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Attuare sempre gli stessi schemi

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

A tutti è capitato di provare almeno una volta quella strana e fastidiosa sensazione, che ci assale all’improvviso, di commettere lo stesso errore. Specialmente in ambito relazionale. Quante volte ci siamo ritrovati all’inizio di una nuova storia felici di aver scelto un partner con caratteristiche differenti dal precedente, pensando finalmente di poter avere una relazione appagante perché siamo riusciti a scegliere diversamente? Quanto volte, invece, ci siamo ritrovati nelle stesse situazioni, con gli stessi problemi e le stesse inevitabili conclusioni?

Ecco, tendenzialmente, quando questo avviene, vuol dire che forse siamo noi a reiterare e riproporre gli stessi schemi di comportamento sui quali dovremmo farci qualche domanda.

Cosa vuol dire e perché?

Quando entriamo in contatto con un’altra persona portiamo con noi un bagaglio composto dai nostri bisogni, desideri e aspettative. A questi si aggiungono pensieri e comportamenti che, salvo casi di forte insicurezza, tendiamo a ritenere più giusti rispetto a quelli degli altri. Ovviamente la cosa è reciproca, cioè incontreremo persone con lo stesso bagaglio ma con contenuti differenti.

Alcuni di questi bisogni, desideri e comportamenti sono visibili alla nostra coscienza e di conseguenza ne siamo consapevoli, altri, invece, funzionano diversamente. Alcuni degli elementi elencati in precedenza, infatti, agiscono a livello più inconscio, nelle zone d’ombra della nostra consapevolezza, sfuggendo dunque alla nostra attenzione ma influenzando ugualmente la relazione che stiamo costruendo. In poche parole, quando iniziamo una relazione con una persona, è come se entrambi aprissimo un vaso di Pandora caratterizzato in parte da elementi a noi noti e in parte da cose che ci appartengono ma delle quali non siamo pienamente a conoscenza.

Questo avviene perché nell’incontro con l’altro noi non ci comportiamo soltanto per come stiamo in quel preciso momento, il nostro atteggiamento è la conseguenza di tutte le nostre esperienze, del nostro passato, di tutte le altre relazioni che abbiamo avuto. La nostra personalità e il nostro modo di pensare derivano da come siamo abituati a costruire l’esperienza, dalla nostra infanzia, dal rapporto con i nostri genitori, dai contesti con cui ci siamo relazionati, dalle persone che abbiamo incontrato e da come abbiamo imparato determinate lezioni. Davanti a tutta questa trama, che nella realtà è ancora più complessa, non ci sorprendiamo troppo se qualche nostro bisogno o desiderio dovesse sfuggire alla nostra attenzione, è normale. Il problema è che tutti questi elementi inconsapevoli, accumulandosi, possono generare in noi dei veri e propri schemi comportamentali che ci ritroveremo ad applicare, nostro malgrado, ad ogni situazione relazionale a prescindere da chi abbiamo davanti, precludendoci, dunque, la possibilità di farci realmente conoscere e di conoscere realmente l’altro.

Quali sono le conseguenze?

La conseguenza diretta è quella di restare fermi, impedendo a  noi stessi di crescere e migliorarci. Reiterare gli stessi schemi comportamentali può portare a una sorta di empasse nel quale si affrontano sempre i soliti problemi e nulla sembra cambiare, oltre ad influenzare notevolmente il comportamento dell’altro. Per fare un esempio, pensiamo a una persona abituata a essere sempre diffidente. A lungo andare genererà diffidenza anche nel partner che, prima o poi, attuerà un comportamento che non farà altro che confermare la diffidenza iniziale, il classico “Ah, lo sapevo che eri così”. Una tipica reazione di chi attua sempre gli stessi schemi infatti è quella di dare sempre la colpa all’esterno, cercando una giustificazione ai propri comportamenti. La conseguenza di questo può essere quella di cambiare spesso amicizie quando non vanno o partner relazionali ogni qual volta non si riescano a risolvere determinati problemi.

Questa, lo ammetto, può essere una soluzione seducente in quanto ci deresponsabilizza e, provvisoriamente, può anche illuderci che stiamo risolvendo il problema. Cosa stiamo rischiando, però, realmente? La fossilizzazione su noi stessi. Più che rischiare di perderci, rischiamo di non trovarci mai veramente. Rischiamo di diventare superficiali con noi stessi, di liquidare tutto con un “sono fatto così”, di giustificarci dicendoci che non è importante, che magari è meglio così. Può anche funzionare per un po’, ma dietro l’angolo c’è il pericolo di trascorrere il nostro tempo in frustrazioni taciute, a pensare a cosa ci manca e a cosa non ci fa stare bene, piuttosto che viverci pienamente quello che siamo e quello che potremmo avere.

Che fare?

Non ci allarmiamo, una buona notizia c’è. Se ci rendiamo conto di commettere sempre gli stessi errori, di ricercare gli stessi sbagli, di affrontare le stesse problematiche e mettere in atto gli stessi comportamenti, basta pensare a una cosa: chi è il minimo comune denominatore di tutto questo? La risposta è molto semplice: noi stessi.

Questa è una buona notizia perché se è vero che non possiamo cambiare i comportamenti degli altri, è vero che su di noi possiamo lavorarci.

La prima cosa che possiamo fare, quando ci ritroviamo in queste situazioni, è quella di fermarci, prenderci del tempo e spostare il focus su di noi, evitando di cadere nella tentazione di dare la colpa all’altra persona. Potremmo porci domande del tipo: che bisogno ho in questo momento? Perché sto reagendo in questo modo? Cosa mi serve realmente? Vien da sé che a questo domande dovremmo rispondere nel modo più sincero possibile, anche a costo di risultare impopolari con noi stessi. Proviamo a non spaventarci.

Un altro esercizio utile può essere quello di trovare analogie con le nostre passate esperienze: quando mi sono ritrovato già in questa situazione? Come ho reagito? C’erano delle differenze? I bisogni erano diversi? Questo modo di pensare ci abitua a essere un più attenti ai nostri comportamenti, oltre a creare delle vere e proprie mappe della nostra vita  dalle quali attingere informazioni utili. Una volta capito perché in alcune situazioni ci comportiamo sempre nello stesso modo potremmo provare a modificare, anche leggermente e con calma, le nostre reazioni.

Cambiare i propri schemi comportamentali, soprattutto se abituati da anni ad attuarli, non è semplice, può essere doloroso e spesso avremo bisogno di uno psicologo che ci dia una mano a farlo, è però, a mio avviso, un percorso da affrontare per provare a raggiungere un benessere e una consapevolezza che ci permettano di vivere pienamente e con serenità il mondo e le persone che ci circondano.

Noi meritiamo di stare bene.

Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore” – Bertolt Brecht -

 

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