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Aspettiamo un bambino!

aspettiamo un bambino!
Roberta Michelotto Roberta Michelotto Villatora di Saonara (PD)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347 1243081

Condividere le emozioni della gravidanza con il proprio/a compagno/a, aiuta la coppia a diventare dei genitori più sereni

L’articolo offre qualche spunto di riflessione sull’importanza di una buona comunicazione all’interno di una coppia durante il periodo di gravidanza. Inoltre sottolinea che la qualità del rapporto di coppia precedente il concepimento, sarà fondamentale per i successivi rapporti familiari.

Il desiderio di avere un figlio come simbolo dell’amore tra un uomo e una donna, rappresenta per la coppia il terreno comune su cui maternità e paternità si fondono nel concetto unico di genitorialità.

Parlare di genitorialità oggi, significa soprattutto prendere in considerazione le differenze che esistono tra un uomo e una donna e viverle come una fonte di arricchimento in continua evoluzione.

La genitorialità accomuna e unisce l’uomo e la donna, in quanto ritrova le sue radici nell’infanzia di entrambi. Infatti sia la bambina che il bambino fantasticano di avere “un bambino nella pancia” proprio per rispondere al loro desiderio di essere uguali ai genitori.

Queste fantasie infantili, non si riferiscono tanto ad avere un bambino reale, quanto a possedere narcisisticamente le capacità generative dei genitori.

Questa capacità immaginativa legata all’infanzia, avrà un’importanza enorme nell’età adulta soprattutto durante il periodo della gravidanza.

Le fantasie e l’immaginazione dei genitori prima e dopo la nascita di un figlio, sono indispensabili per la crescita del bambino. Ma mentre per la donna, fantasticare sul proprio bambino è più facile in quanto lo sente e lo vive dentro di lei, per l’uomo può essere molto più difficile immaginare il bambino soprattutto durante i primi mesi.

La gravidanza non cambia solo la vita personale di un uomo e di una donna, ma rivoluziona la progettualità e l’esistenza della coppia.

Per una donna, rappresenta un momento importante, ricco di cambiamenti sia fisici sia psicologici.

Per l’uomo, è il momento di maggior impatto con la ritmica e misteriosa processualità della natura femminile; dove ciò che la donna “sente”, l’uomo può eventualmente solo constatare. Questa consapevolezza, può farlo sentire completamente inutile e spingerlo verso una sorta di emarginazione, determinando nella coppia una sempre maggiore “distanza emotiva”.

Spesso le emozioni che si susseguono durante i nove mesi di gestazione, vengono vissuti all’interno della coppia in modo separato.

Il rischio per i futuri genitori, è quello di precludersi la possibilità di poter condividere le gioie, le fantasie e i desideri legati al nascituro. Inoltre, aumenta la possibilità di non riuscire a “sentire” i disagi e le difficoltà che può vivere il partner e trovare il modo per poterli ridimensionare e affrontare in maniera serena.

Di conseguenza, può succedere che entrambi i partner possano interpretare i segni di isolamento (di natura fisiologica) dell’altro, come una conferma della propria sensazione di isolamento, allontanandosi ancora di più e amplificando il senso di solitudine e di esclusione.

Per il benessere della coppia, è importante riuscire a costruire un proprio spazio contenitivo, che si crea attraverso la consapevolezza dei cambiamenti e delle piccole crisi che la gravidanza comporta.

Al concetto di “crisi” è bene non attribuire una connotazione negativa, come spesso si è portati a fare, anzi è proprio grazie alla crisi e alla sua presa di coscienza, che si può cambiare e crescere, per arrivare a comprendersi meglio.

Per riuscire a costruire il proprio spazio contenitivo, è indispensabile che la coppia adotti uno  “scambio comunicativo efficace”. I partner, devono cercare di mettersi l’uno nei panni dell’altra (empatia); in questo modo viene attivato l’ascolto delle emozioni che l’altro prova: dal sollievo alla paura, dalla gioia alla rabbia, all’impotenza.

Ormai si può affermare con certezza che se esistono delle difficoltà di comunicazione all’interno di una coppia, con la nascita del figlio, anche dei piccoli problemi potranno trasformarsi in grosse crisi.

La chiusura comunicativa, ostacola l’evoluzione del rapporto di coppia e rende più difficoltoso il successivo rapporto con il neonato.

Durante il periodo di gravidanza, entrambi i partner hanno bisogno di trovare sostegno e comprensione l’uno nell’altra. Questo forte coinvolgimento, se non è ben consolidato all’interno della coppia prima di concepire un bambino, sarà difficile da costruire in un momento nel quale ognuno è impegnato a metabolizzare i propri cambiamenti, dubbi, ansie e nuove esigenze che la nascita di un figlio possono comportare.

Per comprendersi all’interno di una coppia, oltre ad uno scambio comunicativo efficace, è indispensabile che ci sia anche una buona sintonia affettiva tra i partner. Questa sintonia si nutre di parole e gesti, offerte e richieste d’appoggio ma soprattutto di apertura all’altro.

La gestante più disponibile nella ricezione dei bisogni del bambino che cresce dentro di lei, può donare questa “apertura”  anche al suo compagno, permettendogli di partecipare all’attesa e attenuando così il suo senso di esclusione.

Quando il bambino, ancora prevalentemente immaginario, viene collocato dalla madre all’interno del nucleo coniugale di intimità condivisa, dove partecipa dell’amore di entrambi i genitori, viene meno nel futuro padre il senso di essere escluso e trascurato (Veggetti Finzi,1992).

Affinché l’esperienza della gravidanza, possa portare ad un nuovo livello di sviluppo per la coppia, e veicolare la comprensione e l’empatia, sembra necessario che il futuro padre riesca ad entrare nello stato di “preoccupazione paterna primaria”.

Questo stato, parallelo alla “preoccupazione materna primaria” (Winnicott), si definisce come una capacità di profonda sintonizzazione ai bisogni dell’altro; se per la donna i bisogni empaticamente compresi sono quelli del bambino, per l’uomo si tratta di un atteggiamento di attiva devozione e cura dell’unità madre-bambino.

Per l’uomo di oggi, è ancora difficile comprendere e accettare il concetto di preoccupazione paterna primaria, e nonostante il modello tradizionale di padre autoritario e impegnato a risolvere il problemi economici familiari sia affiancato da un modello nuovo di padre che non rinnega i suoi lati femminili, rimane vivo in lui, la netta distinzione dei ruoli e dei compiti  dell’uomo e della donna all’interno della coppia. Questa modalità di pensiero fa si che l’uomo continui a rimanere intrappolato all’interno di uno stato di “ignoranza emotiva” che gli impedisce di “sentire” e contenere appieno i bisogni della propria compagna.

Grazie all’atteggiamento di preoccupazione paterna primaria, i sentimenti di esclusione vengono affrontati nel modo più evoluto e maturo, facendo “da madre alla madre”.

L’uomo in questo caso, va a rappresentare la fonte primaria della sicurezza e del nutrimento emotivi che la gestante e il bambino ricevono durante la gravidanza, perché la futura mamma, frequentemente alterna momenti di appagamento totale, che la portano a rinchiudersi nella propria autonomia affettiva, a momenti in cui ha bisogno della vicinanza del partner e delle sue manifestazioni di affetto, ed è importante che possa vivere questi sentimenti con estrema libertà, sapendo che il suo compagno è in grado di comprenderli e di accettarli.

Il “sentirsi genitori” è un lavoro mentale impegnativo. Se questo processo risulta più difficile per l’uomo che non vive il bambino come parte di sé, l’apertura della sua compagna può aiutarlo molto, con evidenti benefici per lo sviluppo dei legami familiari.

La possibilità che l’uomo riesca a stabilire un primo contatto con il bambino, sentendolo e immaginandolo all’interno del corpo della madre, influisce decisamente sul suo vissuto paterno.

In sintesi sembra che vi sia una stretta relazione tra la qualità del rapporto di coppia nel periodo prenatale e l’evoluzione della relazione dopo la nascita del figlio. Ma è la qualità del rapporto precedente al concepimento di un bambino ad essere in stretta relazione con la qualità dei successivi rapporti (prenatali e neonatali) familiari.

L’arrivo di un figlio, amplifica le infinite potenzialità di sviluppo della coppia, perché diventare genitori significa trasformare la propria vita, arricchendola non solo di responsabilità ma anche di tanta gioia.

Bibliografia:

–         Ambrosini A., Bormida R.: Lo spazio e il tempo del padre Edizioni del Cerro Pisa 1995

–         Badolato G., Talamonti F., Uccello G.: Il vissuto della paternità tra passato e presente Riv. Sessuol., vol. 13, N.3 1989

–         Burgio G.R.: Vivere il neonato con tenerezza Fam. Oggi,N.5 1995

–         Di Cagno L., Gandione M., Lazzarini A., Rissone A.: Vissuti ed emozioni dei padri in attesa Psichiat. Inf. Adol., Vol. 57 1990

–         Miraglia F.: Da progetto nascere a sarò madre Rizzoli Milano 1992

–         Righetti P.L., Sette L.: Non c’è due senza tre Bollati Boringhieri 2000

–         Smorti A.,: La paternità come processo evolutivo. La fase dell’attesa Psicol. Contemp. N.81 1987b

–         Veggetti Finzi S.: Il romanzo della famiglia Mondadori Milano 1992

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