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Genitori e Figli

Bambini a tavola… che succede?

Bambini a tavola come gestirli?
La psicologa Alisa Polacci psicologa riceve i suoi clienti a Lucca. Alisa Polacci MASSA (MS)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3355475346

Il momento del pasto non è solo un’abitudine alimentare ma rappresenta a tutti gli effetti un’ occasione di ritrovo sociale. Spesso il momento del pasto diventa critico, difficile da gestire,  luogo di tensioni familiari in quanto è proprio intorno alla tavola che si condividono:

  • umori
  • ansie
  • gioie
  • preoccupazioni di tutti i giorni.

Molti genitori sono in difficoltà nel gestire i propri figli durante il pranzo o la cena anche se le difficoltà riscontrate sono di varie tipologie: bambini con poco o eccessivo appetito, fratelli che non perdono tempo per litigare o picchiarsi, alcuni fanno i capricci, altri “accettano” di mangiare solo a determinate condizioni (per esempio di fronte alla televisione, o sul divano, ecc).

Queste e altre situazioni sono frustranti e rendono vulnerabili e suscettibili i genitori che, solitamente, reagiscono in due modi:

  • accondiscendono ai vizi dei figli pur di non sentirli piangere (del resto dopo una giornata di lavoro e preoccupazioni tutti abbiamo bisogno di tranquillità)
  • assumono un ruolo autoritario e punitivo. 

Entrambi i casi, essendo estremi e impulsivi, rischiano di rinforzare i comportamenti non desiderati dei figli. La difficoltà è proprio trovare un equilibrio nella gestione educativa.

Come possono i genitori gestire al meglio il momento del pasto?

Il primo passo per modificare atteggiamenti scorretti a tavola è osservare attentamente le dinamiche abituali e i “rituali” che ogni componente della famiglia compie nel momento dei pasti. Questo permette di imparare a prevedere gli stimoli o le situazioni che provocano i capricci o i comportamenti inadeguati dei bambini offrendo la possibilità di intervenire preventivamente.

Teniamo presente che ogni reazione dei bambini (non solo a tavola) esprime un desiderio o un disagio pertanto:

abbuffarsi, piangere, litigare col fratello/sorella, volersi alzare continuamente dalla sedia, giocare col cibo, rispondere male a mamma e papà, accusare nausea o dolori fisici, provocare i genitori con atteggiamenti oppositivi o scoppi di rabbia possono rappresentare una richiesta di aiuto o attenzione.

Ma come si può intervenire per ristabilire l’armonia a tavola?

Il compito dei genitori è quello di accordarsi su regole di comportamento che ogni componente deve rispettare. L’accordo e la coerenza tra i genitori sono i cardini di un’ educazione efficace. Le “regole di famiglia” vanno stabilite insieme ai figli e devono essere definite con esempi concreti e visibili (scritte su un cartellone, ad esempio, da attaccare al muro). Insieme ad esse occorrerà prevedere una serie di punizioni adeguate ed eventuali eccezioni.

Decidere un sistema di regole insieme ai bambini non solo fortifica il senso di appartenenza al gruppo familiare, ma responsabilizza i figli che diverranno autonomi e autocontrollanti.

È preferibile ridurre l’uso delle punizioni, limitandole ai casi considerati gravi (picchiare, offendere, rompere appositamente oggetti, ecc). Per modificare un comportamento è più efficace l’utilizzo del rinforzo positivo: carezze, complimenti, sorrisi, giocattoli, e tutto ciò che provoca piacere al bambino nel momento in cui viene rispettata una regola. Tali “premi” contribuiscono a rinforzare il comportamento desiderato perché il bambino tenderà a riproporlo al fine di ricevere attenzione.

Attenzione:

qualora si decida di applicare una punizione è importante che essa venga applicata nei modi e nei tempi concordati precedentemente, senza cedere a lamentele o capricci che potrebbero diventare una modalità appresa per ottenere qualsiasi cosa.

Spesso alla base delle difficoltà in famiglia c’è una scarsa o assente comunicazione emotiva, ovvero la comunicazione inerente le emozioni. Sono proprio i genitori a funzionare da modello di riferimento per il riconoscimento e l’espressione dei sentimenti. Parlare ai bambini serenamente degli affetti, delle emozioni, dei sentimenti e degli stati d’animo (anche di quelli negativi) favorisce l’utilizzo di un canale alternativo a quello comportamentale.

Modificare comportamenti ritenuti inadeguati non è un percorso semplice e nemmeno breve ed è normale provare a tratti un senso di frustrazione o di fallimento. Del resto il mestiere del genitore non lo insegna nessuno… per questo è il più difficile!

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