo “strumento magico” che utilizzano tutti e che funziona al 90% come poteva essere un tempo, cioè  la severità, perché i bambini di oggi sono cambiati e se non utilizziamo uno sguardo e un ascolto più attento si incorre nel fallimento educativo.

Capriccio significa: idea stravagante, fenomeno strano, inatteso e incomprensibile. 

Per questo lo si utilizza nel linguaggio comune, perché si è convinti che molte manifestazioni dei bambini non abbiamo senso né motivo di esistere.  Qualcuno oggi asserisce che i capricci non esistano, e che in realtà quelli che noi adulti chiamiamo così non sono altro che l’espressione di tensioni, malesseri e bisogni che desiderano solo essere visti e ascoltati. I bambini di solito esprimono questi bisogni in vari modi:

  • piangendo in modo esagerato fino a buttarsi anche a terra
  • usando scatti di rabbia forti
  • attirando l’attenzione su di sé come possono.

L’adulto è spesso in difficoltà di fronte a queste manifestazioni perchè non riesce a gestirle e si innesca un circuito molto pericoloso in cui più si sa che i metodi che venivano usati un tempo non funzionano, più si è portati a reiterarli, magari anche con successo a volte perché certamente se il bimbo è impaurito per esempio sicuramente obbedisce, ma solo per questo motivo però.

Un metodo molto utilizzato è la distrazione.

Spesso si tende a distrarre il bambino quando è in quello stato e magari funziona anche. Ma cos’è però che  funziona?  Lui e l’accoglimento del suo bisogno oppure il fatto che smetta di mostrare quella reazione così da non rendere più visibile all’adulto il problema?

In verità quando i bambini si comportano in questo modo vanno compresi e accolti non vanno distratti in quanto la distrazione seppure li fa smettere reprime il sentimento e l’emozione che c’è dietro. Un atteggiamento accogliente e di aiuto inoltre prepara fin da subito un terreno per quando si troveranno da grandi di fronte ad un problema perché cercheranno di affrontarlo anziché distrarsi da esso magari con cibo, film o sigarette.

Come possiamo fare allora a rispettare la natura del bambino riuscendo allo stesso tempo ad educarlo nel modo giusto e con le giuste regole, senza bisogno di distrarlo o reprimerlo?

Bisogna senza dubbio intraprendere una strada un po’ più faticosa attraverso precisi punti che però potrebbe diventare una chiave di risoluzione preziosa:

  1. accogliere il comportamento con la vicinanza senza giudizio
  2. interrogarsi su loro ma anche su noi stessi perché loro assorbono il nostro sentire
  3. osservarli attentamente
  4. comprendere il bisogno vero che sta dietro quel “capriccio”

Identificare allora il capriccio come tale, ossia come una cosa che non ha senso, è il primo grande errore che non ci permette di risolverlo.

E’ chiaro che c’è molta differenza quando il comportamento del bambino viene preso in considerazione come bisogno, come qualcosa che ha senso anziché il contrario, perché ci mobilita proprio in modo diverso e anche se ci portiamo il nostro bagaglio viene sicuramente più spontaneo mettersi in ascolto amorevole di un bisogno che di un atteggiamento senza senso.

Ciò che deve guidarci è sapere che i bambini esprimono le emozioni e i sentimenti in un modo diverso da quello che noi vorremmo, questo significa che se non ci mettiamo un po’ a studiare il loro linguaggio non riusciremo mai a comprenderli davvero.

Comprenderli è il punto centrale per risolvere empasse e conflitti con loro.

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