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Cancelli aperti alla speranza

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bernardetta-morgante-psicologo-l-aquila Bernardetta Morgante Magliano dei Marsi (AQ)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 328-2763519

Brilla nelle cronache di questi giorni la bella notizia proveniente dalla Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova: panettoni e biscotti realizzati nel laboratorio artigianale dell’istituto hanno fatto parlare di sé, e rappresentano un’eccellenza e un esempio delle potenzialità di un percorso riuscito.

Siamo abituati ad avere ben altro tipo di notizie provenienti dal contesto del carcere: sovraffollamento, droga, violenza, suicidio, intolleranza…

Effettivamente questi fenomeni esistono e rappresentano una ferita aperta nella nostra società; se, come diceva Voltaire, “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”, forse siamo fin troppo lontani dal poterci dichiarare un Paese civile.

A cosa serve il carcere?

Questa domanda può sembrare inutile e pleonastica, ma forse è proprio a partire dalla risposta che ci diamo che possiamo capire come le cose possono cambiare.

Se il carcere è inteso come una sorta di “discarica sociale”, un posto in cui rinchiudere ed isolare coloro che non rispettano le regole della società per un tempo più lungo possibile, allora le cose possono anche andar bene così.

Ma se invece lo intendiamo come un momento di passaggio, come una possibilità per chi ha sbagliato di comprendere e di cercare strade alternative per poi tornare nel suo tessuto sociale, forse molte cose devono ancora cambiare…

Anche la nostra Costituzione, al terzo comma dell’art. 27 recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Le misure alternative alla detenzione

In questa direzione vanno per esempio le misure alternative al carcere, disciplinate dalla Legge 354/75, integrata poi dalla “Legge Gozzini” nell’ ’86. Le buone intenzioni dei legislatori purtroppo non hanno portato sempre, nella realtà dei fatti, i risultati sperati. Inoltre la popolazione carceraria, così come quella italiana in generale, sono molto cambiate: ci troviamo di fronte per lo più ad extracomunitari, che non hanno spesso un riferimento sociale in cui essere reinseriti e che vivono spesso ai limiti della povertà e dell’emarginazione. Questo richiede sforzi, risorse e impegni diversi.

Le misure principali previste dalla legge sono:

  • Affidamento in prova al servizio sociale
  • Affidamento in prova al servizio sociale per tossico-alcooldipendenti
  • Affidamento in prova al servizio sociale per condannati militari
  • Affidamento in prova al servizio sociale per soggetti affetti da Aids conclamata o da grave deficienza immunitaria o da altra malattia grave
  • Semilibertà
  • Detenzione domiciliare

Queste possibilità offerte ai detenuti intendono promuovere dei comportamenti positivi che inneschino dei circuiti virtuosi.


Dai lavori forzati al lavoro che educa

Fino all’entrata in vigore della Costituzione del 1948, il lavoro all’interno del carcere era parte integrante della pena stessa, con funzioni meramente punitive, così come previsto dal Regio Decreto del 18/06/1931 n. 787.

Il già citato art. 27 della Costituzione ha cambiato questa accezione, intendendo il lavoro come strumento rieducativo e non punitivo. Anche l’ordinamento penitenziario attuale è in accordo con questo principio, garantendo anche le misure assicurative, preventive e salariali, disciplinate anche dalla legge 193/2000 (Legge Smuraglia)

Il lavoro può essere esterno o interno all’istituto penitenziario, a seconda delle situazioni e della pena, preceduto e accompagnato spesso da adeguati percorsi formativi.

In questo contesto hanno notevole importanza gli educatori e gli psicologi interni all’istituzione, che definiscono un percorso personalizzato per ogni detenuto, accompagnandolo nella sua realizzazione.

Il lavoro inoltre consente di poter avere una scansione e una gestione positiva del tempo, e spesso è l’occasione per apprendere o rafforzare abilità che possono essere e sfruttate anche una volta fuori, modelli diversi e a volte nuovi per stare bene rispettando i confini e le regole del vivere insieme .

L’individualizzazione dell’ascolto e del percorso, la riflessione sulle proprie capacità e competenze, sono strumenti utili a trovare delle strade alternative a quelle percorse, che possono offrire una possibilità di riscatto.

La nota negativa è che questi operatori sono molto pochi e in numero assolutamente esiguo rispetto alla popolazione carceraria, rendendo estremamente difficile sia la definizione dei percorsi che la possibilità di seguirli in modo individualizzato.


L’esempio di Padova

Sebbene ci siano anche qui i problemi comuni alla maggior parte degli istituti di pena italiani, possiamo in questo contesto sottolineare che a Padova ci sono stati dei tentativi molto ben riusciti di inserimento lavorativo, con particolare riferimento al lavoro all’interno del carcere. Il coordinamento delle attività è affidato ad una cooperativa esterna.

Il fiore all’occhiello è rappresentato dal “panettone alla birra Trabachèra”, insignito di importanti premi ed offerto anche in occasione del G8 dell’Aquila.

Altre attività in questo settore attivate sono ad esempio:

  • il servizio ristorazione, che si occupa della preparazione dei pasti per tutti i detenuti
  • il laboratorio per la produzione di manichini in cartapesta;
  • un call center;
  • una cartotecnica, con la realizzazione di oggetti artigianali;
  • un corso di operatore cimiteriale;
  • un corso di giardinaggio.

E’ importante inoltre che il numero delle recidive e dei rientri in carcere diminuisce di circa l’80% quando i detenuti vengono inseriti in uno dei progetti lavorativi.

Questa formula sembra essere quindi abbastanza vincente; l’auspicio è che non rimanga un caso isolato, un’eccellenza, ma che diventi un esempio da seguire e migliorare, per arrivare a recuperare il vero senso del carcere, quello di una parentesi tra “sbagliare” e “ricominciare”…

FONTI

  • Christian G. De Vito: “Camosci e girachiavi – Storia del carcere in Italia” (ed. Laterza, 2009)
  • Comune di Roma – Assessorato alle Politiche per le Periferie, per lo Sviluppo Locale, per il Lavoro: Lavoro in carcere, norme e informazioni utili per i detenuti delle carceri romane
  • Panettone alla birra nella pasticceria del carcere Due Palazzi di Padova (Giovedì 26 Novembre 2009) www.padova24ore.it
  • www.coopgiotto.org
  • www.ristretti.it

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